STREET ART
*STRAVAGANTE HOSTEL

by Redazione DATE*HUB

A RAME project

Il 07 Luglio 2018, Verona, ha aperto i battenti un progetto visionario veronese dal grande valore umano.
Desiderato con passione dalla Cooperativa Sociale L’Officina dell’AIAS ONLUS è nato Stravagante Hostel, un luogo di ospitalità unico per la città, con un grande plus valore: permettere ai giovani con disabilità di gestire una struttura turistica in una delle città più visitate in tutta Italia. Lo stabile di 800 mq è stato acquisito e ristrutturato con lo scopo di creare collaborazione e solidarietà, rendere migliore la vita delle persone con disabilità e delle loro famiglie e sottolineare quanto sia importante far cadere le barriere del pregiudizio, dando la possibilità a ciascuno di essere di ausilio all’altro.

I ragazzi, guidati si occuperanno della pulizia delle camere, dell’accoglienza di giovani in viaggio e dell’annessa Osteria, un piccolo ristorante per pasti frugali. Accoglieranno giovani di tutte le nazionalità che ogni giorno arrivano nella nostra Città. Gestiranno inoltre l’Area Camper di fronte all’Ostello, che ogni giorno accoglie oltre 70 camperisti, ma soprattutto accoglieranno una grande sfida personale e locale, che non potrà far altro che riempire di soddisfazione e gratificazione chi è parte del progetto e chi vi ruota attorno, crescere e sperimentare.

L’ambiente di Ostello sarà dinamico e giovane, attento alle esigenze dei giovani viaggiatori, e per questo economico, ma con tutti i comfort del caso. Stravagante Hostel è posizionato a 400 metri dalla Stazione FS, vicinissimo quindi al centro città, disposto su 5 piani e dotato delle più moderne tecnologie per quanto riguarda le prenotazioni, i pagamenti, la videosorveglianza e la gestione dei servizi nelle camere.

La cura che la Cooperativa Sociale L’Officina ha messo nell’Ostello non si limita a questo bensì ha voluto dare un altro forte messaggio: quello della riqualificazione degli spazi urbani e interni della struttura, avvalendosi dell’ausilio di un gruppo di artisti (provenienti dal mondo dei graffiti e la street art), RAME Project, che hanno realizzato murales decorativi sia su pareti interne che esterne.

La scelta vuole portare in sé un altro insegnamento, quello del non fermarsi all’apparenza delle cose ma scavare di più la superficie, cogliere i messaggi di chi cerca di comunicare con noi, dal ragazzo con disabilità che ha voglia di mettersi in gioco, al professionista che disegna sui muri e prova a trasmettere visivamente ciò che gli altri non vogliono ascoltare.

Qualche parola su RAME
RAME nasce due anni fa e vuole essere un aggregatore per quegli artisti di murales e writer, ormai professionisti nel proprio settore, che negli anni ’90 sfruttavano i muri delle grigie periferie in crescita per raccontarsi, al confine tra lecito e illecito.

RAME non ha intenzione di perdere la propria naturalezza, perciò gli artisti che ne fanno parte, studiano e analizzano come mattere le proprie competenze artistiche a disposizione dell’architettura e del design, per dimostrare quanto possa essere utile, oltre che piacevole a livello estetico, coltivare l’arte e trasformarla in decorazione programmata di superfici, attraverso interventi di riqualifica e valorizzazioni di pareti su commissione. Portare colore nelle città e dentro gli spazi pubblici o privati è un modo del tutto nuovo di interpretare l’ambiente che ci circonda, donandogli un plus valore che può diversificare, da progetto a progetto, gli scopi con cui viene affrontato. Indubbiamente, il principale tra essi è quello di donare armonia a zone urbane, per aggiungere valore visivo e semantico ad un edificio.

Rame e gli artisti coinvolti
RAME, una parola tanti significati. Il rame è uno dei migliori conduttori presenti in natura, quindi è in grado di “trasmettere”, allo stesso tempo il rame è uno di quegli ultimi materiali di valore presente in tanti luoghi urbani abbandonati, quelli che spesso gli artisti di murales frequentano per dare sfogo alla propria creatività. Ma Rame è anche un minerale importantissimo prodotto dal nostro corpo, che stimola il cervello alla creatività.
RAME è un progetto che mira alla rigenerazione e allo sviluppo culturale degli spazi, meglio se trascurati o dimenticati dalla quotidianità. Interventi di arte urbana, che recuperano e rivalutano scorci cittadini con i linguaggi della cultura underground, graffiti e street art.
RAME desidera valorizzare lo spazio pubblico, i quartieri e le pareti private donando loro nuove vibrazioni, nuovi colori, nuovi messaggi.

