TRAVEL
*RABAT & CHEFCHAOUEN

by Chiara Sernia

Viaggio a Rabat

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La Capitale del Marocco, come tutte le grandi città marocchine, è un po’ caotica, ma ricca di cose da sperimentare per cui non bisogna spaventarsi, ma semplicemente prenotare con anticipo un volo Ryanair e “buttarsi nel gioco”, come abbiamo fatto noi in un weekend lungo di febbraio.

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Il nostro piano era visitare non solo Rabat, ma anche Chefchaouen, ovvero la cosiddetta “Città Blu del Marocco” che dista circa 250 km dalla capitale e che è considerata un piccolo gioiello architettonico (dichiarato Patrimonio UNESCO dal 2010) immerso nel Rif, regione montuosa a forma di mezzaluna, nel nord del paese.

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* 25 febbraio – Arrivo a Rabat e pernottamento
Dall’aeroporto alla città c’è una navetta che circola con orari sempre diversi per ogni giorno della settimana per cui è consigliabile appuntarsi gli orari in funzione dell’arrivo dall’Italia. Se invece la navetta non fa per voi, ci sono i taxi. Prima di prenderli va tenuto sempre in considerazione che a Rabat circolano due categorie di taxi. I petits taxi sono modelli di piccole vetture Fiat dipinti di blu. Non vanno oltre i limiti cittadini, possono trasportare più passeggeri contemporaneamente e possono essere fermati anche per strada. Le vetture sono tutte dotate di tassametro ma i conducenti sono restii a metterli in funzione, bisogna insistere al momento. Per tragitti più lunghi si deve ricorrere ai grand taxi, di solito vecchi modelli di Mercedes di colore bianco, che servono tratte fisse di media percorrenza e che non hanno tassametro. Fanno un servizio indistinguibile da quello di un autobus con la sostanziale differenza che le uniche fermate fisse sono i capolinea e il gran taxi può fermarsi o essere fermato per far scendere o salire i passeggeri in qualsiasi punto del suo percorso.

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Una volta arrivati a Rabat, conviene soggiornare in un “riad“, parola con la quale si intendono le abitazioni che, per secoli, sono state la residenza tradizionale dei marocchini all’interno della Medina (la parte antica delle città arabe). Riad in arabo significa “giardini” e fa riferimento alle aree verdi con fontana che si trovavano esattamente al centro delle case arabe su cui affacciavano tutte le camere. A Rabat, come in tutto il Marocco, ve ne sono di meravigliose, basta scegliere la propria.

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* 26 febbraio – Rabat
Rabat è una città moderna che si affaccia sull’Oceano Atlantico ed è la più grande città dopo Casablanca. La sua Medina è pittoresca e caratterizzata dai classici vicoli stretti e acciottolati, gallerie d’arte e numerosi negozi, con in più una splendida vista sull’oceano. Per la visita della città, è consigliato partire da una delle quattro porte reali (Bab El Alou, oppure Bab El Had) della cinta muraria del XII secolo, lunga più di 5km, per poi recarsi alla Kasbah e alla moschea di Makki. La porta Bab Oudaia è famosa per il suo arco composto da 3 modelli differenti mentre la porta Bab Rouah, conosciuta anche come Porta dei Venti, colpisce per la maestosità dei suoi 28m di lunghezza, 12 di altezza e 27 di profondità. Il viale Hassan II separa la Medina dal resto della città, la Torre di Hassan faceva parte di una grande moschea costruita a partire dal 1195 e distrutta nel terremoto del 1755. Non lontano si trova il Mausoleo di Mohammed V, decorato riccamente con pietra lavorata e piastrelle di ceramica.

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* 27 febbraio – da Rabat a Chefchouan
Le strade che arrivano a Chefchaouen non sono molto facilmente percorribili, per cui in auto ci vogliono in ogni caso più di 3 ore. La Città Blu è complicata da raggiungere se il punto di partenza è Rabat, come è stato nel nostro caso, ma se si hanno più giorni e più tempo ci sono migliori collegamenti da Fes. Nel nostro caso abbiamo preso un taxi sia all’andata che al ritorno per poter ottimizzare il tempo da trascorrere lì.

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L’impronta andalusa della cittadina con case imbiancate a calce, piccoli cortili e tetti piastrellati è dovuta al fatto che i suoi primi abitanti furono esiliati musulmani ed ebrei provenienti da Granada. Chefchaouen è nota, oltre che per il colore delle sue case, anche per le otto moschee che sono concentrate nel centro storico che si arrampica sul fianco di una collina e per la quale si parla di “città santa” . Tra queste, la Grande Mosquée (XV secolo) ha una stravagante torre ottogonale. Per il resto, ovunque ci sono strade in salita dal tracciato irregolare, scalinate e giardini che sembrano immersi in un grande mare azzurro.

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Plaza Outa El Hammam è il fulcro di Chefchaouen con ristoranti turistici, negozi di souvenirs, la Grande moschea e l’accesso alla kasbah, un complesso con giardini ombreggianti e minareti di antiche strutture. Plaza El Makhzen, invece, è la “piazza del governo” in epoca coloniale. Caratterizzata da una antica fontana e da alcune bancarelle, è la sede dell’Ensemble Artisanal, il luogo in cui è possibile osservare gli artigiani produrre oggetti tipici nelle loro botteghe.

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Per vedere la città non occorre avere un itinerario ben preciso, l’importante è non perdersi Plaza Hauta, Plaza El Makhzen o la grande Plaza Outa El Hammam. Poi, c’è una curiosità da conoscere prima di terminare la visita: non vi stupite se le persone del luogo insisteranno a volervi vendere il Kif! Pare che le montagne del Rif intorno a Chefchaouen siano famose per questa sostanza che altro non è che una droga leggera a base di cannabis.

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* 28 febbraio – Rientro a Rabat e Partenza
Una volta tornati a Rabat, conviene visitare la torre Hassan, un minareto che un tempo faceva parte della moschea omonima. Iniziata a costruire alla fine del XII secolo, la moschea Hassan doveva essere la più alta del mondo nelle intenzioni dei suoi progettisti, ma non fu mai terminata e andò distrutta nel 1755 in seguito al terribile terremoto di Lisbona. Oggi della moschea non restano che le basi della colonne. L’isolato minareto è alto 44 m e ricorda la più celebre torre della Giralda di Siviglia. Di fronte la torre Hassan si erge il mausoleo di Mohammed V che accoglie le spoglie del re del marocco dei suoi due figli, re Hassan II e principe Abdullah. L’accesso al complesso, ultimato nel 1971, è però interdetto ai non musulmani.

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Rabat è il centro principale della cucina tradizionale marocchina per cui il modo migliore per salutare la città prima di ripartire per l’Italia è assaporare in uno dei tanti ristoranti dell’area della Medina un buon piatto di cous cous oppure di tajine, che -come tutti gli altri piatti marocchini- sono rigorosamente freschi e fatti al momento.

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