COMICS
* NON BISOGNA DARE ATTENZIONI ALLE BAMBINE CHE URLANO

by Valentina Mosè

Dai ricordi dell’adolescenza non possiamo salvarci

cover

Ho passato tutti gli anni del liceo a essere rimproverata dai professori perché durante le lezioni disegnavo sul diario. Erano soprattutto titoli di canzoni che reinterpretavo “in grassetto”, per così dire, le prove generali delle compilation in cassetta che poi regalavo alle amiche, agli amici, ai fidanzati dell’epoca. Erano gli anni Novanta e in molti stavamo sul diario come oggi si sta sui cellulari. Perciò leggere «Non bisogna dare attenzioni alle bambine che urlano» di Eleonora Antonioni e Francesca Ruggiero per me è stato come un viaggio a ritroso nel tempo.

C’è tutto! Si comincia con Alicia Silverstone, una delle icone a cui è dedicato il libro, passando per Monciccì (giuro che mi ha commosso trovarlo in una delle prime tavole) e si termina con una playlist da urlo, puntuale proprio come la ascoltavamo. Di contorno dettagli che chi ha vissuto quegli anni non potrà non apprezzare: tute e felpe largone con i loghi sparati, zainetti e borse dalla tracolla lunga, ombelichi di fuori, braccialetti di gomma, il primo piercing e quell’incredibile ritrovato di tecnologia che era il walkman, fedele compagno di viaggio sugli autobus, per la strada e nella penombra delle nostre camerette acerbe.

Edito da Eris edizioni, «Non bisogna dare attenzione alle bambine che urlano» non è però una banale operazione nostalgia. È una graphic novel sincera, tripartita e femminile che racconta la storia incrociata di 3 ragazze alle prese con quel passaggio infame dell’adolescenza, in cui repentini entusiasmi e drammi apocalittici sono all’ordine del giorno – che qualcuno non lo abbia vissuto in maniera bipolare, immerso in una tempesta di emozioni esagerate, non ci credo -. Oltre alla accuratezza delle citazioni storiche, infatti, pregio del libro è riportare i bollori, le timidezze, le rabbie e le fascinazioni di una fase della vita caratterizzata da cambiamenti profondi, sia dal punto di vista fisico sia da quello dei comportamenti. Nelle storie ci si incontra per affinità o per opposizione, si sperimenta tutto ma con goffaggine, si balla senza imbarazzo davanti alla TV ma si ha vergogna di mostrare la canottiera, si difendono posizioni per la durata di un battito d’ali ma si rivendica il proprio modo di essere senza compromessi. E se il finale lascia appesa la storia delle 3 ragazze è perché l’adolescenza è così: non si sa dove si andrà a finire.

Dulcis in fundo, a completamento dell’estetica da diario adolescenziale degli anni Novanta, c’è una splendida veste editoriale, dove la cover è coperta di disegni e di piccoli sketch, mentre il titolo è stampato su un adesivo sgargiante che puoi apporre dove vuoi e, se ti si stacca, ne hai anche uno di scorta. Personalmente, ho fatto incetta di tutti gli accessori a corredo: shopper, segnalibro e pin… ma d’altronde l’accumulo patologico di gadget è un disturbo che mi porto dietro dagli anni Novanta, non potevo certo metterlo da parte in questa occasione.

WEB * www.erisedizioni.org • www.eleonora-antonioni.com