ILLUSTRAZIONE
*CELINA ELMI

by Paola Cecchini

Etimologia illustrata delle parole

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Nata in provincia di Firenze, Celina Elmi è da sempre appassionata di disegno e libri illustrati. Dopo la laurea in Cultura e Stilismo della Moda, frequenta vari corsi di illustrazione e nel 2010 inizia a lavorare per Federighi Editori per la quale ha pubblicato numerosi volumi illustrati per bambini; si occupa di illustrazione, grafica, redazione e laboratori creativi. Nel 2014 ha fondato, con altre tre illustratrici toscane, il collettivo Le Vanvere che ha l’obiettivo di promuovere e valorizzare l’illustrazione soprattutto sul territorio toscano.

Ama disegnare sulle tovagliette di carta, passeggiare in campagna, leggere, scoprire l’origine delle parole, cucinare, ballare e viaggiare. Riempie l’agenda di pagine intitolate IDEE che ogni anno si riempiono di progetti e spera, piano piano, di realizzarli tutti.

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* So che ami le lingue straniere e che continui tuttora a studiare inglese, questa  passione parallela all’attività di illustratrice influenza in qualche modo la tua professione?
Attualmente non sto “studiando” nel senso di frequentare corsi, ma tenendomi allenata con musica, film, letture, non solo in inglese. Secondo me sapere più lingue straniere e conoscere bene la propria è una ricchezza, indipendentemente dal lavoro. L’inglese mi è sempre piaciuto, da quando tanto tempo fa imparavo i testi dei Take That a quando in vacanza studio chiedevo un adattatore per il phon e la commessa mi spiegava che non vendevano patate. Ora le lingue straniere mi servono quotidianamente, per leggere risorse utili in rete, anche solo per cercare immagini e rispondere alle email. Spesso vado alle fiere del libro a presentare le collane della casa editrice dove lavoro, quindi è stato utile frequentare un corso di inglese specifico, però serve anche superare la paura di sbagliare, “buttarsi” (non so se c’è un corso per questo). Quando vado all’estero mi porto spesso a casa qualche libro illustrato con testo in lingua originale; è come sentire la voce reale del racconto, non “doppiata”.

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* Nelle tue tavole ci sono molti riferimenti a personaggi letterari, sia della letteratura moderna sia della letteratura classica. Dunque nasce prima la Celina “lettrice” o quella “illustratrice”?

Nasce prima la Celina disegnatrice; anche nei ricordi più lontani, da quando ho memoria ho sempre disegnato. Un paio di lontani flashback che mi vengono in mente sono: 1) Scuola materna, momento del riposino, io che faccio rumore di proposito così mi mandano in classe a disegnare 2) Elementari – Io che divento un fulmine nell’analisi grammaticale perché chi finisce prima può fare un disegno. C’era sempre poco tempo per disegnare -e la storia si ripete anche a distanza di anni, quando non c’è più la campanella ma la consegna del libro!-. Delle prime letture ho un bel ricordo: fino a tardi, a letto, con la lucina sul comodino, con gli occhi che bruciavano ma volevano sapere cosa succedeva dopo -come ora insomma-.

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* Quanta influenza hanno avuto le illustrazioni nei libri che leggevi durante gli anni da studentessa? Mi spiego meglio, dei disegni possono contribuire a farti amare o odiare un libro?
Purtroppo non ricordo molti libri illustrati della prima infanzia; ho iniziato presto a leggere piccoli romanzi che non avevano immagini o ne avevano poche, e mi dispiaceva. Amavo le illustrazioni ricche di dettagli da scoprire, con tanti personaggi, specialmente se fantastici, che erano anche i miei soggetti prediletti da disegnare. Un libro che rimane fra i miei preferiti è “Le streghe” di Roald Dahl, con le inconfondibili illustrazioni di Quentin Blake. Per me la Strega Suprema era così, filiforme, col tratto fresco e irregolare di Blake. Sì, le illustrazioni possono contribuire a farti amare -di più- un libro che ti piace. Quando ami sia le illustrazioni che il testo, il connubio è perfetto, e il libro diventa un “libro del cuore”. I disegni non credo possano farti odiare un libro, ma una copertina che non ti piace può allontanarti a prima vista da un potenziale “libro del cuore”.

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* Ormai è già da qualche tempo che fai parte del collettivo “Le Vanvere” (insieme a Giulia Quagli, Camilla Garofano e Lisa Gelli); ed attualmente è in corso il concorso “Illustratori a Km0” che organizzate ogni anno. Avete mai pensato di buttare li un tema da super secchioni del liceo tipo letteratura greca o latina per dare sfogo al “piccolo topo da biblioteca che vive dentro ogni sognatore”?
Se ci ho pensato! Io tiro sempre fuori latino, greco ed etimologia ogni volta che inizio un nuovo progetto. Le Vanvere sopportano amabilmente questa mia passione per le parole e le lingue antiche (preferisco definirle così piuttosto che “morte”) e ogni tanto mi danno pure spago. L’anno scorso abbiamo trattato la letteratura dedicando il concorso al Decameron di Boccaccio, ma indire un concorso sul “De Bello Gallico” mi sembra un po’eccessivo! Però -c’è un però- l’etimologia è sempre in agguato, anche dietro al tema “ZOO” di quest’anno. “Zoo” deriva dal greco (“animale”), e proprio questo abbiamo chiesto ai partecipanti al concorso per le mostre (Illustratori a Km 0 e Filieralunga – www.vanvere.it/concorsi): di interpretare la parola “zoo” in tutti i modi possibili. Non volevamo che il nostro zoo fosse una gabbia, ma al contrario un posto dove gli animali disegnati potessero essere liberi e… invadere la città!

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WEB * celillustrazione.blogspot.it