FANZINE
*PIPETTE NOIR – LA FANZINOTECA

by Rossana Calbi

Intervista a Valeria Foschetti

Stampate in malo modo, due spillette per tenere fermi i fogli appena usciti dalla fotocopiatrice, le avevi comprate poco prima di distruggere i timpani con tre accordi ripetuti non si sa quante volte, ecco: le fanzine non sono più questo; adesso sono sofisticate, ben rilegate ed eleganti, sono diventate un luogo in cui promuovere dei lavori che potrebbero benissimo trovar spazio nelle riviste in edicola, e che sono l’anticamera per progetti editoriali molto più classici, forse sono solo il modo, come da sempre, di proporre di lavori qualitativamente molto alti e, soprattutto, delle idee per cui il mercato editoriale non è ancora pronto a produrre.
Ma il coraggio di proporre le proprie idee, Deo gratias, c’è ancora e c’è anche chi le raccoglie e le presenta per illustrare un panorama sommerso e che a volte, nonostante il web, tende a rimanere legato al territorio. A Milano le trovate tutte in biblioteca!
Valeria Foschetti ha tessuto una rete in cui ha legato realtà che a loro volta sono l’unione di editor e illustratori in continua ricerca che ritagliano il loro tempo per dar spazio alle idee, Valeria porta le sue bambole di pezza e le fanzine in giro per l’Italia e ha trovato una casa per le pagine dei creativi: la biblioteca Zara. Uno spazio pubblico a Milano dove dal 2016 troverete tutte le fanzine di cui non immaginate neanche l’esistenza.

* Uno spazio in biblioteca per le produzioni indipendenti, come mai in biblioteca e non in libreria?

La biblioteca è notoriamente, un luogo di cultura aperta a tutti, condivisa gratuitamente e con metodo. Queste caratteristiche sono le basi che stanno dietro al progetto della fanzinoteca: diffusione gratuita e fruibile a tutti, nel rispetto di chi pubblica le fanzine e di chi le desidera consultare e/o prendere in prestito, attraverso un tesseramento gratuito e un prestito controllato.

* Quali sono le realtà più interessanti tra le produzioni indipendenti di questi ultimi anni?

Viviamo in un periodo molto fertile per le autoproduzioni, ci sono autrici e autori degni di grande nota e riconoscimento e festival che sanno promuovere in maniera eccellente questa forma di pubblicazione.
Tra i miei progetti editoriali favoriti nel panorama italiano ci sono:
«Blanca» di Irene Coletto, Eliana Albertini, Noemi Vola e Martina Tonello,
«Tutte Collective»un collettivo di giovani illustratrici coordinato, tra le altre, da Cecilia Grandi, tutte le pubblicazioni della casa editrice Bolo Paper di Marco Nicotra.
«Pelo», magazine nato e sviluppato da un collettivo di illustratrici e illustratori, «Myau zine» di Jessica Lanteri e Simone Razzano, «Toast zine» di Chiara Ridolfi-Alice Iuri e Tobia Maschio.
Questi progetti sono interessanti perché oltre a essere dei lavori di alta qualità in fatto di gusto e materiali sono anche dei contenitori dove poter scoprire nuovi talenti e nuove tendenze culturali-artistiche sempre strizzando l’occhio alla scena indipendente e mai per autocelebrarsi.

* Sempre di più le fanza diventano rosa. Confermi questa tendenza della scrittura indipendente ‘femmina’?

Sì e no. A mio avviso la tendenza della scrittura indipendente femminile non è aumentata, è che ora i luoghi di visibilità e distribuzione sono aumentati oltre alla varietà di spazi concessi alla creatività “in rosa”. È un argomento molto ampio e la mia risposta potrebbe prendere più spazio di quello che mi spetta, sintetizzerò dicendo che negli anni ‘90 in altri paesi come gli Stati Uniti e l’Inghilterra c’è stata un’esplosione tale di movimenti (riot girrrl per citarne uno) che ne abbiamo tutte sentito l’energia e la potenzialità, e questa tendenza non si è mai veramente fermata da lì in poi. Anche in Italia abbiamo una lunga storia di fanzinare, dagli anni ‘70 le donzelle si sono sempre battute per la propria indipendenza creativa, scrivendo, ciclostilando, fotocopiando, e spillando migliaia di pagine, le chiamavano “volantini o libretti” ma di fatto erano fanzines. Spesso le loro pubblicazioni erano di matrice politico-sociale e trovavano un riscontro solo nelle manifestazioni dedicate a quei temi. Ora le fanciulle usano questo strumento come una forma di pubblicazione per più argomenti: illustrazione, racconti, band-musica, queer e fotografia. È una forma di comunicazione cartacea accessibile a tutti, anche nei costi e che garantisce una totale libertà espressiva, così sempre più giovani talenti femminili fanno fanzines, ed io non potrei essere più felice.

* Parlando delle tue produzioni artistiche: usi cartamodelli rétro e crei pupazzi, quindi la tua attenzione si sposta costantemente dalla carta alla stoffa, ma se dovessi farlo o magari lo hai fatto, quali parole scriveresti sulla stoffa e quali ritagli cuciresti tra di loro?

Sulla stoffa scriverei quello che ho già scritto: esprimi un desiderio.
I ritagli che cucirei sono le stampe delle fotografie di Tina Modotti con le lenzuola ricamate di mia nonna. Due donne coraggiose che, con il loro esempio, mi hanno insegnato indirettamente, la prima, e direttamente, la seconda, a scoprire la vera me stessa e una volta trovata, ad amarla e ascoltarla, sempre.


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