ARTE
*CANOVA, HAYEZ, CICOGNARA

by Chiara Babuin

Ovvero dell’insegnare, glorificando

Fino al 2 Aprile 2018, le Gallerie dell’Accademia di Venezia ospitano la mostra Canova, Hayez, Cicognara – L’ultima gloria di Venezia. Se i primi due personaggi della mostra sono noti ai più, il terzo, per i non studiosi di Arte, suonerà misterioso. In realtà, l’esistenza delle Gallerie dell’Accademia, nonché questa stessa mostra, si devono proprio al Conte Francesco Leopoldo Cicognara. Mecenate, raffinato ed edulcorato studioso dell’Arte (i suoi contributi editoriali, in parte insuperati, sono un punto di riferimento ancora oggi), Cicognara è stato colui che riprese le redini culturali di Venezia, dopo la fine della Serenissima a opera di Napoleone e l’annessione al Regno d’Italia della città.

L’evento simbolico che ridà forza e fiducia a Venezia nelle sue capacità e nel suo genio è il ritorno dei quattro cavalli bronzei, depredati dai francesi nel 1797, sul pronao della Basilica di San Marco (la prima sala della mostra è dedicata proprio a questo evento): è il 13 dicembre 1815 e i veneziani sentono di aver riottenuto la loro identità. Identità che Cicognara vuole rendere solida e indistruttibile e, soprattutto, splendente in tutta Europa. Ecco dunque che da lì a due anni, il 29 settembre 1817, fa aprire al pubblico le porte delle Gallerie dell’Accademia (fondate 10 anni prima): istituzione che, da una parte, vuole essere un luogo di formazione, completamente a servizio dei giovani artisti, dall’altra, vuole incensare e glorificare il saper fare veneziano agli occhi del mondo: un biglietto da visita della città, composto dai capolavori della Scuola Veneta di pittura.
La mostra vuole ricordare proprio quella fatidica apertura, avvenuta esattamente 200 anni prima, il genio che l’ha organizzata e gli artisti che hanno permesso a Venezia di essere considerata, nonostante la caduta come Repubblica indipendente, ancora una città dall’incredibile e inimitabile fucina artistica: Antonio Canova (scultore) e Francesco Hayez (pittore).

Canova, tra i più grandi esponenti del Neoclassicismo, veneziano di adozione, scultore ammirato e conteso da tutte le corti (papale, francese, austriaca), protagonista della restituzione di molte delle opere venete trafugate dai francesi, è forse colui che più di tutti aderisce all’ideale di artista di Cicognara. I due, infatti erano grandi amici. Un esempio che trova ampio spazio nella mostra e che fa capire il grande connubio tra i due è L’omaggio delle province venete all’Austria.
Il 1817 vede le nozze dell’imperatore Francesco I d’Austria con Carolina Augusta di Baviera: a causa di questo evento, viene chiesto il pagamento di un cospicuo tributo in denaro alle province venete, sotto il dominio austriaco. Cicognara, grande mediatore, ottiene dalla corte di Vienna di convertire parte del tributo in beni artistici: quella che doveva essere un’azione vessatoria, Cicognara la trasforma in un’occasione per rendere noto al mondo che Venezia, i suoi artigiani, i suoi artisti (soprattutto quelli dell’Accademia) non sono decaduti come il loro governo, ma sono infaticabili creatori – ed esportatori- di Bellezza, grazie alla loro peculiare formazione e all’applicazione costante nel Mestiere. È un’idea di fare Arte che combacia sensibilmente con quella dell’amico Canova, spesso visto con perplessità per la sua costante presenza presso ogni potere temporale (e non), che si susseguiva. In realtà, l’unico interesse di Canova (e Cicognara) era l’Arte: oltre la politica, oltre la transitorietà degli eventi storici umani, l’unica cosa che importava era fare Arte e, possibilmente, piegare i potenti alla sua maestosità. Perché se gli uomini si inginocchiano al Potere, il Potere si deve inginocchiare, abbandonandosi, all’Arte, intesa come summa di Sapere e Technè (cosa in parte realmente avvenuta proprio in occasione del matrimonio imperiale austriaco). D’altronde, la stessa idea delle Gallerie dell’Accademia come edificio con funzione pedagogica, che raccogliesse il meglio dell’Arte destinato alla preparazione delle giovani leve, è l’idea del museo pensato da Napoleone. Cicognara, dunque, esattamente come l’amico scultore, non è da considerarsi un servo del Potere, bensì un carismatico e raffinato uomo di Cultura, al servizio solo della medesima, pronto a utilizzare ogni “nuova idea”, pur di garantire il meglio per la causa.

Anche Francesco Hayez, pupillo sia di Canova, che di Cicognara, contrisce con un dipinto all’omaggio nuziale per l’impero austriaco, ma il susseguirsi degli eventi farà smarrire la sua opera. Cicognara vede in Hayez l’occasione per portare in auge una nuova pittura veneziana e, accanto a Canova, rendere Venezia l’Olimpo delle arti figurative. Per questo, il mecenate favorisce in ogni modo la formazione del talentuoso pittore veneziano, spalancandogli le porte di tutti i musei e artisti romani, dopo che il giovane vinse il prestigioso viaggio-premio di studio nell’urbe in un concorso indetto dall’Accademia.

Quando nel 1822 Canova si spegne, Venezia perde un simbolo, Cicognara un fratello e anima affine: tutte le speranze di identità e tradizione artistica vengono riposte nel giovane prodigio della pittura: l’ultima gloria di Venezia, appunto. Ma ogni artista è figlio del suo Tempo e quello di Hayez comincia a essere sensibilmente diverso da quello vissuto e pensato idealmente da Cicognara: i germi di quello che poi sarà il Romanticismo si stanno affacciando nella società e quindi nella coscienza e nel sentire artistico. Hayez lascia definitivamente Venezia, la sua Accademia e lo stile (neo)classico e mitologico, per partire alla volta di Milano, accolto dall’Accademia di Brera, per abbracciare e poter esprimere come non mai il suo talento nel filone del dipinto storico. Una partenza che Cicognara, inizialmente, visse, comprensibilmente, come un tradimento, ma che poi comprese grazie a quel distacco sentimentale, tipico dei sapienti.

Canova, Hayez, Cicognara – L’ultima gloria di Venezia è tutto questo: urgenza, sogno, speranza, meraviglia, grande arte classica, ma anche trasformazione, germe del Nuovo. Vuole essere una mostra-stendardo del risveglio culturale odierno di Venezia, che, giustamente, espone con orgoglio il suo magnificente patrimonio artistico, custodito generosamente in questo museo formativo dedicato alla grandezza della tradizione pittorica veneziana. Un’occasione per riflettere su ciò che invece è diventato il Sistema-Museo in quest’era contemporanea, che sembra aver reciso le radici con le sue Origini.

WEB* www.gallerieaccademia.it