PHOTO PROJECT
*FANTASTIC BESTIARY

by Redazione DATE*HUB

You Are the Beast

L’abbiamo scovata online, e non siamo stati gli unici. Prima di noi ci sono stati centinaia di like alle fotografie del suo progetto “Fantastic Bestiary”. Morena Fortino è una giovane fotografa nata 33 anni fa a Battipaglia, dove vive. Ha studiato all’Istituto d’Arte F. Menna di Salerno dopodiché ha frequentato una scuola di fotografia a Napoli, iniziando subito a lavorare come fotografa specializzandosi in ritratti per bambini. Nel 2009 ha scoperto la tecnica del papercutting e ha cominciato a incrociarla con la fotografia. Da questa commistione nasce il progetto “Fantastic Bestiary” a cui si dedica dal 2013 in modo continuativo.

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«Lo spunto per il Fantastic Bestiary nasce per caso» ci spiega Morena. «Mentre lavoravo a un progetto di papercutting, con la sagoma vuota di un animale, mi feci un selfie con la webcam del computer e fu un’illuminazione. Il caso aveva prodotto un’immagine nell’immagine e, a seconda di dove mettevo a fuoco lo sguardo, notavo il mio volto oppure l’animale, un po’ il principio del vaso di Rubin».

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Tutto inizia da qui: il selfie scattato per gioco, che mi ha rivelato la strada.

«Il lavoro successivo è stato trovare un “fil rouge” per imbastire il progetto – e gli animali sono da sempre uno spazio di creatività e di significato, tra zoomorfismo e antropomorfismo – ma soprattutto è stato “guidare il caso”, perché in “Fantastic Bestiary” la differenza tra una foto riuscita e una foto improbabile è spesso questione di un millimetro, di un impercettibile movimento, di un attimo da cogliere al volo: occorre che si incastrino i segni esterni del soggetto ritratto, e i segni invisibili degli animali. Così, un ruga può diventare la curva di una zampa, un neo l’occhio dell’animale, i capelli o la barba una criniera o una coda. L’eccitazione che mi provoca lavorare al “Fantastic Bestiary” è in questo: quando riesco a cogliere quel momento in cui sagoma e volto si incrociano, si fondono, mi sembra di aver provocato una magia. E credo sia proprio questa magia che colpisce chi guarda le foto.»

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Anche se oggi la fotografia è una questione principalmente tecnologica, il progetto di Morena si rifà all’antica arte cinese del ritaglio e ha quindi bisogno di strumenti altrettanto antichi quali carta, lame e punteruoli.

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Protagonisti di molti dei suoi scatti, i gatti costituiscono per Morena un’autentica passione. «I gatti sono i miei soggetti, i miei assistenti e il primo e l’ultimo pensiero della mia giornata…», ci dice. Inoltre, la incuriosiscono «le forme popolari di devozione e superstizione come gli ex-voto, i canivet, le iconografie religiose, così pure il folklore messicano. Ammiro molto artisti quali Amparo Sard, Elsa Mora, Vivian Maier che sento vicini nella tecnica e nell’immaginario, ma mi attira anche l’outsider art perché molti artisti che ne fanno parte indagano gli aspetti popolari che ho citato prima».

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Così come i gatti, ci sono altri soggetti che ricorrono nel “Fantastic Bestiary”, ad esempio la sagoma metà lupo e metà donna: «è un soggetto che ho coniugato in diverse forme: papercutting, dipinto su tela e anche ovviamente “fantastic bestiary”. Mi è molto caro, forse perché mi ci riconosco…».

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Dal primo scatto nel 2013 “Fantastic Bestiary” ha subito varie evoluzioni: «Per molto tempo ho creduto che queste magiche combinazioni funzionassero solo su di me in autoscatto, allora ho provato a farmi scattare qualche foto da Chiara, una mia amica, ma nella fase degli scatti Chiara non aveva notato questa foto. Dopo un po’ di tempo, riprendendo quelle foto l’ho riscoperta.»

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Oggi il progetto non è costituito solo di autoscatti, ma esplora molteplici ambiti in un continuo processo di sperimentazione, con risultati diversi in funzione del soggetto fotografato. E raccoglie ormai tantissimi animali, anche quelli che sembrano più difficile da rappresentare: «Il serpente è una sagoma che, a un certo punto, ho escluso perché particolarmente difficile, finché non ho incontrato Francesca che, senza sapere nulla della mia esclusione, mi ha espressamente chiesto di fotografarla con la sagoma di un serpente… il risultato è più che soddisfacente.»

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Il risultato finale è frutto di molteplici passaggi, come nel caso della foto con la sirena: «Questa foto l’ho molto cercata sull’albero, ma non mi sembrava riuscita finché non l’ho virata in bianco e nero: si sono così rivelati i rami come merletti, le nuvole come capelli… insomma la magica sirena è volata fuori!»

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«Mi piace molto questa foto perché l’espressione dell’animale è dovuta completamente alla fisicità del soggetto ritratto: il corpo del canguro è fatto tutto di… corpo umano!»

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Agli animali si aggiungono anche altre sagome, come questa, di fantasia: «Ogni volta che la guardo, mi sembra un piccolo miracolo: i rami ricchi di foglie del fico per un secondo si sono allineati a formare cappuccio e tutina di Peter Pan.»

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A tre anni dalla prima foto, le sperimentazioni di Morena diventano ancora più sfidanti: «Ancora esperimenti, ritagliare queste sagome nelle mie stesse foto: una sfida ancora più ardua… chissà! Non mancheranno gli animali in ogni caso, amici e compagni di questo viaggio.»

WEB * www.morenafortino.com