MUSIC
*FAZERDAZE

by Valentina Mosè

Dalla parte della mattina

New Zeland, ovvero oltre i confini del mondo pensabile: per raggiungerla dall’Italia sono 25 ore di volo, 2 scali di mezzo, -10 ore di fuso orario. È una manciata di isole sputate nel mezzo dell’Oceano Pacifico dove si parla maori e il kiwi è un uccello e non un frutto.

Eppure, forse colpa di colonialismo e dintorni, o magari merito di un particolare talento creativo dell’isola, la musica è sempre stata di casa. Soprattutto un certo tipo di musica indipendente, di matrice britannica, che negli anni Ottanta ha tirato fuori band come The ChillsThe Jean-Paul Sartre Experience e The Clean.
Ho scoperto di recente che buona parte della scena musicale neozelandese ruota intorno a una sola casa discografica, la Flying Nun Records, e sbirciando fra le nuove uscite mi sono imbattuta nel debut album di Amelia Murray, o meglio di Fazerdaze.

Il titolo dell’album, Morningside, prende il nome dal sobborgo di Auckland dove la giovanissima Murray vive, anche se è nata a Wellington. Murray ha pubblicato un EP nel 2014 catturando l’attenzione di NME per poi farsi un giretto britannico di concerti senza enorme clamore.

L’album uscito il 5 maggio scorso, invece, merita più di un ascolto: sono dieci canzoni per un totale di poco più di 30 minuti e altrettante vignette di vita pop. L’ispirazione anni Ottanta è innegabile e, a tratti, ricorda The Jesus And Mary Chain, solo con melodie più morbide e femminili. Vaga malinconia, un pizzico di leggerezza e tanto shoegaze.

Per imparare ad apprezzarla, ora che iniziate ad andare al mare la domenica, mettete in macchina il singolo di lancio “Take it slow” e vedete che effetto vi fa. Io l’ho fatto e mi è arrivata una ventata di estate direttamente dall’Oceano Pacifico. Mi sa che quel volo di 25 ore prima o poi lo prendo.

WEB * https://flyingout.co.nz/products/fazerdaze-morningside