BOOK
*LOST IN TRANSLATION

by Adriano Ercolani

Wabi-Sabi? Pisan Zapra? Komorebi?

Layout 1

Uno dei libri di illustrazione più incensati dalla critica, forse il più apprezzato dalla fine del 2015 ad oggi, è stato Lost In Translation di Ella Frances Sanders. Siamo di fronte ad un raffinato gioco metalinguistico: 50 parole intraducibili, rese compensibili attraverso l’ausilio di illustrazioni. Un tentativo, nobile e riuscito, di superare stereotipi e confini culturali, grazie al potere descrittivo universale dell’immagine. L’esperimento è interessante proprio perché si situa coraggiosamente nella linea di confine, ambigua e pericolosa, tra traduzione e tradimento.
Il supporto delle immagini, che aggirano l’ostacolo concettuale dell’impossibilità della traduzione letterale nell’immediatezza evocativa del disegno, donando al lettore suggestioni, spunti, analogie familiari che consentono di afferrare al volo un significato, senza la prolissità di una nota a margine.

Lost in translation_Palegg

La traduttrice Ilaria Piperno centra il punto molto chiaramente: “La pluralità linguistica e il confine tra ciò che è trasmissibile da una lingua all’altra, da una cultura all’altra, è in sé l’oggetto del libro. Lost in Translation mette in luce quella costellazione di concetti, immagini, gesti che appartengono indissolubilmente a un unico universo proponendoci di usarle anche nel nostro”. Il riferimento è chiaramente al  celebre film di Sofia Coppola con Bill Murray e Scarlett Johansson, ma il libro (edito in Italia da Marcos y Marcos) è molto di più: in tempi di pregiudizi incrociati e tensioni etniche, Lost in Translation è un utile talismano contro la maledizione dell’ignoranza.

Lost in translation_komorebi

La stessa Sanders ha spiegato la particolare risonanza creativa dell’operazione: “Come illustratrice, normalmente è proprio l’assenza di testo l’aspetto principale: spesso ti trovi a dover esprimere un’idea con una sola immagine. Il mio approccio per le illustrazioni di questo libro è stato quello di pensarle come se non ci fosse nessun testo in didascalia, come se la parola intraducibile dovesse essere comunicata solo attraverso l’immagine. Concordo pienamente con ciò che dici, a volte le immagini (siano esse quadri, illustrazioni o fotografie) possono condurci oltre la necessità delle parole e del linguaggio”.

Lost in translation_pisan zapra

Un libro che raccomandiamo a chiunque voglia viaggiare, anche solo con l’immaginazione, libero da bagagli tradizionali, sulla strada piena di sorprese del dialogo interculturale e dell’apertura mentale. E se qualcuno obietterà che comunque inevitabilmente la traduzione è un tradimento, e che dunque anche questo tentativo è destinato a fallire, rispondiamo agitando come una bandiera una delle più belle tra le parole intraducibili illustrate nel libro, Wabi-Sabi, ovvero: la “Bellezza dell’imperfezione, dell’eterno fluire delle cose”.

WEB: www.marcosymarcos.com/libri/lost-in-translation/