TATTOO
* CLAUDIA DUCALIA

by Rossana Calbi

Costringere l’horror vacui nella creazione

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firme bokemono

– Quella sei tu!
Mi indica un’amica prendendo in mano Note di Viola.
– Guarda la frangia, gli occhioni, la bocca sempre imbronciata: sei tu!
Ovviamente la mia vanità, mascherata da curiosità, mi fece sfogliare il libro e, a parte gli accostamenti un po’ forzati, scoprì un volume che si sdoppia immediatamente nella sua versione in inglese con una protagonista che risponde ai canoni classici del pop surrealism. Nel volume le parole di Varla Del Rio accompagnano i disegni di Claudia Ducalia. La sua mano la riconobbi subito qualche mese dopo in mostra presso la Dorothy Circus di Roma in un olio incastrato in una cornice barocca.
Per poi scoprire che l’illustratrice e artista è anche una tatuatrice romana che nel suo studio, il Mater Medusa, blocca i suoi colori sul corpo altrui, mentre le sue opere continuano a girare nel mondo: Portogallo, Los Angeles. Tutto per Claudia Ducalia diventa una tela, che si legga o si muova, le sue creazioni non riescono a rimanere ferme.
Mentre si concentra sulle due prossime collettive, una di queste dedicate allo yoga con il supporto dell’insegnante e curatrice Giulia Piccioni, ci ha raccontato come crea e poi “costringe” i suoi lavori.

Ducalia_Cestra_bokemono

* Fin dai tuoi esordi, collabori come illustratrice con la casa editrice indipendente Bakemono Lab, quali sono i tuoi legami con la scrittura?
Sono molto affezionata alla Bakemono Lab, perché l’ho vista nascere e sono stata da subito parte integrante della sfera iconografica della sua editrice. Amo le case editrici indipendenti perché ovviamente sono voci fuori dal coro della globalizzazione, e fanno una fatica bestiale per sopravvivere. Con loro si può davvero respirare tutto ciò che nasce dal fervore di una sana e impavida passione per la carta stampata, l’amore che mettono nella voglia di scrivere non può che travolgermi e sono sempre onorata ed emotivamente coinvolta quando si tratta di dover creare immagini che accompagnino ed evochino le parole che qualcuno ha voluto mettere per iscritto, raccontando luoghi, situazioni, scenari e personaggi ai quali non posso fare a meno di legarmi anch’io, ogni volta inesorabilmente.

Sant'Agnese_1

* Nella collettiva EXIT VOTO presso Parione9: il tuo santino era Sant’Agnese, come artista e come tatuatrice qual è il tuo rapporto con l’iconografia cristiana?
A dire il vero io ho una predilezione per l’iconografia sacra in generale. Non solo quella cristiana. Amo rappresentare immagini o oggetti di rimando al Sacro sia quando dipingo che quando tatuo. La sacralità nella propria rappresentazione artistica è già qualcosa che viaggia in parallelo sul sottile binario della blasfemia; ci sono innumerevoli contraddizioni anche solo nel fatto stesso di raffigurare, ed è proprio con questo tipo di controsenso che la mia espressione artistica trova spesso la giusta valvola si sfogo.

tree of life_nero gallery

* Nella tua partecipazione alla collettiva Corpus Dei presso la Nero Gallery di Roma hai lavorato su un corpo che diventa il centro dell’universo con un’aspettativa puramente rinascimentale. Oltre a te, presenti in mostra artisti con espressività molto forti e caratterizzate, quale secondo te ha evidenziato maggiormente l’aspetto puramente umanistico?
Corpus Dei alla Nero Gallery è stata una collettiva che mi è piaciuta davvero molto, ho amato il tema e tutti gli artisti convocati, e se devo proprio esprimermi su qualcuno in particolare allora citerei volentieri quello che mi ha colpita in modo più istantaneo: sto parlando di Riccardo Mannelli e delle sue strazianti e conturbanti matite.

medusa

* I tuoi lavori sono “pieni”, anche la cornice diventa un elemento importante nella finitura sia di un tatuaggio che di opera d’arte. Quanto è importante il limite estremo della cornice tra i dettagli che scegli? E quali saranno i tuoi prossimi scenari?
Credo di avere una vera e propria fissazione per le cornici, mi prendo davvero molta cura della ricerca e della scelta di ogni singolo pezzo. Mi trovo a comprarle anche senza averne diretto bisogno, e le archivio, in attesa di vestirle; ne compro anche durante i viaggi all’estero. La cornice per come la vedo io non è assolutamente un limite, o una linea di demarcazione che segna il punto esatto in cui l’opera termina, ma il contrario. Per come la percepisco io la cornice deve fondersi con l’ambiente circostante, come i rami di un albero, deve essere l’anello di congiunzione tra il mondo esterno e l’opera stessa. È colei che mette in contatto l’horror vacui e la creazione. Essa è per me un prezioso accessorio, un inestimabile dettaglio senza il quale l’opera stessa andrebbe a soffrire, come la testa di una regina senza la sua corona. Mi è capitato spesso, infatti, di creare l’opera apposita per la cornice che possedevo in precedenza. E così anche nel tatuaggio mi piace ripercorrere questo tipo di concetto. Per i miei prossimi scenari a tal proposito ho fatto una ricerca ancora più approfondita e spero di riuscire a dare il giusto peso all’indagine artigianale che ho fatto, intorno a quelle che saranno le mie prossime opere per due collettive che sto preparando.

tattoo

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