FOTOGRAFIA
*GIUSEPPE CIRCHETTA

by Valentina Mosè

«Non sono mai stato bravo a giocare a calcio.»

L’arte della fotografia e il mondo della moda vanno da sempre di pari passo, forse perché hanno entrambi l’obiettivo di cogliere l’istante e restituirlo al pubblico. L’effimero, nel senso più bello che questo termine assume, caratterizza entrambi: mode che durano appena il tempo di una stagione, sguardi che l’obiettivo di un bravo fotografo cattura e, immediatamente dopo, già non li trovi più.

Martine Lervik at Elite Milan shot by Giuseppe Circhetta

Pugliese di nascita, ma toscano di adozione, Giuseppe Circhetta, dopo la laurea, si trasferisce a Milano dove scatta le sue prime fotografie da professionista e dove ancora oggi vive e lavora, dedicandosi prevalentemente alla moda e al beauty, senza mai dimenticare, però, la fotografia di reportage e di viaggio, che rimangono tra le sue grandi passioni. Ho lavorato con lui qualche tempo fa e ho apprezzato la sua grande professionalità “sul campo”, ma è stato soprattutto dopo aver visto il suo sito (e aver sperato che un giorno fotografi anche me, lo confesso!) che mi è venuta voglia di intervistarlo. E lui, che è di una gentilezza imbattibile, si è prestato al gioco.

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Hai sempre pensato che da grande avresti fatto il fotografo di moda, oppure è stato un ripiego perché non sei riuscito a diventare un calciatore e a sposare una velina?
È nato tutto per caso: onestamente non sono mai stato bravo a giocare a calcio, ma per sbaglio una volta ho provato la reflex di mio padre. Di lì è cominciata la mia ossessione per l’immagine… ma guardo volentieri le veline in TV, se capita. 🙂

Carolina Sanchez at Next MilanDorota at Elite Model Management Milan

* Qual è il tuo “modus operandi” per arrivare allo scatto finale che ti interessa e che senti che è quello giusto?
Nel mio lavoro mi ispiro alle citazioni di due grandi maestri della fotografia che, in qualche modo, mi hanno sempre influenzato.
La prima è questa, di Ugo Mulas: «Ciò che veramente importa non è tanto l’attimo privilegiato, quando individuare una propria realtà; dopo di che, tutti gli attimi più o meno si equivalgono».
L’altra è di Richard Avedon: «Ho lavorato ad una serie di “no”. No alla luce complicata, no alle composizioni elaborate, no alla seduzione della posa o della narrazione. E tutti questi “no” mi hanno portato a dei “sì”. Ho uno sfondo bianco. Ho la persona che mi interessa e la cosa che accade tra di noi.»
Ecco, quello che mi piace è interagire con le persone (forse proprio per superare la mia timidezza innata) e creare la immagini insieme a loro. Quello che mi interessa, in realtà, è fotografare la nostra interazione, trovando il giusto equilibrio tra la mia presenza nelle foto e le peculiarità del soggetto ripreso. E poi mi piace fotografare i vestiti. Mi definirei fotografo di vestiti e di make up: credo che costituiscano una testimonianza del nostro tempo. Solo quando una fotografia mi riesce bene bene, faccio anche il ritrattista.

David LaChapelleD La Repubblica Milan editorial with Beatrice Brusco

* Per il tuo lavoro sei sempre con donne bellissime e giovanissime, di certo rappresenta il sogno nel cassetto di molti uomini. Qual è, invece, il tuo sogno nel cassetto?
Ti assicuro che avere a che fare con modelle giovanissime è soprattutto un lavoro più che un piacere: diciamo che a volte ci vuole molta pazienza… Di certo, la nota positiva della fotografia è lavorare sempre con persone giovani, creative e divertenti. Il mio sogno nel cassetto? Unire la fotografia di moda al tema del viaggio. Non puoi immaginare che incredibili location ho visto nell’ultimo viaggio in Islanda o, prima ancora, in Tibet!

Frame_41_MOTEL-001Linnea Diego9269LR

Com’è la giornata tipo di un fotografo a Milano?
La verità è che non esiste una giornata tipica né per orari né per attività che si svolgono: è proprio questo il bello. Il mio studio, l’Alzaia192, costituisce probabilmente il mio unico centro di gravità permanente…

Irena18078

Raccontaci un aneddoto buffo oppure divertente che ti è capitato sul set.
Ce ne sono molti. Ricordo una volta che eravamo con tutta la produzione a scattare in location (un hotel molto bello a Milano). Alle 9, ora dell’appuntamento, si presenta solo una delle due modelle che aspettavamo. Chiamiamo ripetutamente la modella assente, ma per due ore nessuna risposta. Ad un certo punto, una voce dall’oltretomba risponde finalmente al telefono: non sapeva dove era e, tanto meno, si ricordava dello shooting! “Ascolta”, le dico, “scendi in strada e dimmi l’indirizzo che mando qualcuno a recuperarti”…”ma prima di scendere in strada, rivestiti!”. Alla fine è arrivata e lo shooting è andato più che bene. Per fortuna, succede molto raramente: le agenzia con cui lavoro sono serissime.

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WEB * www.circhetta.photography