ART
*GIADA WOOD

by Rossana Calbi

Segreti di giada

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Sotto una coltre di libri dedicati ai segni sul corpo lo scorso inverno c’era l’amore segreto di Giada Wood che tornava a esporre a Roma, la città che aveva scelto come sua custode per quindici anni. Da Uroboro, la libreria dedicate al tatuaggio del Pigneto, l’artista nata a Rovereto, aveva portato, per Secret Love, le sue matriosche bannate da Facebook per l’offesa che arrecano al buonsenso comune. Il buonsenso l’avrebbe esclusa in una collettiva dedicata al concetto di santità, e il suo San Crispino è la prova che spesso essere dissennati porti a mirabili avventure. Giada Wood è una curiosa, e trasforma ogni stimolo in una nuova ricerca: la scrittura si è trasformata in pittura e la pittura trova altre soluzioni espressive ed esplicative: OPUS sono le sue nuove “carte magiche”.

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Shiva, In scared love, Uroboro

* Il tuo recente avvicinamento alla carta sta dando vita alle tavole alchemiche illustrate e spiegate. Come stai procedendo in questa ricerca simbolica?

Dopo dieci anni trascorsi a dipingere esclusivamente su legno finalmente ho “calato le braghe”, grazie a EXIT VOTO. Quando ho capito il mood del progetto e che il supporto era imprescindibile ho avuto la tentazione di rinunciare, ma già sapevo che me ne sarei pentita e così ho colto la sfida. La carta è un amante impetuoso, che non conosce mediazioni, è istinto all’opera (il mio a quanto pare è da miniaturista) e dopo S. Crispino me ne sono totalmente innamorata. Così è nato quello che tu hai deliziosamente definito: “tavole alchemiche illustrate e spiegate”, il progetto: OPUS. I simboli sono definizioni rappresentate anziché scritte ma inevitabilmente, ogni volta che li si usa, vanno tradotti a parole. Peccato che la traduzione alteri il ritmo delle sensazioni percepite! Quando nei miei dipinti uso i simboli, creo una sequenza con una cadenza precisa così che lo spettatore, attraverso il suo inconscio, si connetta all’archetipo generando gli stati d’animo descritti. Ecco perché in questa raccolta di tavole alchemiche ho voluto scrivere accanto a ogni simbolo il significato corrispondente, per agevolare nel modo più discreto questo processo di connessione tra conscio e inconscio, sostenendo nello stesso tempo l’individuazione delle fasi alchemiche descritte.

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* Quali sono i simboli nel tuo san Crispino da Viterbo?
È S. Crispino il simbolo. È il logo del bravo paesano, dell’uomo dal cuore d’oro, che attraverso la terra si prende cura della sua gente. È il lavoro di chi prepara le basi, di chi allevia i cuori affaticati… In diversa forma, luogo e contesto, lo stesso lavoro affrontò con lo stesso spirito l’uomo che in Giappone viene chiamato: Daruma, il padre dello Zen. Il suo fu un lavoro mistico ma non rinunciò a sporcarsi le mani di terra. Narra la leggenda, che dopo nove anni trascorsi in una grotta a meditare si tagliò di netto le palpebre per aver ceduto al sonno. E dove le sue palpebre caddero una piantina di tè verde crebbe. Due monaci erranti, poco inclini ai cerimoniali entrambi, figli di Madre Natura, spesso con il rosario in mano e la guida di un animale nell’altra. Zen, mi permetterei di definirli. Ecco perché nel dipinto ho rappresentato la sintesi tra i due. Come sfondo ho usato il pattern del Fiore della Vita, simbolo universale di energia, di vita e di connessione tra tutte le cose.

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* Hai un rapporto particolare con le figure carismatiche: mi hai accennato al tuo saluto alla statua di Giordano Bruno nella tua ultima visita romana, cosa significa nel tuo percorso il filosofo nolano?
È un grande amore… Del resto come non amare un uomo così pieno di vita, di divinità? Nel mondo è proprio così: uomini modellano divinità e venerano la loro creazione. Sarebbe appropriato che le divinità adorassero gli uomini…, cito testualmente il vangelo di Filippo. Ciò che chiamiamo Dio potrebbe essere semplicemente il nucleo metafisico di Tutto, il centro in cui si aggrega il frutto della presa di coscienza di ogni singolo, in qualsiasi forma e sistema. Questo è suppergiù quello che tra le altre cose, Giordano Bruno potrebbe permettersi di dire oggi. E comunque sì, quando sono in zona passo sempre a salutarlo. Tutto il resto è un segreto.

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* Roma ti ha abbracciato per dieci anni, quali sono i simboli che nasconde nelle sue più intime pieghe e che più ti è piaciuto scoprire?
L’acronimo di Roma è Amor, e direi che questo apre e chiude la parentesi. Roma è un centro in cui è possibile innamorarsi perdutamente della vita tanto quanto esserne soggiogati. E anche lei è, un simbolo. È stata madre di una “civiltà” e inevitabilmente ne porta i segni addosso, basta passeggiare per i vicoli, spiare negli androni dei palazzi le geometrie delle pavimentazioni, i bassorilievi e le decorazioni di parapetti e grate… Come ogni Madre ha ovviamente anche molti scrigni e tesori nascosti, scoprirli apre visuali, segna percorsi, ma ci vorrebbe un indomito esercito di gesuiti per decifrarli tutti!

WEB * www.instagram.com/giadawood