EXHIBITION
*LUCA GRIMALDI

by Redazione DATE*HUB

Qualcosa del genere

LUCA GRIMALDI SOLO SHOW
a cura di Giulia Lotti e Chiara Pietropaoli
18 maggio – 8 giugno
Ex Dogana Galleria – Via dello Scalo San Lorenzo 10, 00185 Roma

Le icone collettive contemporanee nelle tele di Luca Grimaldi.

“Qualcosa del Genere”, mostra personale del giovane pittore Luca Grimaldi a cura di Giulia Lotti e Chiara Pietropaoli, è la prima residenza artistica promossa da Ex Dogana Galleria, il nuovo spazio espositivo dell’Ex Dogana dedicato all’Arte Contemporanea.

L’attività di Ex Dogana Galleria, nel cuore del quartiere San Lorenzo, già teatro di un’importante rigenerazione urbana a cavallo tra gli anni ’70 e ’80 con gli artisti di via degli Ausoni, è legata alla Factory Studio Volante, presente da due anni nel polo culturale, dove convivono artisti internazionali dai molteplici linguaggi. Pittori e grafici, artisti installativi e fotografi, la maggior parte di età compresa tra i 25 e i 35 anni, condividono quotidianamente lo spazio, suddiviso in studi assegnati annualmente e atelier riservati a residenze temporanee.

Ex Dogana Galleria si configura come luogo di sperimentazione e incontro, un ponte di collegamento tra le attività della Factory e il pubblico, attraverso mostre personali e collettive ma soprattutto progetti site – specific, realizzati dagli artisti in residenza, in sinergia con il luogo. Nel tempo saranno invitati a partecipare artisti, italiani e internazionali di diverse discipline, che avranno la possibilità di risiedere negli studi, in periodi di tempo variabili, al fine di realizzare un progetto artistico.

Il primo artista in residenza temporanea è il romano Luca Grimaldi, invitato dalle curatrici Giulia Lotti e Chiara Pietropaoli, che, da febbraio a maggio 2018, ha realizzato parte delle opere della sua prima mostra personale: “Qualcosa del Genere”, che raccoglierà i lavori dell’artista datati dal 2017 a oggi.

“Le immagini si somigliano sempre di più, circolano velocemente e quello che coglie la mia attenzione, e che diversi studi hanno messo in luce, è che più un’immagine è generica e più velocemente circola.” osserva l’artista.

Luca Grimaldi, con venti dipinti a olio su tela, indaga le visioni familiari e ricorrenti che fanno parte di un universo collettivo: immagini generiche, comuni, contesti e spazi ordinari o oggetti esposti usualmente tra i banchi del supermercato.

“Mi rapporto all’immaginario stock perché fa parte di un patrimonio iconografico comune e condiviso, le immagini stock sono delle icone.” racconta l’artista, “Queste immagini non sono fatte per essere contemplate ma quando le dipingo mi trovo invece a doverle osservare attentamente e noto che sono piene di sottigliezze. Attraverso la pittura posso interpretare queste informazioni, posso immaginare il motivo dietro a determinate scelte e mi domando se certe scelte grafiche facciano parte del nostro immaginario perché vengono ripetute all’infinito o se sono ripetute all’infinito perché fanno parte del nostro immaginario.”

L’artista realizza le sue tele a partire da immagini scattate con il cellulare, in un procedimento che leva informazioni a quelle immagini “patrimonio mondiale”, giocando e sperimentando fino a spingere la pittura a diventare sempre più astratta. Pennellate veloci, prive di qualsiasi tratto del disegno, formano delle composizioni in cui la figurazione viene solo evocata e nelle quali alcune sezioni appaiono generiche. Seguendo questo ragionamento l’artista approda al confronto con il generatore di immagini per eccellenza: Google. In questo caso, la produzione riflette sul concetto di stoccaggio, proponendo nelle tele immagini di immagini utilizzate questa volta per la trasposizione di concetti che si possono definire anch’essi generici.

Dopo il successo della mostra inaugurale “Ex Voto”, curata dal collettivo EX, la prossima artista ospite della Factory in residenza temporanea (giungo – luglio 2018) è l’artista greca Despina Charitonidi.

 

BIOGRAFIA

Luca Grimaldi è nato a Roma nel 1985. Fin da giovanissimo sposta saltuariamente la sua residenza all’estero; frequenta l’Accademia di Belle Arti a Boston, dove consegue il diploma in Fine Arts nel 2009 e, successivamente, dopo altri brevi soggiorni internazionali, tra i quali ad esempio quello nella città di New York, approda a Berlino, dove tuttora vive. Nel 2016 ottiene il master in pittura presso il Frank Mohr Instituut di Groningen, in Olanda.

Negli ultimi anni ha presentato le sue opere in mostre personali e collettive in Russia, Italia, Germania e Olanda. “Qualcosa del Genere” è la prima mostra personale dell’artista nella sua città natale.

3 DOMANDE A LUCA GRIMALDI

Parlami del tuo rapporto con la pittura.

La pittura è soggettiva e questo mi piace. Penso alla pittura come una superficie sulla quale è stato applicato del colore; posso accettare di guardarla solo da davanti quando accetto la convenzione del suo linguaggio, in pratica un rettangolo dentro il quale accadono delle cose.
Se penso all’idea di un telaio che si è evoluto nella storia per motivi pratici, come mezzo che ha permesso per molto tempo di trasportare delle immagini, la pittura diventa per me un richiamo, una citazione o un dialogo con quel tempo storico. Posso anche pensarla come un materiale, più o meno liquido, indipendentemente dalla superficie sulla quale poggia o non poggia, come un materiale con delle proprietà: viscose, ruvide, appiccicose, sabbiose, lucide o opache, trasparenti o coprenti e così via. Posso vedere la pittura come un dialogo che una persona fa con una parte intima di sé, la registrazione di movimenti e micromovimenti, ma anche un processo creativo in una direzione indefinita, che solo in un secondo momento permette di formulare delle idee.

 

La maggior parte delle tue opere nasce da fotografie scattate da te. Mi racconti che ruolo ha la fotografia nel tuo processo creativo?

Le mie foto hanno la funzione di promemoria, di schizzo, nonostante non abbiano un valore artistico, prese da sole. Quando scatto una fotografia, questa diviene automaticamente parte di un archivio enorme, tenuto insieme da una logica comune. Sono sommerso da foto e la quantità eccessiva da una parte annulla il valore di ogni singola immagine, ma dall’altro da un valore all’insieme, è questo che m’interessa.

Nel mio processo il telefono ha un ruolo chiave. Mi permette di velocizzare tutto: scatto una foto, la croppo, aggiusto i colori, aggiungo una griglia e connetto il telefono a una stampante.

Il kebab è un soggetto ricorrente nella tua produzione. Anche in mostra sarà presente un’opera raffigurante un kebab. Che cosa simboleggia per te?

Sono legato a un’idea di tipo Tolemaica dove non è il kebab a ruotare ma tutto ruota intorno al kebab. Per me il kebab simboleggia molte cose allo stesso tempo. E’ ovunque ed è un’icona, una forma monolitica, simmetrica che viene scolpita fino a sparire. È uno e centomila. Ma il kebab è anche Low-Cost, è un atto di “appropriazione culturale”, ma anche il risultato di un appiattimento, una “fastfoodizzazione”. Il kebab può dare grande gioia ma può avere un lato vendicativo. E come un crocifisso, ha un aspetto macabro ma anche sacro: è un martire.

WEB* www.exdogana.com/factory • www.lgrimaldi.com