MUSIC*
GIULIA ANANÌA

by Valentina Mosè

RomaBombay

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Se la vedi sul palco, Giulia Ananìa, le riconosci subito la grinta di una leonessa, o forse di una lupa, perché Giulia è romana e non ama nasconderlo troppo. Poi ascolti le parole delle canzoni che scrive e quasi ti sbricioli nel loro romanticismo. Prendi il testo di “Differente” che Giulia ha scritto di recente per Nek e che fa così: Sono notti che non dormo/ e non sono le zanzare/ ho chiuso luci intermittenti come stelle in un forziere/ sono tutti tentativi per dirti che ti voglio bene/ e non c’è definizione se ogni volta è una prima volta/ e tutto quello che mi importa è che di te mi importa. E non è solo Nek che canta testi scritti con lei, ci sono grandi hit scritte per Emma, Paola Turci, Malika. Determinazione e faccia tosta possono affondare le loro radici in una mousse di dolcezza? È una buona chiave di lettura, quella dei contrasti, per interpretare il suo nuovo album “RomaBombay” o è una strada fuorviante?
Chiediamolo direttamente a lei.

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* “RomaBombay” è il titolo del tuo nuovo disco, in uscita a marzo, dopo quattro anni in cui ti sei dedicata prevalentemente a scrivere canzoni per altri. A prima vista, si direbbe che l’album voglia raccontare un percorso fisico -o psicologico- da colmare tra due poli lontani. Cosa significa esattamente “RomaBombay”?
RomaBombay è un flusso di coscienza, un film che parte da Roma, ma che racconta un po’ tutta l’Italia: un paese in sospeso, addormentato, che non sa come accogliere qualcosa di nuovo e rimane in attesa di un cambiamento che cada dal cielo. In RomaBombay c’è questa decadenza, raccontata con tenerezza e con ironia: ci sono i sabato sera da zombie, l’avocado che è tornato di moda come l’eroina, i pensionati e i videopoker. In questo scenario, la sola speranza resta l’amore, un amore buffo, però, che non si sa gestire, come quello tra due persone di due civiltà diverse. Come hai giustamente osservato, RomaBombay è una città degli opposti che possono anche rappresentare qualcosa di più metaforico, non solo di geolocalizzato. Nel disco si parla molto d’amore, della difficoltà e della paura dei rapporti a due. “RomaBombay” è anche il titolo della prima canzone dell’album e ha un ritornello con la parola “permesso di soggiorno”, cantata con spensieratezza.

* È uscito in questi giorni il videoclip del singolo “RomaBombay” per la regia di Luca Vecchi dei The Pills: di cosa parla e come nasce l’idea del video?
La regia è stata affidata a Luca Vecchi ma scordatevi il cinismo dei The Pills!
Al contrario, Luca mi ha regalato una lettura della canzone che va completamente in contrasto con la durezza del testo, rendendo ancora più potente, secondo me, il risultato finale. In sostanza, il video è un piccolo documentario: io e Abdul, un bambino del Balgadesh di tre anni, siamo stati insieme in giro per Roma. Una Roma che, per citare i Coen, non è né per giovani né per bambini. Una Roma fatta di zoo deserti, luci al neon, tram sudici, centri slot. Nel video non c’è assolutamente né la Roma cinematografica né quella monumentale, bensì c’è la città in cui “sopravviviamo” tutti i giorni… perché “A Roma sui santi ci si cammina”. Nelle giornate di ripresa tra me e Abdul c’è stato conflitto, diffidenza, momenti di fiducia, poesia, lacrime, risate e gelati. Non so se si è creata una qualche tipo di comunicazione, se si può creare in così poco tempo, tra due creature che vengono da due civiltà completamente opposte e da età non in raccordo. Ma tutti e due siamo stati vicini, ci siamo conosciuti, ci siamo stati accanto.

