INTERVISTA
*ILARIA PAULETTI

by Rossana Calbi

Ecco a voi Upside Down Zine

Dopo otto ore al computer, per quello che i francesi chiamano travail alimentaire, Ilaria Pauletti cerca immagini, disegni e tutto ciò che concerne il tatuaggio, il fulcro della sua attenzione, e li trasforma in storie. Davanti a ogni disegno, sketch e linea nera la blogger cerca ciò che c’è dietro la costruzione di un tatuaggio e come le diverse mani interpretano uno stile o l’esigenza del cliente. Un percorso che passa dal web alla carta, dal suo blog alla creazione di una rivista cartacea realizzata con il supporto Studio Iknoki e Perpetual Lab, che hanno seguito l’impaginazione di testi e immagini oltre alla realizzazione della cover serigrafata a mano di Upside Down Zine.


I ventidue artisti raccontati nella zine sono andati oltre il loro fare, a Ilaria serviva scavare ancora di più, serviva andare oltre quello che era l’arte e arrivare all’artista. Upside Down Zine supera l’immagine e indica la mappa che ognuno dei ventidue artisti sta seguendo per congiungere ciò che fanno da ciò che sono.



* I Am not a Tattoo Blog nasce il tuo grande interesse per i tatuaggi, come si è sviluppata sia sul web che sul tuo corpo?
La mia passione ha lunghe radici, è nata con me ed è arrivata ancora prima che ne fossi consapevole. Per me il tatuaggio è tradizione e innovazione, cambiamento e allo stesso tempo permanenza. Non potrei mai presentarmi senza i miei tatuaggi, sono parte di me. Il mio primissimo tatuaggio è arrivato per i miei diciassette anni, eseguito dalla super Morg Armeni. Da lì, non mi sono più fermata e ho viaggiato mezza Italia, un po’ di Inghilterra e tante conventions.
Fin dal primo momento in cui ho poggiato gli occhi sulla prima rivista del settore, non ho potuto fare a meno di ascoltare il mio istinto e approfondire questa innata curiosità. Volevo andare oltre e scoprire di più.



Non sapevo, all’epoca, che sarebbe diventata una grande passione e una grande fonte di felicità, condivisione e scoperta continua. Con gli anni, intervistando i primi artisti e collaborando con «Things&Ink», ho a poco a poco sentito la necessità di mostrare alla società contemporanea la mia personale visione del tatuaggio e di ciò che ci spinge a compiere questo rituale.
Ho così fondato il mio blog, che di per sé vorrebbe andare contro il classico modello di sito sui tatuaggi pieno di stereotipi. Ecco perché ho deciso di chiamarlo, appunto, I Am not a Tattoo Blog. Si presenta da sé e raccoglie storie e pensieri di appassionati, collezionisti, tatuatori.


* Hai trasposto tutto su carta con Upside Down Zine, per sviluppare questo progetto hai incontrato ventidue tatuatori, in base a cosa hai scelto chi raccontare?
L’idea di Upside Down Zine è nata qualche anno fa, frutto di molte letture e collezioni di libri sui tatuaggi. Non sono una storica del tatuaggio, conosco le nozioni principali, ma ciò che più mi piace è confrontarmi e parlare con chi è immerso in questo mondo.
Ognuno di noi lo è a modo suo, e io ho voluto partire proprio da chi, i tatuaggi, li fa. Ho selezionato ventidue dei miei tatuatori preferiti, ho chiesto di collaborare al progetto, l’idea ha preso forma ed è diventata realtà.

La scelta è stata puramente naturale, ho coinvolto molti artisti che già conoscevo di persona ma anche altri che seguivo su Instagram e che non avevano idea di chi fossi. È stata una bella sfida, su tutti i fronti e soprattutto per la fiducia riposta in me.
Volevo da molto creare una zine, il fatto che ora sia tra le mani di lettori qui in Europa e anche Oltreoceano mi ha davvero dato una carica incredibile.

* Il mondo del tatuaggio sta entrando in galleria anche in Italia, quali sono gli spazi che ospitano chi lavora sulla pelle e anche altrove?
Sono una sostenitrice di chi porta il tatuaggio anche fuori dal tattoo shop o dalla convention, dandogli valore artistico e artigianale allo stesso tempo. È sicuramente un modo per aprire la mente ai non addetti ai lavori e di dare giusta luce al tatuaggio.
Il tatuaggio forse non sarà più simbolo di ribellione ma raffigura ancora molto bene la libertà di pensiero e la consapevolezza del proprio io.
Qui in Italia segnalo sicuramente la galleria Parione9, a Roma, che ogni anno offre nuove mostre che vedono coinvolte tatuatrici, illustratrici e artisti di fama nazionale.
All’estero, sempre più musei di storia naturale e di storia dell’arte lasciano spazio al tatuaggio, con spiegazioni più o meno esaurienti. Sono state fondate associazioni per salvaguardare le origini di determinate tradizioni, come quella del tatuaggio dei nativi americani Inuit, ed è una cosa bellissima.
A poco a poco, spero che la conoscenza inizi ad annullare il pregiudizio.


* Secondo la tua ricerca artistica quali sono i tatuatori più eclettici e poliedrici?
Così d’impatto direi David Côté, perché ha sicuramente uno stile psichedelico e grandi potenzialità.
Ma se penso alla realtà italiana, nomino sicuramente tre donne e artiste: Yle Vinil, Lucrezia U*, Viola Ceina. Ho conosciuto di persona le prime due ma sarà sufficiente vederle all’opera sui social per capire che sono piene di immaginazione, ispirazione, creatività. Non si limitano a disegnare su pelle, ma anche su altri media e con l’aiuto di carta, legno e altri materiali.

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