MUSICA
* SELTON

by Valentina Mosè

Tutti i nostri buoni propositi…

La loro musica è una sorta di estate perenne, calda e morbida, fatta di mille colori e di altrettante sfumature. A pensare alla loro storia, poi, non si può che rimanerne stupiti: sbarcati in Italia per scommessa, i Selton si sono stabiliti a Milano, lasciandosi alle spalle la meravigliosa Barcellona così come avevano fatto, anni prima, con la loro madrepatria, l’energetico Brasile.
Si può partire da un paese e conservarne i suoni nel cuore? Le loro canzoni sembrano dire di sì: ogni loro pezzo è colmo di richiami, dalle reminiscenze samba e tropicaliste al beat degli anni ’60, dalle citazioni al cantautorato acustico fino alle più ambiziose sperimentazioni elettroniche. Abbiamo provato a indagare con Ramiro, chitarra e voce della band, come tutto ciò sia possibile.

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* I vostri pezzi sono un viaggio a cavallo tra le lingue -italiano, inglese e portoghese- e tra gli stili -soprattutto pop e tradizionale brasiliano-. Viene da chiedersi come nasca questa mescolanza al momento della prima stesura: ad esempio, avete una lingua preferita da cui partite oppure ogni pezzo fa storia a sé? Più in generale, come nasce una vostra nuova canzone?
Il miscuglio è proprio uno degli elementi centrali della nostra musica. Non solo il miscuglio tra lingue, influenze e culture, ma anche il miscuglio tra le nostre idee, le nostre quattro personalità. Tutti e quattro scriviamo, e tutti e quattro ci “permettiamo” di mettere le mani sui pezzi degli altri. Sopratutto nel caso di Loreto Paradiso, abbiamo avuto un processo creativo veramente collettivo, nel quale sia gli arrangiamenti sia i testi venivano lavorati da tutti. Poi, c’è la questione della lingua. Noi non abbiamo una lingua preferita, capita che in prima battuta scriviamo in italiano oppure in portoghese o, ancora, in inglese. Ci piace tanto, però, tradurre un pezzo che originariamente è in una lingua per vedere cosa succede nelle altre lingue. Nel caso di Loreto Paradiso, praticamente, tutti i pezzi hanno avuto una versione in  almeno altre due lingue. È un processo molto complesso, ma è anche molto bello, che ci permette di conoscere i brani in profondità e, a volte, di dire le cose in modi cui non avremmo mai pensato prima.

* Il vostro ultimo album “Loreto paradiso” prende il nome dal quartiere milanese in cui vivete e di recente avete suonato al Miami festival. Qual è il vostro rapporto con la città di Milano (pregi e difetti)?
È da quando ci siamo trasferiti a Milano che viviamo in zona Loreto. Per chi non la conosce, ve lo diciamo noi: Loreto è l’opposto di quello che uno immagina quando pensa a un paradiso. È proprio per questo motivo che abbiamo voluto giocare con le due parole a contrasto nel titolo del disco. Il messaggio che vogliamo comunicare a chi ci ascolta è che sta a noi creare il paradiso nel luogo in cui siamo. Dobbiamo smettere di pensare che il paradiso è sempre dall’altra parte dell’oceano, e dobbiamo affrontare i nostri problemi reali. Inizialmente, quando siamo arrivati da Barcellona, Milano ci sembrava un posto grigio e ostile. Però, con gli anni, abbiamo creato la nostra piccola isola “paradisiaca” che oggi si trova a Loreto. Lo abbiamo fatto noi e lo possiamo affermare con sicurezza: è veramente possibile trasformare il cortile di un palazzo in una spiaggia paradisiaca!

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* Rispetto a “Saudade”, questo disco sembra ancora più complesso in termini di influenze ritmiche e stilistiche: cosa è cambiato, dal vostro punto di vista, e fino a che punto vorreste spingervi per il futuro?
Per noi Saudade è stato un disco molto importante. Lì abbiamo trovato gli elementi clue della nostra identità, che va dalla mescolanza tra le lingue al mix dell’acustica con l’elettronica, dal Brasile alle altre mille influenze culturali che abbiamo. Con Loreto Paradiso abbiamo provato a spingere ancora più in là questi elementi, in modo ancora più radicale, diciamo, in modo da creare ancora più contrasto. Ci siamo anche concessi più tempo per sperimentare e fare ricerca sui suoni, e siamo davvero molto contenti del risultato. È da quando suoniamo insieme che ricerchiamo, che abbiamo l’obiettivo di arrivare ad un risultato estetico che vada più in là, che sia sempre più unico e nostro. Chissà fino a dove arriveremo: bisognerà aspettare il prossimo disco.