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* I nuovi dischi nascono generalmente da un pot-pourri di ispirazioni, persone, città e situazioni. In “RomaBombay” chi sono i tuoi amici di disco, se così si può dire?
Innanzi tutto, devo ringraziare Francesco Gatti, che è un produttore italiano che ha lavorato per anni in Irlanda: insieme ci siamo fatti varie chiuse in studio prima a Dublino, poi nelle Langhe e da queste chiuse è nata buona parte dell’ispirazione di RomaBombay. Francesco mi ha aiutata a mettere ordine musicale nei miei flussi di coscienza. Importantissimo anche il ruolo dei produttori: Matteo Cantaluppi ha lavorato sui miei brani a Berlino e, in particolare, sui pezzi più “finto-leggeri”. Poi io ho un’anima gemella musicale, ovvero Marta Venturini, che ha prodotto la parte più rock e intimista del disco e con lei ho scritto tante canzoni dell’album. Per il percorso di ricerca che sto facendo già da alcuni anni sulle città, e Roma soprattutto, devo un grazie speciale a Irene Ranaldi, che è sociologa urbana e autrice del libro Gentrification in parallelo. Quartieri tra Roma e New York. E infine, ovviamente, c’è la mia band (Felice Zaccheo, Filippo Schininà, Stefania Nanni, Gian Maria Camponeschi) a cui, negli spettacoli live, si aggiungono Er Pinto dei Poeti der Trullo e l’attore Michele Botrugno.

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* Intorno all’uscita dell’album, infatti, ruotano tanti interventi, e non solo delle persone che hai appena citato, in quanto hai costruito “RomaBombay” come un progetto artistico a tutto tondo. Cosa ci dobbiamo aspettare dai tuoi live?
Di certo con RomaBombay non vi annoierete!
Per quel che riguarda i concerti, iniziamo domani 1° dicembre con una grande serata al Teatro del Lido di Ostia.
Primo concetto fondamentale: RomaBombay andrà in scena solo negli spazi che hanno resistito ai tagli alla cultura, come appunto il Teatro del Lido. Secondo: gli ospiti saranno sempre diversi. Stavolta, ad esempio, avremo l’attore Francesco Montanari. Terzo: le scenografie, dal titolo “la città che vorrei”, saranno costruite di volta in volta dai bambini del luogo provenienti da zone difficili, guidati dallo scultore di carta Roberto Capone. Quarto: i concerti saranno sempre anticipati da happening, ovvero “Passeggiate urbane emozionali” con l’associazione culturale Ottavo Colle. Nel caso dell’evento del 1° dicembre ad Ostia (prima nazionale e anteprima dell’album) avremo fra gli ospiti anche due street artist di fama internazionale, Diavù e Daniele Tozzi, alle prese con i versi di RomaBombay.

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* Sembrerebbe che ti trovi a tuo agio nell’interdisciplinarietà, che ti piaccia “allargarti” più che puoi a tutte le arti. Nello spettacolo “Bella Gabriella”, ad esempio, che hai portato sul palco dal 2013 ad oggi e che propone in una chiave personale le canzoni di Gabriella Ferri, hai coinvolto tantissimi artisti fra cui Zerocalcare, i Poeti del Trullo, Edoardo Pesce e Giorgio Tirabassi. Quanta importanza hanno per te le collaborazioni con altri artisti e come credi vengano recepite dal tuo pubblico?
La mia visione della creatività è sempre a 360 gradi. Mi nutro delle visioni di altri artisti perché credo che stiamo tutti portando avanti una personale “caccia al tesoro” e che solo insieme possiamo renderla potente, popolare, grande. La mia musica si alimenta molto di più di arti parallele, come ad esempio il cinema e la poesia, piuttosto che di altra musica. Mi piace “buttare in mezzo”, si direbbe in romano, perché è incredibile quante infinite possibilità di espressione si creino dall’incontro. Nei miei spettacoli, poi, amo coinvolgere non solo nomi noti, ma anche tanti straordinari talenti sulla rampa di lancio, artisti scoperti su strada.

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* Con “Bella Gabriella” avevi già esplorato alcune corde musicali della tua città, Roma, ma non ti è bastato: hai voluto immaginare anche uno spettacolo site specific che si chiama “R.E.M. – Rome Emotional Map” in cui sei andata ad immergerti nella Capitale quartiere per quartiere. Cosa vi hai trovato e quanto di questa esperienza hai riportato dentro “Roma-Bombay”?
R.E.M. è un progetto che mi stimola moltissimo ed è espandibile a tutte le città del mondo. Si tratta del primo caso di concerti site specific. Un incrocio tra musica, sociologia urbana e urban culture. Il percorso è appena iniziato: con la sociologa urbana Irene Ranaldi abbiamo anche deciso, appena saremo più tranquille, di scriverci un libro.

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* Per chiudere con un’immagine di te più personale: raccontaci una tua abitudine casalinga che non metteresti mai nel testo di una tua canzone.
In questo periodo, quando sono molto stressata, mi metto a fare biscotti.

WEB *
Official website: www.giuliaanania.it – Spotify: http://spoti.fi/2fuPtZz – iTunes: https://itun.es/it/sgITfb