BOOK
*BARBARA BARALDI

by Rossana Calbi

L’osservatrice oscura

Foto di Laura Penna

Misteriosa, semplice ed elegante, con uno sguardo accogliente, Barbara mi fissava nelle foto di Laura Penna ricordandomi la fierezza morbida di Elizabeth Siddal, la Lizzy dei preraffaelliti. L’immagine ieratica di Barbara si conserva nella sua scrittura lineare e affascinante, e poi durante una conversazione telefonica mi sembra di dimenticare tutto: i suoi personaggi, gli occhi affascinanti, e sento solo la sua voce dolce.

Una chiacchierata che va oltre il suo ultimo romanzo, Osservatore oscuro, edito da Giunti, in cui ritorniamo a parlare della protagonista del suo pluripremiato Aurora nel buio, premio Garfagna in giallo e Giallo d’(Amare), e di quel gran fico di Dylan Dog. Barbara non è solo un’autrice pubblicata e premiata da oltre dieci anni, è una delle voci del personaggio più famoso di Tiziano Sclavi. Un’intervista che diventa un luogo di incontro in cui scopro che la penna, che racconta le tenebre, sorride in modo talmente coinvolgente da rallegrare la mia giornata.

A brevissimo, il 23 maggio 2018, dopo Mantova (3 maggio) e Torino (5 maggio), l’emiliana Barbara Baraldi torna a Roma per presentare il suo ultimo romanzo e chiacchierare con il pubblico presso la libreria Tuba, in zona Pigneto.
Fatevi raccontare come nascono le sue storie, vi incanterete!

* Nel tuo ultimo romanzo, Osservatore oscuro, ritorna Aurora, quali sono le sue paure in queste nuove pagine?

Aurora ha un frammento di proiettile in testa impossibile da rimuovere chirurgicamente, che può avere effetti imprevedibili sulla sua psiche. La sua più grande paura è di svegliarsi un mattino e non riconoscersi più. Per me è una metafora della difficoltà di accettare chi siamo davvero, e fino a che punto il nostro vissuto può influenzare la percezione che abbiamo di noi stessi.

* Thriller e noir, i due generi spesso sono confusi, quali sono le distanze tra un tipo di scrittura e l’altra?

Lungi da me un’analisi storica dei generi letterari, che poi alla fin fine sono soprattutto etichette con cui gli editori facilitano il lavoro dei librai che devono collocare un libro sullo scaffale. In molti sostengono che nel noir non è importante chi ha commesso il delitto, ma il perché. Per me, il noir è uno stato d’animo, che richiama le atmosfere dei film polizieschi degli anni Quaranta tratti dai romanzi hard-boiled di autori seminali come Chandler e Hammett. Cerco di coniugare questa attitudine con le meccaniche tipiche del thriller, caratterizzato da tensione e – perché no – una buona dose di azione.

* Nel tuo lavoro editoriale c’è anche Dylan Dog, allora, ora stiamo chiacchierando tra amici, lui con te si comporta bene? Secondo me quella del bravo ragazzo è solo una parvenza.

Dylan è fin dall’adolescenza prima di tutto un amico. Una sorta di amico immaginario, forse, perché esisteva solo all’interno delle pagine dei fumetti che leggevo. Eppure molto più vero dalle persone che avevo intorno, nemico di ogni retorica e ipocrisia, capace di una sensibilità fuori dal comune e che affrontava la paura con una certa dose di ironia. Non un bravo ragazzo, un ragazzo imperfetto. Forse è per questo che, quando scrivo di Dylan, è lui a tendermi la mano, a guidarmi nel suo mondo. E io mi lascio condurre dalla sua voce.

Foto di Laura Penna

* E credi che a Dylan, Aurora piacerebbe?

Aurora Scalviati e Dylan Dog hanno una cosa in comune: la ricerca della verità nonostante tutto, anche quando significa dover sanguinare per raggiungerla. Se si dovessero incontrare, all’inizio ci sarebbe sicuramente qualche attrito, perché entrambi hanno un carattere forte e una diffidenza di fondo che in realtà è una corazza che si sono costruiti per difendersi dai mali del mondo. Ma spesso non sono proprio le amicizie più profonde, quelle che nascono tra le difficoltà?

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