COMICS
*L-TIERS

by Adriano Ercolani

FIGHT!

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Walter Baiamonte nel suo fumetto  di esordio  L Tiers (Schockdom) celebra l’epopea dei videogiochi, in particolare di quella categoria antica dal fascino primordiale comunemente appellata “picchiaduro”. L’autore mette il suo talento grafico e narrativo (intriso di innumerevoli contaminazioni dalla cultura più sfacciatamente “pop”) al servizio  della sua insana, enciclopedica passione, modulando il racconto su quelli che sono gli stereotipi, approfonditi e sviscerati in anni di devota pratica, appunto, dei “picchiaduro”: sfide fondate principalmente sullo scontro uno contro uno a carattere marziale, in cui i personaggi da caratteristiche diverse, estremizzate per contrasto, compongono una galleria mitologica a sé stante. Una vera e propria dimensione mitica che poi si traduce nell’epopea del gioco quotidiano: i giocatori (a volte dei gracili nerd) proiettano su questi personaggi di fantasia (a volte dei giganti nerboruti) una fortissima identificazione estetico-emotiva. Un vero e proprio transfert psicologico, che se vissuto consapevolmente rappresenta non solo un momento di liberazione ludica, ma anche un interessante esercizio intellettuale, come vedremo tra poco.

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La storia ricalca tutti i luoghi comuni della narrazione da cartone animato giapponese, traslati con la complicità ironica di chi sa che il lettore li riconoscerà tutti: la campionessa invincibile e sprezzante; lo sfidante pieno di dubbi; la progressione di avversari temibili, con personalità connotatissime, da sconfiggere uno ad uno fino al culmine del torneo; il mondo parallelo, sotterraneo del torneo clandestino, dove si vede il vero valore dei combattenti in confronti di maggiore cattiveria, senza la pressione dei media ma con quella più immediata e viscerale delle scommesse illegali, in sfide a base di colpi proibiti lontani dalle regole accademiche; ovviamente il colpo di scena conclusivo, il furbastro cliffangher che prelude al secondo volume.

Tutta la codificatissima estetica del progetto è riassunta esemplarmente in questo video di presentazione del libro: grafica rigorosamente a 16 Bit, effetti sonori e musiche inedite composte da quel genietto di Fabio Kenobit.

Il fumetto esalta proprio l’aspetto psicologicamente più interessante del rapporto col videogioco. In primo luogo, nella stilizzazione  calligrafica di tutti i personaggi standard dei “picchiaduro” alla Street Fighter, la proiezione in questi alterego diventa un’estensione della personalità, un’appendice della volontà della mente del giocatore. Certo, come tutto ciò che pertiene ai simulacri tecnologici, la deriva può essere una deformazione compulsiva del quotidiano.

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Ma se vissuta con consapevolezza e maturità, la frequentazione dei videogiochi  è uno splendido esercizio di testimonianza “attiva”, da manuale di filosofia orientale: nella proiezione del gioco, il combattimento ci consente da un lato di vivere emozioni reali (la sfida, l’entusiasmo, lo scoramento sono assolutamente reali),  ma nel contempo offre (a consolle spenta) il distacco e la consapevolezza di confrontarsi con una realtà “illusoria”. Esercizio che poi, uno yogi o uno studioso di Schopenhauer, possono tranquillamente applicare alla quotidianità “reale”, con le sue pulsioni, i suoi desideri, le sue ambizioni traditrici. Vi sembrano speculazioni eccessive per un fumetto su un “picchiaduro”?

Eppure, proprio al suointerno abbiamo trovato un sottile gioco di parole in sanscrito: il personaggio (anzi è il caso proprio di dire l’avatar!) che assume le fattezze del dio indù Ganesha ha come nome Krodha, ovvero la collera (primo nemico del meditante come scritto nella Bhagavad Gita), che egli è in grado di controllare e liberare grazie ai propri poteri psichici.

TRE TAVOLE IN PREPARAZIONE, ESCLUSIVA PER DATE*HUB:

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Come nota Lorenzo Ceccotti nell’appassionata postfazione, accanto alla mitologia immaginaria che ogni giocatore crea attorno ai vari personaggi, esiste la mitologia parallela creata dai giocatori stessi attorno alle proprie sfide, ai propri record, alle rivalità tra amici (e non). Questa trasposizione continua, questa trasfigurazione ludico-estetica (a cui chi scrive non è immune, anche se in altri ambiti dei videogiochi) è un aspetto che Baiamonte coglie in maniera molto sottile,  allestendo una celebrazione supereroistica del giocatore tipo, la cui enfasi è però costamente temperata con l’ironia grottesca, lasciandoci crudelmente appesi ad una storia divertentissima.

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