FOTOGRAFIA
*CORTONA ON THE MOVE

by Valentina Mosè

Donne che raccontano il mondo

© Sanne De Wilde, The Island Of The Colorblind

C’è chi ogni estate torna in Salento, chi a Formentera, io invece torno a Cortona, e credo che lo farò finché ci sarà Cortona On The Move. Giunto quest’anno all’ottava edizione, COTM è un festival internazionale di fotografia che dalla metà di luglio alla fine di settembre racconta il mondo attraverso le visioni di artisti che usano la fotografia documentaristica come linguaggio per esprimersi. Ogni anno decine di mostre sono dislocate nel centro storico della città, outdoor e indoor, e presso la Fortezza Medicea del Grifalco, che si trova nel punto più alto di Cortona da cui si può ammirare un panorama unico, dalla Val di Chiana al Lago Trasimeno. Per ogni edizione la direttrice artistica della manifestazione, Arianna Rinaldo, sceglie un tema di attualità intorno a cui far ruotare il festival, setacciando negli sguardi che hanno catturato il mondo che ci circonda ed estrapolando un argomento che si trasforma in un’occasione di riflessione mai banale su quello che viviamo.

Il 2018 è l’anno delle fotografe donne.

© Guia Besana, Under Pressure

Fotogiornaliste, artiste, documentariste: sono loro il cuore e l’anima di uno scenario visivo che incrocia in modo originale, eppur coerente, storie intime oppure globali. Sono mani, menti e occhi che rivendicano con forza la loro capacità di essere incisive nel mondo, non senza una certa fatica, come spiega bene Guia Besana nell’introduzione alla sua mostra Under Pressure: «Nel passaggio fra il ‘900 e questo secolo la condizione maschile non è sostanzialmente cambiata, mentre è cambiata decisamente quella delle donne. Rispetto alle storie delle nostre nonne per noi tutto è diverso, dentro e fuori le case. Abbiamo ereditato la responsabilità di dimostrare che siamo capaci di passare dalla cura del mondo domestico, dalle stufe e i fornelli, alla creazione di un destino più aperto. Quando si parla di questa transizione, dove trovare il mondo per conciliare tutto sembra una battaglia, c’è sempre una sensazione di “sforzo” che accomuna tutte le donne, per quanto eterogenee possano essere».

© Elinor Carucci, Getting Closer, Becoming Mother

Uno sforzo e una battaglia interiore che viene ritratta anche su uno dei temi più delicati quando si parla di genere: la maternità.  Con Getting Closer, Becoming Mother: About Intimacy and Family l’israeliana Elinor Carucci racconta la sua esperienza di donna e di madre in un progetto fotografico che va dal 1993 al 2012 utilizzando una lente di ingrandimento quasi disturbante per quanto entra nella fisicità della relazione con i suoi figli. La macchina fotografica ferma molti momenti crudi del vissuto personale dell’artista con il pregio di offrire una testimonianza non retorica di un’esperienza tanto universale, quanto unica per ogni donna. Sul fronte opposto, la giordana Tanya Habjouqa esplora l’esperienza drammatica delle siriane rifugiate in Giordania: Tomorrow There Will Be Apricots (la traduzione di un proverbio arabo che significa “Ci crederò quando lo vedrò”) mette in luce in modo struggente la vita di donne di cui siamo colpevoli di non parlare abbastanza, all’interno di un’oscurità ancora più grande in cui abbiamo avvolto la situazione attuale della Siria.

© Tanya Habjouqa, Tomorrow There Will Be Apricots

Una narrazione allo stesso tempo emotiva e investigativa che, attraverso un mix di poesie originali, registrazioni intime e filmati, immagini fisse e in movimento, ha il merito di togliere, anche se solo per il tempo di un’immagine, queste donne dall’isolamento e di denunciare la violenza e il silenzio di cui è satura la loro vita.

Un approccio completamente diverso è, invece, quello di Alena Zhandarova. La giovane fotografa russa, vincitrice del LensCulture Student Award e del Luceo Award, lavora sul paradosso, cercando un modo di conciliare l’incompatibile, per creare coincidenze sorprendenti e sviluppare storie surreali di cui spesso è lei stessa protagonista. Così in Puree With a Taste of Triangles gioca, ad esempio, a mostrarsi e nascondersi contemporaneamente con una serie di pancake sul volto oppure nel fallimentare tentativo di librarsi in alto attraverso dei coloratissimi palloncini.

© Alena Zhandarova, Puree With A Taste Of Triangles

Ma essere donna oggi non significa solo raccontare le donne, ed è questo sicuramente il punto di forza di COTM 2018 che espone anche i lavori di fotografe come Debi Cornwall sul campo di prigionia di Guantánamo, di Carlotta Cardana sulle nuove generazioni degli Indiani d’America, di Allison Stewart sulle Bug Out Bag (BOB), gli zaini americani che contengono gli elementi essenziali per mantenersi in vita per 72 ore o, nell’eventualità, per poter dare inizio a una nuova civiltà.
In questo modo, man mano che si passa da una location all’altra del festival, non si ha mai l’impressione di essere entrati in una stanza dove il racconto al femminile diventa un cicaleccio autoreferenziale.
Un’accortezza importante e non scontata che, se possibile, offre un ulteriore valore aggiunto al COTM di quest’anno, un festival la cui direzione artistica è donna e che in quest’edizione parla di donne, ma che è capace di invitare gli spettatori ad “aprire occhi e mente alle visioni del mondo” a prescindere dal genere di cui fanno parte.

© Allison Stewart, Bug Out Bag: The Commodification of American Fear

WEB * www.cortonaonthemove.com