È per questo che RAME ha colto la sfida di Stravagante Hostel di Verona, perché crede che per vivere bene sia necessario stare bene nel proprio ambiente, con se stessi, con gli altri e con le strutture che ci circondano, e che soprattutto, queste ultime, non debbano essere subite ma aiutino a vivere bene. Per le persone con disabilità, spesso, i luoghi, gli spazi, sono ostacoli da superare o barriere che chiudono al resto del mondo, ed è proprio qui che arriva il supporto dell’arte, che colora, dona energia e abbellisce.

Per la decorazione artistica delle pareti sono stati coinvolti quattro degli artisti facenti parte di RAME Project: Peeta, Luca Font, Koes e Lucamaleonte, ciascuno con il proprio stile e con la propria visione.

KOES


Andrea Crestani, in arte Koes, ha 36 anni, è di Bassano del Grappa, e nella vita è grafico, serigrafo ed illustratore. Si avvicina alla scena dei graffiti a fine anni ’90. Con alcuni amici, già una decina di anni fa, ha dato vita ad Infart, uno dei festival di street art più importanti di Italia. Entra a far parte della crew Overspin che lo portano a sviluppare a 360° il rapporto con il muro e gli spazi urbani. Viaggia e partecipa a svariati festival di graffiti in tutta Europa passando per Pamplona, Wiesbaden, Sofia e altri, tra i principali meeting of style. Questo percorso affina e mette in evidenzia il suo lato istintivo, immediato e poliedrico.
Negli anni sviluppa uno stile che lega i concetti del writing a quelli della grafica passando attraverso lo studio del supporto: animali, personaggi reali o rivisitati, lettere che assomigliano a decorazioni sono il risultato di una continua ricerca e sperimentazione sull’armonia delle forme e la loro interazione con lo spazio circostante. Fondamentale il periodo in cui ha vissuto a Stoccolma: l’attitudine scandinava che da sempre lo affascinava, è riuscita a sottolineare ancora di più il suo rapporto con la natura, che diventa protagonista e firma del suo lavoro. Fonda il proprio studio di comunicazione, CRE, con base a Bassano del Grappa, specializzato nella ricerca e realizzazione di idee attraverso grafica, illustrazione e graffiti.

LUCA FONT


La carriera di Luca Font inizia nel 1994 come graffiti writer, attività che ancora non si è conclusa rendendolo attivo nel campo da più di un ventennio. I suoi lavori sono stati pubblicati in ogni rivista italiana dedicata ai graffiti: aelle, arcano revue, collage, defrag, garage, graff zoo, juice mag, ill fame, subway net – inclusi i siti: stradanove, invisible, taz report, wildstylers, brixia fame, solo per citarne alcuni. Sempre in italia, il suo lavoro è stato incluso nel libro Graffiti Writing (Mondadori Electa – 2008). All’estero è comparso sui più importanti magazine come xplicit grafx, beautiful/decay; website (ekosystem, cityfox, eyegasm) e nei due libri Art of rebellion e Action writing. Luca Font è noto alla scena internazionale per essere stato uno dei primi ad abbandonare il tradizionale approccio ai graffiti in favore di uno stile strettamente legato alla grafica e alla tipografia.
La costante ricerca di nuovi mezzi d’espressione porta Luca Font ad intraprendere l’arte del tatuaggio iniziando nel 2001 come apprendista presso lo studio Skin Fantasies Bergamo. Oggi è uno dei tatuatori più quotati e richiesti a livello nazionale ed internazionale soprattutto per il suo stile che mixa il traditional americano con pillole di graffiti, poster art, graphic design, architettura ed arte italiana della prima metà del XX Secolo.
L’illustrazione è un altro caposaldo della sua attività poliedrica: disegna cover di libri e dischi, poster di eventi e collezioni per brand di streetwear. Negli anni Luca Font ha sviluppato una sua inconfondibile dialettica che oggi lo rende un artista raro.

La sua cultura e sensibilità si percepiscono in ogni dettaglio delle sue opere. L’attenzione per il colore, il tratto e le superfici lasciano intravedere uno studio profondo della materia. L’ibridazione tra arte grafica e scultura dà vita alle sue opere. Layer e superfici vengono sovrapposti, costruendo così un oggetto tridimensionalmente piatto.

