SPORT ICON
*MICHAEL JORDAN

by DANIELE ERCOLANI

L’uomo più competitivo del XX secolo

Illustrazione di Osvaldo Casanova

Michael J.Jordan.
Per la precisione, Michael Jeffrey Jordan nasce Il 17 febbraio del 1963.
Ci troviamo a Brooklin, New York, ma poco dopo Micheal, papà James e tutta la famiglia Jordan torneranno nel North Carolina, esattamente a Wilmington, dove il futuro Air Jordan crescerà tra la passione per lo sport…e un po’ meno per lo studio.
Michael è bravo a baseball, a basket, tutto sommato anche a football.
Ma è gracilino.
Si lussa una spalla, non riesce a imporsi. Peccato, perché di talento ne ha.
Clifton “Pop” Herring lo tiene fuori squadra al liceo, non perché non sia bravo, ma perché è troppo basso: 178 cm in questo sport, e a quella età, sono pochini.
Intanto il giovane Michael si carica, cresce mentalmente e sfrutta l’ostilità del padre e delle scelte tecniche come fonte di motivazione.
Sta nascendo l’uomo più competitivo del XX secolo.
Al liceo non ottiene titoli, la squadra non era attrezzata per la vittoria, ma in compenso ottiene visibilità e può permettersi di scegliere tra le University che se lo contendono.

La scelta ricade su UNC, North Carolina, al cospetto del duro coach Dean Smith: dopo troppi anni, i “Tar Heels” (così vengono chiamati i bianchi -blu della UNC) tornano a vincere la lega NCAA.
Arriva l’oro olimpico a Los Angeles 1984 e Jordan è pronto: contratto di 7 anni con i Chicago Bulls. Nasce ufficialmente una leggenda.
Oltre i sei titoli conquistati, infiniti premi individuali, altro oro olimpico col Dream Team e un ritorno incredibile al basket dopo una breve parentesi nel baseball (Space Jam docet), ciò che impressiona è la nascita del personaggio pop.
Anzi Hip—pop.
L’urlo Black Power aveva già tuonato qualche anno prima, Cassius Clay era già rinato in Mohammed Alì ma l’accettazione e il rilancio globale della cultura afro americana inizia ora, in direzione degli anni 90.
Mentre nelle sale usciva Boyz in the hood e inaspettatamente i bianchi iniziavano a comportarsi come i neri, ascoltare la loro musica, indossare i loro vestiti, Michael si attaccava al canestro e le sue Air diventano uno stile di vita.

La canotta 23 ha innalzato la popolarità del basket americano e nel 2009 MJ viene inserito nella Naismith Memorial Basketball Hall of Fame, il massimo per la palla a spicchi.
Ma non basta. Obama riesce a strappare una lacrima al suo volto vincente il 22 novembre del 2016 onorandolo delle Medaglia presidenziale della libertà, il massimo onore civile negli States.
«Michael Jordan è più di un semplice logo. Ed è più di un semplice meme su Internet».

La storia dello sport ha donato tanti campioni, super atleti, storie di rivincite e di sconfitte ma personaggi come Michael Jeffrey Jordan hanno fatto qualcosa di più. Non solo i titoli NBA, la stima di star come Micheal Johnson o la fama di miglior giocatore di sempre (e per sempre) lo iscrivono nella leggenda: Michael Jordan è un medium che ha insegnato la costanza, la volontà e la competitività a sportivi e non solo, potando in alto uno stile che sconfigge ogni discriminazione.
Nel 2004, il mentore di chiunque ami questo tipo di racconti sportivi,  Federico Buffa, lo descrive così:  “Un uomo che non c’entra con gli altri (…) Non c’è bisogno dei numeri, i numeri lo offendono. Lui e Mohammed Alì sono le più grandi personalità sportive americane del ‘900. (…) Tutti ma proprio tutti, conoscono Micheal Jeffrey Jordan.”