* Oltre all’Italia, la vostra musica sta avendo molto successo anche in Brasile. Senza entrare nel merito di paragoni che potrebbero risultare difficili, cosa cambia in voi quando interpretate una canzone in Italia e quando lo fate in Brasile? Vi capita di essere un po’ diversi, oppure la vostra interpretazione non dipende dal contesto nazionale in cui vi trovate bensì da altri fattori?
La differenza fondamentale è che in Italia abbiamo più anni alle spalle e, quindi, la gente inizia a conoscerci un po’ meglio. Anche se siamo “strani”, diciamo che piano piano stiamo conquistando il nostro posto di band brasiliana residente in Italia. In Brasile, invece, siamo ancora una novità. Il primo disco uscito lì è stato Saudade e, da quando abbiamo iniziato ad andare lì a suonare dal vivo, sta andando molto bene. I brasiliani però non ci hanno ancora completamente inquadrato e stanno cercando di capire meglio chi siamo: per loro siamo i brasiliani che sono andati via e che oggi vivono in Italia, non è facile capirlo. Nonostante ciò, sia Saudade sia (sopratutto) Loreto Paradiso stanno avendo dei super riscontri lì. Un mese dopo che è uscito l’ultimo disco siamo andati in Brasile a fare un tour ed è stato davvero bello.

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DATE*SNEAKERS e… un campo di calcio al fianco del palco durante il tour.

* Il vostro ultimo album contiene un pezzo che sembra calzare a pennello con il rientro dalle ferie estive: a settembre siamo in molti ad avere “Buoni propositi” per l’autunno, propositi che spesso trasciniamo fino a gennaio e poi accantoniamo definitivamente a giugno. Sembra la conclusione amara cui giunge anche la vostra canzone. A cosa si ispira il testo e quali sono i vostri “buoni propositi” per l’autunno?
Come ho detto prima, Loreto Paradiso parla di affrontare i problemi reali, di accettare le nostre scelte e di fare, invece di stare lì ad aspettare. Il tema di “Buoni Propositi” c’entra molto con questo tema perché vediamo che é una tendenza proprio universale. In Brasile, per esempio, il Capodanno è molto sentito, più del Natale, per farvi un’idea. Quindi, noi siamo proprio cresciuti con tutti questi rituali di fare delle promesse per l’anno nuovo, di auto-illuderci ogni Capodanno dicendoci delle stronzate che poi sappiamo bene che realizzeremo mai. Ecco, “Buoni propositi” è un invito a riflettere su questo, a smettere di raccontarsela e fare le cose per davvero.

* “Hokkaido goodbye” fa pensare che ci siano dei luoghi che più di altri vi ispirino canzoni. Oltre all’isola giapponese ce n’è qualcun altro che eleggereste a luogo del cuore?
Hokkaido è, appunto, un’isola in Giappone che ci ha ispiarato per la bellezza e la nostalgia che ci ha trasmesso, anche se l’abbiamo vista solo in foto. Ci è sempre piaciuta l’idea dell’isola ed è da tanto che parliamo del fatto che noi siamo un po’ un’isola volante. Già ai tempi di Barcellona era così: avevamo creato il nostro ecosistema, le nostre leggi della fisica e già all’epoca la gente veniva attratta da questa atmosfera un po’ magica che si creava attorno a noi. Con il tempo, è come se quell’isola si fossi spostata e oggi si trovasse a Milano, dove continua a crescere e ad attrarre sempre più gente. Portiamo tanti posti nei nostri cuori, ma il posto del quale stiamo veramente parlando non è un posto fisico, bensì uno stato d’animo, lì dove si trova il paradiso.

* Per chiudere, raccontateci qualcosa della vostra “intimità” come band: ad esempio, avete dei nomignoli o delle frasi ricorrenti o, ancora, qualche rituale segreto che fate prima di salire sul palco?
Se iniziamo a raccontare tutte le nostre frasi ricorrenti e i nomignoli finiremmo per scrivere un libro, davvero! Ne abbiamo tantissimi, tra di noi abbiamo praticamente creato una nuova lingua, e ognuno di noi ha almeno 5 modi di essere chiamato. Prima di salire sul palco, a parte fare un po’ gli scemi, arriva sempre il momento nel quale ci abbracciamo e ci ricordiamo che non importa più niente a parte la musica. Ci diciamo di essere presenti sul palco e di trasmettere la nostra gioia di suonare, quindi di divertirci tra di noi. Insomma, questo è un modo che abbiamo trovato per rinforzare il nostro effetto isola prima di ogni live.

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DATE*SNEAKERS e… relax nei giorni off e a Casa Selton.

 WEB* www.seltonmusic.com