TATTOO
*ALESSANDRA GIANNINI

by Rossana Calbi

Non ci sarà mai un tatuaggio veramente uguale a un altro

Dieci anni fa, quando iniziavo a scrivere i primi articoli sul mondo del tatuaggio, le tatuatrici erano poche ed erano quasi sempre le compagne di tatuatori. Lo scorso marzo 150 tatuatrici, da tutto il mondo, si sono riunite a Roma per The Other Side of The Ink, la convention tattoo interamente dedicata al tatuaggio realizzato da mano di donna. La manifestazione è giunta alla quinta edizione e ha ospitato, negli stand presso l’Hotel & Conference Center dello Sheraton Hotel, protagoniste anche molto giovani che hanno scelto come prima istanza la strada del disegno sul corpo.
Cristallizzazione di questo cambiamento, è «Stigmazine», il magazine d’arte e cultura del tatuaggio che la tatuatrice Alessandra Giannini ha creato per mettere nero su bianco il legame tra la femminilità e il tatuaggio. Tatuatrice, ma prima ancora architetto, mamma e adesso anche editore, Alessandra è una promotrice d’arte, l’unica cosa che in fondo le interessa è promuovere la bellezza che lei vede spiccatamente nelle sue colleghe.
Alessandra si emoziona, ed esulta di fronte a un lavoro artistico, l’antico l’appassiona quanto il moderno; Alessandra vede e vuole che anche gli altri vedano con uno spirito che è quello dell’ascolto e della volontà di donare. Giunto al terzo numero «Stigmazine» prende il via dal tatuaggio per raccontare cose che si legano tra di loro da un gusto non sempre coerente perché il gusto si rispecchia in mille sfaccettature e cresce grazie a mille stimoli, come dimostra lei stessa che, tra un tatuaggio e l’altro nel suo studio milanese Le Caveou Tattoo, impagina il prossimo numero del quadrimestrale ed elabora progetti per raccontare una nuova visione.

* In che modo si può raccontare il tatuaggio evitando di cadere nella morbosità dell’addetto ai lavori?
Io mi sento poco un’addetta ai lavori, ho una formazione completamente differente: sono architetto, ho un dottorato in Composizione, arrivo dunque da una visione progettuale ampia che coinvolge l’uomo nel suo ambiente. Da tatuatrice mi sento egualmente una progettista solo che rivolgo la mia attenzione al corpo umano che diviene soggetto e oggetto della composizione artistica. Il disegno è stato sempre un filo conduttore della mia formazione e della mia vita, quasi un’urgenza e una necessità, a tratti compulsiva. I miei quaderni sono stati sempre pieni di disegni al margine, ogni spazio vuoto era sempre riempito fino a che il desiderio di sperimentare supporti di natura diversa mi ha portato a misurarmi con la pelle. Il tatuaggio mi ha sempre attratto ma mi ci sono avvicinata solo in tempi recenti, quando ha cessato di essere un ambiente circoscritto e si è definitivamente aperto al mondo dell’arte, ho capito che era il momento di confrontarmi con questa mia passione e di renderla mestiere dando una svolta alla mia professione. Oggi oltre che architetto sono anche tatuatrice, il mio studio Le Caveau a Milano è aperto da tre anni e rappresenta il luogo dove sperimento la mia visione di progetto su pelle.
Ritengo che il tatuaggio possa essere raccontato in infiniti modi: è qualcosa di veramente unico e irripetibile, non ci sarà mai un tatuaggio veramente uguale a un altro, ogni pelle, ogni sentimento sofferto, ogni traccia sarà necessariamente diversa dall’altra. È un’opera d’arte realizzata su un supporto effimero e vivo, un’arte per tutti, da vivere, da indossare, da consumare. È simbolo, un affioramento su pelle di un nostro sentimento, di una nostra idea, tatuando l’artista diviene medium capace di interpretare ed esprimere quello che si trova nella testa e nel cuore della sua tela vivente.

* Il progetto editoriale ha un’attenzione spiccata al mondo artistico in generale, ma anche agli aspetti antropologici: spiegazioni dei simboli legati al tatuaggio, tradizioni culturali contemporanee. Un luogo per raccontare delle piccole identità che si collegano tra di loro. Arte e tatuaggio, antropologia e tatuaggio, spiegaci il lavoro di connessione che stai svolgendo sul tuo magazine.
«Stigmazine» nasce dall’urgenza di dare voce all’arte legata al mondo del tatuaggio e allo stesso tempo di raccontare storie. La mia concezione del tatuaggio va al di là dei preconcetti e delle mistificazioni che da tempo ne pervadono l’ambiente. Per me il tatuaggio è una forma d’arte, espressione individuale e collettiva insieme, dell’artista e della società a cui si rivolge, la connessione tra arte e identità è profonda soprattutto in una forma espressiva fortemente legata al simbolo archetipo e dunque all’inconscio collettivo in senso junghiano.

* Le tatuatrici sono in forte ascesa, come stanno imponendo il loro tratto in un ambiante che, come molti, nasce con peculiarità tipicamente legate alle attitudini maschili? E come si raccontano?
Credo che la vera rivoluzione nell’ambiente della cultura del tatuaggio sia dovuta alla crescente presenza delle donne che sradica i preconcetti che vedono il tatuaggio un’attitudine maschile.  Tatuarsi non è più un gesto di ribellione ma appartiene a gran parte della nostra società, è diventato un gesto condiviso e paritario, si tatuano tanto uomini quanto donne: è una forma artistica espressiva libera. La sensibilità delle donne produce un linguaggio e delle forme tecniche e stilistiche di altissimo livello, le tatuatrici riescono a comunicare un universo femminile intenso e profondo sconosciuto al tatuaggio machista. Mi ritrovo maggiormente nella visione, nella sensibilità artistica e nelle scelte espressive di artiste donne, forse per affinità, forse proprio per la scelta di simbologie più legate al vissuto femminile o per il modo con cui le donne raccontano la vita e in particolare l’amore.

* Oltre a una finestra su uno o più mondi, «Stigmazine» vuole essere una leva propulsiva, cosa sta per aprire?
«Stigmazine» è un magnete, ha una forza di attrazione che nasce dalla sua spontaneità, ed è sicuramente una leva propulsiva innescata da un’urgenza: quella di aprire il mondo del tatuaggio a un sentire artistico condiviso, mettendo in comunicazione diversi contenitori d’identità legate da una profonda affinità culturale e creando un luogo espressivo libero e fecondo.

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