SERIGRAFIA
*ODIO DESIGN

by Valentina Mosè

Odi et amo

Forse qualcuno se lo ricorda.
Al Salone del Mobile del 2012, Philippe Starck – dicono il creativo più ribelle del mondo, dicono- si scagliò contro sedie, lampade e divani, invitando i giovani designer a lasciar perdere l’arredamento, scendere in strada e ribellarsi.
Poi, però, il nostro Philippe esponeva la sua ultima collezione in collaborazione con Kartell che è il marchio di design di arredamento più famoso al mondo. Bipolarità oppure ottima trovata di marketing?
Mi è tornato in mente questo episodio perché dalla redazione mi hanno chiesto di intervistare l’artefice di ODIO DESIGN, il cui claim recita così: “Odio. Fatto a mano con amore”.

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Ciao Lorenzo, una domanda per rompere il ghiaccio: sei bipolare oppure la tua è una trovata di marketing? Leggi pure: come nasce il nome del tuo progetto ODIO DESIGN – ODIO fatto a mano con AMORE?
L’odio è un sentimento molto forte che richiede grande impegno. Chi odia ritiene giusto, al di là di ogni legge morale, distruggere l’oggetto odiato, quindi in qualche modo lo fa con amore. Questione di punti di vista. Ma più semplicemente, “Odio” sintetizza il rapporto che ho con me stesso, e “Fatto a mano con amore” è il modo e lo spirito con cui do vita a quello che ho in mente.

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Mi sembra che i tuoi lavori siano sempre in equilibrio tra due opposti, i fiori e i teschi, il legno e la stoffa. Dici che ormai mi sono fissata o c’è qualcosa di vero?
Sì, gli opposti mi sono sempre piaciuti, è ganzo il gioco che c’è tra di loro. Ogni opposto trova la sua ragione di vita nell’altro, vivono in una perenne e reciproca dipendenza. Tra di loro  vige una tensione che crea un equilibrio, e questo tipo di equilibrio mi piace ricercarlo anche nella selezione dei materiali e nella costruzione di un’immagine. Sono cresciuto con la Pop Art e sono sempre stato attratto e interessato alle immagini “accattivanti”, immediate, che ti catturano e che ti incuriosiscono al di là del contenuto che recano in sé. Per me un’immagine deve “funzionare” come una maglietta di H&M o un gadget di Tiger, non sono interessato al contenuto semantico. A quello ci pensa il pubblico. Quindi, a maggior ragione, credo che la semplicità formale e un giusto equilibrio tra gli elementi e i materiali usati siano fondamentali per provare a riuscire in questo intento.

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Veniamo alla tecnica. Raccontaci come lavori e perché hai scelto questa tecnica (se c’è un perché).
I miei disegni possono essere sintetizzati in “silhouette”, o almeno io li ho sempre visti così, quindi il passaggio al legno è stato naturale, così per le t-shirt che da poco ho cominciato a stampare. I “quadri”, come li chiamo io, sono delle semplici sagome di legno (betulla) realizzate sulla base di un disegno vettoriale. Successivamente Andrea (un caro amico) le realizza con una macchina a controllo numerico (CNC). Dopo di che, in modo molto grezzo, trasferisco il disegno sulle sagome attraverso la serigrafia. Alcuni li lascio al naturale, mentre su altri incollo della vecchia e vistosa carta da parati o delle brutte stampe, quelle che vendono gli ambulanti nelle città d’arte. Ne avevo il garage pieno! Mentre lavoro, filmo tutto: mi sembra un modo efficace e divertente per far capire ciò che faccio; poi Fabio, un altro caro amico, monta tutto a modino.

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La musica è una tua fonte di ispirazione? Se sì, come interagisce con il tuo lavoro? Te lo chiedo perché ho visto i lavori realizzati per Ermes e Demerit.
Sì! Fino a un anno fa, suonavo la batteria in un gruppo (Topsy The Great), la musica mi ha sempre fatto compagnia. Qualsiasi genere o sottogenere musicale ha il proprio bagaglio estetico ed è accompagnato da un’immagine che aiuta e contribuisce a raccontare quel tipo di musica. Penso che grafica e musica siano due forme comunicative inseparabili: si uniscono e si aiutano a vicenda per creare un immaginario completo e trasmettere un messaggio.

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Per chiudere: quando cominci un nuovo progetto, cosa ti dice che il lavoro è finito ed è pronto per essere stampato?
Passo molto tempo a creare i miei disegni. Ho uno strano rapporto con quello che faccio, e non mi piace quasi mai niente. Fino a pochi anni fa distruggevo ogni cosa che facevo o cercavo di fare, direi che ho fatto passi avanti! Quindi, prima di andare in stampa, faccio molte, molte prove. Non sono bravo con l’improvvisazione, e non mi piace nemmeno.

WEB* www.odiodesign.it