5×1 #59
*FEDERICA IACCIO

by Redazione DATE*HUB

5 opere raccontate

Un’illustrazione può non comporsi solo di carta, colori, geometrie. Lo dimostrano le 5 opere presentate nel 5×1 (5 illustrazioni raccontate con le parole del loro stesso creatore) di oggi. Tessuti, fili, cuciture come cicatrici, forme che prendono vita grazie a una macchina da cucire al posto di pennelli, matite o programmi di grafica. Federica Iaccio è un’illustratrice e un’artigiana, ecco le sue 5 creazioni.

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Ma davvero qualcuno leggerà la mia biografia? Proprio sicuri? Bene, vi credo. Sono nata sul mare, a Napoli. E non è un semplice dettaglio. A 19 anni misi in valigia De Filippo, San Domenico Maggiore, una pizza e un pezzo di mare.

Ah, il mare.Nonostante la valigia riuscì a superare i controlli e giunsi a Twickenham, Londra. (Dove registravano i Beatles, sì.) Lì iniziai ad assemblare i primi pezzi di stoa, osservando mani magiche.
Prendevo lezioni di cucito dalla costumista di Harry Potter. Sì, una lunga storia.

Iniziai così il mio percorso da Fashion Designer continuando gli studi a Milano, all’Istituto Marangoni.

La voglia di raccontare, di comunicare mi spinse ad andare oltre. Intrapresi gli studi di Graphic Design e Art

Direction alla Naba. Mi avvicinai all’illustrazione ed imparai a fondere le cose, a collegarle, a condividerle.

Ascoltai le mie radici, decisi di unire tutti i pezzi e disegnare con la macchina da cucire.

Lavoro attualmente come Graphic Designer e Illustratrice freelance a Milano ma la mia valigia ha ancora molto spazio. Ed il mare c’è sempre. Ah, il mare.

 

 

 

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Gli insetti furono tra i primi soggetti dei miei lavori cuciti. Furono loro in realtà a farmi capire che stavo andando nella giusta direzione. Un piccolo universo così ricco di preziosi dettagli, ne ho sempre subito il fascino, fin da piccola.
Cucirli è un modo per scavare nei ricordi, per tornare sulle strade fatte di ciottoli, per sentire quei passi che ti accompagnano verso casa. Questa è una locusta cucita una sera di qualche tempo fa.

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Ho sempre osservato le mani. Non ho mai ricercato la loro bellezza, la perfezione della forma. È l’intensità dei gesti che mi interessa. Incidere sulla tela con l’ago della macchina da cucire è un po’ come ssare col fuoco certe immagini, in un modo forte e indelebile, rumoroso e spesso invadente.
Ma certe cose devono essere così. Il mio non è ricamare. Mi hanno spesso domandato perchè amassi disegnare mani. Ed io non riesco a trovare una risposta migliore: Perchè non c’è nulla di più umano. Questa è la prima mano cucita, un’illustrazione realizzata per la rivista ‘Il Collirio’ di Eetto Placebo.

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Non so suonare il piano, ma avrei sempre voluto. I musicisti sembrano capaci di dar vita a tutto ciò che li circonda. Sembra che da quei tasti escano fuori rami, foglie, alberi. Ed ora che ci penso, meglio non aver imparato, casa mia è già n troppo disordinata. Quando fui contatta dal magazine ‘Nurant’ fui davvero felice. Non solo per la collaborazione che sapevo sarebbe stata tra le migliori ma anche per il tema scelto per quel numero.
Il ‘Super-io’ di Freud. Tutto ciò che è meglio non fare, non dire. Tutto ciò che è giusto che non si faccia, nonostante tu senta il bisogno di farlo. Come impedire la vita, come impedire ad un pianoforte di suonare.
Questo è il mio silenzioso pianoforte, con le ragnatele di un ragno che attende. Una delle quattro illustrazioni realizzate per ‘Nurant’ che di meraviglioso non ha solo il nome ma anche tutto il team.

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Mi piace lasciare segni. In un luogo, sulla pelle, su tela. È questo per me disegnare. Scavare nella roccia, raccontando se stessi, continuando la propria ricerca sulla terra. Queste sono le mie mani cucite selezionate tra i 20 vincitori del contest “Il Design della Parola” di Italianism. Dovevo rappresentare la parola ‘Disegno’. Non ho esitato un solo istante.

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Non avevo mai pensato di cucire una statua. L’eetto disordinato, sismico del tratto cucito non avrebbe potuto rendere la perfezione del marmo, la forza della pietra. La mattina dopo le elezioni americane ho sentito un avvertito un forte senso di instabilità, ho visto la pietra sgretolarsi, sgranarsi, creparsi. Una statua simbolo della libertà che fa fatica a combattere perno la salsedine del mare che la circonda. La verde statua ossidata, che si lascia andare, che si scuce, che si mostra per quello che è.
Una debolezza urlata agli occhi di tutti. Questo è il volto di Lady Liberty che ho cucito e scucito su tela.
P.s. Dicono che lo scultore francese si sia ispirato alla madre per il volto della statua. A quanto pare i mammoni esistono da sempre e non sono solo italiani.

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