PROJECT
*TOMAS GHISELLINI for D.A.T.E.

by D.A.T.E.

Fashion e design si fondono in una perfetta visione estetica

Design e bellezza italiani per il progetto fotografico D.A.T.E.+ TGA
Tomas Ghisellini, architetto e interior designer, interpreta il mood D.A.T.E. con una serie speciale di scatti.

Una storia di design tutto italiano. E’ quella che raccontano D.A.T.E. e Tomas Ghisellini con una serie di immagini che saranno pubblicate sui rispettivi canali social a partire da domani giovedì 25 maggio.
Linee pulite e stile minimal. Bellezza e italianità. Questo è ciò che racconta D.A.T.E. + TGA, progetto fotografico nato dalla collaborazione tra il brand di sneaker fiorentino e l’architetto Tomas Ghisellini, fondatore dello Studio TGA con sede in Italia e Stati Uniti. Un connubio in cui fashion e design si incontrano e si fondono in una perfetta visione estetica.

D.A.T.E. ha scelto tre sue sneakers maschili della collezione Estate 2017. Modelli caratterizzati da uno stile pulito, monocolor e dalle linee essenziali, inseriti in un contesto living dove sono l’architettura e l’interior design a farla da padrona.

“Con questo progetto abbiamo voluto evidenziare quanto il mondo e lo stile di D.A.T.E. siano vicini all’architettura e al design. Per questo e per valorizzare al meglio due giovani eccellenze italiane appartenenti a due mondi diversi, seppur molto vicini, abbiamo coinvolto un professionista molto attento all’estetica  e ai dettagli come Tomas Ghisellini”, racconta Tommaso Santoni uno dei fondatori del brand di Firenze, nato nel 2006, che ha da poco  inaugurato il suo primo Flagship Store a Milano.

D.A.T.E. + TGA  racchiude nove scatti ambientati in tre location italiane d’eccezione:  Loft A a Padova, Meridionale Fondiaria Headquarters a Lecce e Rivera Grand Hotel a Santa Maria al Bagno, scelte personalmente da Tomas Ghisellini che ne ha curato i progetti di interior design.

Ecco la seconda parte dell’intervista che DATE*HUB ha realizzato con Tomas. 

«Gli architetti sono qua. Hanno in mano la città.» recita una vecchia canzone degli Afterhours. Quali sono le direzioni che l’architettura può, e soprattutto deve, dare alle città contemporanee?
Penso che per prima cosa l’Italia dovrebbe trovare un giusto equilibrio fra conservazione e rigenerazione contemporanea. Le città sono complessi organismi viventi; da millenni crescono, si muovono, si ammalano, guariscono e si trasformano in un processo metamorfico perenne. Non è possibile imbalsamarle come cadaveri. La cristallizzazione dei contesti urbani nella direzione di uno scenario stereotipato ad uso e consumo dei turisti è la rappresentazione pubblica dello sprezzo verso il presente; come se tutto ciò che facciamo oggi fosse privo di dignità e non avesse il minimo diritto anche solo di avvicinarsi a ciò che i nostri predecessori ci hanno consegnato.
Eppure dimentichiamo che il Colosseo fu per anni una cava di marmo per altri monumenti della città eterna, che il Partenone fu utilizzato come polveriera (esplose pure), che la stupenda piazza ovale di Lucca è l’esito dall’intasamento speculativo di un anfiteatro romano, che molte delle città storiche ci appaiono oggi in tutta la loro meraviglia dopo secoli di sventramenti, addizioni, rimaneggiamenti. Potrei andare avanti così chissà quanto.
Ci vuole un pizzico di coraggio, una visione per ciò che chiederemo ai nostri figli di custodire. La paralisi descrive incapacità, inadeguatezza.
Perché il mondo del futuro è disegnato dagli uomini del presente.

Un piccolo “gioco”. Tre opere architettoniche da vedere almeno una volta nella vita. Vale tutto, di ogni epoca, in ogni parte del mondo. E sì, una delle tre, DEVE essere made in Ghisellini.
Questo è davvero un colpo basso! Com’è possibile affiancare una propria opera a due capolavori per cui valga il viaggio della vita senza fare una figura da scemo del villaggio? Non essendoci via di scampo, opto per una dignitosa resa e rispondo: la Piramide di Keope, il Pantheon e la mia opera più straordinaria… il prossimo progetto!

 

Due parole sulla collab D.A.T.E. e Tomas Ghisellini: quale è il fil rouge? La bellezza? Il design?
Senza alcun dubbio direi: la cura.
Quando più di dieci anni fa acquistai le mie prime D.A.T.E. il marchio era appena nato. Ricordo bene di essere stato ipnotizzato dall’attenzione con cui certi dettagli tutto sommato non rilevanti per il “funzionamento” della scarpa, persino poco visibili, fossero stati curati minuziosamente. Era proprio quel senso di “nulla per caso” ad intrigarmi.
È quello che ancora oggi trovo irresistibile, forse perché è lo stesso che io provo a mettere nei miei lavori. Quando un’opera riesce nell’intento di comunicare una precisa volontà, una intenzione del pensiero, lì può nascere la bellezza. Ed aumentano esponenzialmente le possibilità che uno spazio, un raggio di luce, un suono, anche semplicemente una sfumatura di colore riescano a sfiorare le corde del nostro cuore. Se ciò accade, affiorano le emozioni.
Del resto se n’era già accorto quel figo di Leonardo che “i dettagli fanno la perfezione e che la perfezione non è un dettaglio”.

La prima parte dell’intervista la trovi a questo link. Grazie Tomas, alla prossima collaborazione!

www.date-sneakers.com • www.tomasghisellini.it