PEETA


Manuel di Rita, cresciuto in una cittadina della provincia di Venezia, si fa conoscere dal principio degli anni ’90 nella scena italiana del writing, sotto lo pseudonimo di Peeta.
L’obiettivo delle composizioni (pittoriche, scultoree e murali) di questo artista è l’interazione geometrica delle forme con l’ambiente circostante. Il fine nel dipingere su parete, in particolare, è sempre stato quello di dialogare con il contesto confinante, architettonico o meno, secondo i parametri strutturali e culturali che lo caratterizzano.
All’inizio, i suoi lavori cercavano semplicemente di esprimere le qualità plastiche delle singole lettere e nel particolare di quelle che compongono il suo pseudonimo Peeta. Successivamente, questa fusione tra lettering puro e stile tridimensionale si è evoluta fino a creare un equilibrio compositivo visualmente ritmato. Ad oggi, tramite la pittura anamorfica che ridisegna illusoriamente i volumi delle superfici coinvolte, l’intento delle sue opere è quello di determinare una temporanea sospensione della normalità suscitando la percezione alterata di contesti familiari e dunque una nuova concezione degli spazi e della realtà tutta. Metaforicamente, il tentativo è quello di neutralizzare i preconcetti e sollecitare la nascita di nuovi punti di vista. L’anamorfismo incarna nel modo più assoluto l’intento, da sempre presente nelle produzioni, di svelare l’ingannevolezza della percezione umana, attraverso giochi ottici che, partendo dal tentativo di dare una parvenza tridimensionale ad una rappresentazione pittorica, finiscono per voler svelare la loro capacità di ingannare.
Proprio l’anamorfismo lo ha portato a modificare le forme della mia pittura le quali, nel tentativo di interagire con i moduli più tradizionali delle strutture architettoniche, hanno mutato da figure morbide e irregolari a solidi geometrici. Da sempre parallela alla sua attività pittorica, la scultura risulta fondamentale per tutte le sue produzioni in quanto rappresenta per natura intrinseca una possibilità di contatto diretto con la tridimensionalità e, quindi, una fonte di studio al fine di migliorare la comprensione delle forme e del rapporto della luce con le superfici. Oggi Peeta è un artista multidisciplinare. Le sue opere lo hanno spinto, negli anni, ben oltre i confini italiani e la sua arte, attraverso festival e mostre di risonanza mondiale, è ormai approdata in tutti i continenti.

LUCAMALEONTE


Classe 1983, nasce a Roma dove vive e lavora. Laureato all’Istituto Centrale per il Restauro, approda al movimento della Street Art nel 2001. Appassionato studioso della storia dell’arte, la pratica del disegno e della pittura lo accompagnano sin da piccolo. I suoi primi lavori che compaiono per strada sono degli stickers homemade, semplici fogli di carta adesivi disegnati con dei pennarelli. I disegni però scomparivano per usura in un tempo inferiore rispetto a quello dedicato per realizzare i soggetti, comincia così a utilizzare le prime maschere e capisce che lo stencil è la tecnica migliore per poter produrre le sue opere.
La sua costante attenzione al particolare e il suo interesse per le tecniche di stampa antiche, xilografia e incisione, determinano uno stile unico nelle sue produzioni di stencil, consentendogli di realizzare immagini con una resa quasi fotografica. Appassionato dagli antichi bestiari medievali e dalla botanica, comincia a campionare, tra i suoi libri collezionati nel tempo, immagini di animali e piante per realizzare graficamente le sue opere. Trae inspirazione dall’arte classica greca e romana, dall’arte etrusca e dai bestiari medievali e rinascimentali, ed è tra i pochi al mondo ad utilizzare mascherine e vernice per realizzare stencil multilivello molto elaborati e caratterizzati da una sovrapposizione di numerosi strati di colore.
Per firmare i suoi muri e i suoi lavori usa molto spesso un icosaedro, regolare ma dalle molteplici sfaccettature, figura nella quale si riconosce. Molti dei suoi lavori vedono questa figura geometrica al centro delle sue opere dal quale si vanno a sviluppare figure animali o floreali verso gli esterni quasi sempre specchiate, delle vere e proprie esplosioni naturali.

WEB* www.rameproject.comInstagram

Foto di Giorgio Zanetti e Studio Ramon Zuliani.