MUSICA
*V4V

by Siriana F. Valenti

Tanto disco e niente inferno.

avatar-nova-nanaMichele Montagano è il fondatore dell’etichetta discografica V4V, il cui nome evoca nella mia mente le immagini di una coreografia interpretata dalla più sexy delle Cheerleader della scuola. Già la vedo nuotare nell’aria intonando corale un ritornello che suona un po’ così: dammi una A / dammi una S / dammi una T… fino ad arrivare al gran finale: dammi una V per Vastooooo!

Ed è proprio Vasto, città di mare in Abruzzo, che ospita ormai da quattro anni un’etichetta discografica che pone particolare attenzione, nella sua produzione, non solo all’aspetto musicale ma anche a quel tipo di estetica pregiata propria di un tessuto underground in continuo divenire. Sin dai suoi esordi infatti, V4V, è stata supportata da un folto gruppo di amici e creativi tout court che collaborano tutt’oggi attivamente, come ad esempio:  Marco Taddei, Michele Bruttomesso e Erba Lupina/Nova.

Nelle scelte «genuine e viscerali» l’etichetta, come vi capiterà poi di scoprire ascoltando alcuni brani degli artisti rappresentati, predilige sonorità Noise pop, Screamo, Emo-core, Post Punk e New wave; nella sua produzione sarà quindi difficile trovare Elettronica o Avant Noise ma mai dire mai perché lo stesso Michele appare come una persona curiosa, dalle ampie vedute nonché «feticista del fisico» nel senso che ama perdutamente l’oggetto “Disco” in sé per sé tanto da arrivare a dire: «I dischi sono tutti in assoluto bellissimi! Anche nei casi in cui, una volta ascoltati, scopri che la musica è ‘na merda!».

Diamo il la all’intervista che, pur se fatta a Michele, è declinata al plurale vista la natura collettiva della V4V.

Intro. Parto subito con due estratti random dalla vostra bio: «V4V nasce il 20 dicembre 2012, a poche ore dalla fine del mondo…». Ok, alla fine i Maya hanno toppato e siamo tutti, chi più chi meno, sani e salvi ancora qui. La vostra etichetta come se la cava oggi?
Ciao diciamo che oggi se la cava alla grande rispetto ai tempi del doomsday nei quali si muovevano i primi passi alla cieca in un universo ampio e molto complesso. Piano piano siamo maturati e con le nostre forze ed esperienze siamo riusciti, nel nostro piccolo, a creare un marchio di qualità che le persone riconoscono (chi più chi meno) come tale. Mi sembra di parlare come il CEO di qualche grande azienda però, dai, ci siamo intesi. Forse.

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«Non faremo mai un Crowdfunding.» Perché, che vi hanno fatto di male i Crowdfunding? Vanno pure di moda…
Ah! Che vadano di moda non so e non mi interessa. Fatto sta che li trovo davvero una mancanza di rispetto nei confronti del proprio pubblico. In genere credo vadano contro i principi di tutti coloro che si sbattono e fanno sacrifici senza rivolgersi a terzi e assumendosi per intero oneri e responsabilità di ciò che è di fatto, un po’ per tutti, una piccola grande passione. Spesso, poi, vedo il Crowdfunding come qualcosa di assolutamente autoreferenziale. Muovi la tua fan base, i tuoi familiari, amici e fidanzate per pagarti il disco coi loro soldi, mentre non è scritto da nessuna parte che la tua musica debba essere in partenza acquistata ma anche fruita da alcuno. Sono però un estimatore convinto dei pre-order (qui il nostro store) e infatti cerco sempre di agevolare gli acquirenti e invogliarli facendo delle ottime e vantaggiose offerte per coloro che acquistano i dischi in anteprima. C’è poi il Prima o Mai inventato da Ratigher del quale abbiamo usufruito nella produzione della prima T-Shirt V4V-Records. Non si tratta né di un pre-order né di un Crowdfunding bensì dell’acquisto di un prodotto che viene creato solo per coloro che, in un tempo limitato, ne fanno richiesta pagandolo anticipatamente. Penso sia geniale ed efficace. Non inquini con prodotti in eccesso e rendi  esclusivo l’oggetto che vai a creare sondando davvero il supporto del tuo pubblico. DIY is the way. Presto faremo una nuova T-Shirt con questo metodo.

Aiuto! Sono la persona meno adatta a farvi questa intervista, sto sul vostro sito e mi sta prendendo male perché non conosco bene i gruppi. Mi incuriosiscono però gli incazzosissimi Bruuno e, anche se un mio amico anni fa soleva ripetermi a mo’ di mantra la frase: «Meglio non sapere che sapere…» in questo caso non sono d’accordo e ora voglio proprio sapere.
I BRUUNO vengono da Bassano del Grappa e sono una delle novità più interessanti della musica Heavy contemporanea dello stivale. Non ho problemi a dire che credo che si imporranno facilmente sulla scena Post-hc noise in quanto Belva, loro EP d’esordio, è qualcosa che non mira a far nulla di più di ciò che è stato fatto nel genere ma, lo fa, dannatamente bene e in un modo viscerale che mancava da tempo. Poi hanno dei suoni clamorosi anche e sopratutto grazie ad Icio dell’Hate Studio che ha prodotto l’album ed è uno che davvero ne sa a pacchi. Non so che altro dirti al riguardo se non di ascoltare il disco qui.

Bruuno

Bruuno

Ahhhhh, poi anche Mary in June che con la loro Combustibile mi hanno fatto sorridere. Insomma c’è chi si butta sull’aspartame piuttosto che bombarsi di ansiolitici… alternativa interessante 🙂
I Mary in June sono un gruppo che stimavo molto dal loro primo Ep Ferirsi del lontano 2011. Mi furono passati da Jacopo di Legno e devo dire che in quel periodo eravamo un po’ tutti in fissa per loro. Dopo anni di latitanza sono tornati ora con il loro album d’esordio, con la supervisione artistica di Giorgio Canali. Una cosa che mi fu chiara sin dagli albori di V4V, è che avrei voluto lavorare con tutte quelle realtà che stimavo da fan e/o appassionato e devo dire che ci sto riuscendo. Trovo i Mary in gamba e decisamente maturati. Hanno un’estetica musicale tutta loro e piuttosto onnivora che ingloba una certa vena Emo legandola a un cantautorato, folk e post-rock con testi suggestivi e degni di nota come appunto quella strofa sull’aspartame che immagino canticchi da ore. Penso che sarà un disco che piacerà molto.

Mary in June

Mary in June

Dimenticavo anche loro: Asylir. Ho ascoltato un po’ di brani dall’ultimo album Rivincite. Belli sia i testi che gli arrangiamenti, fategli i complimenti da parte mia. Ne parliamo un po’?
Credo che gli ASYLIR siano una delle band Emo-post-rock su filone American Football ma anche Prawn, gettando un’occhiata alla contemporaneità, più valide che abbiamo sul territorio. Sono riusciti nel grande intento di prendere i loro ascolti, per lo più stranieri e coniugarli alla lingua italiana senza sembrare una macchietta ma anzi suonando di fatto in modo molto internazionale. So per certo che all’estero, sempre nei piccoli cirtcuiti Emo Diy, sono molto stimati. Sono cresciuti molto dall’esordio e credo che la loro crescita non si sia ancora arrestata e che potranno fare sempre meglio in futuro. Poi un disco, triste ma non triste, non si vedeva nel genere da molto tempo. I testi son molto personali e alla fine nella loro malinconia, se ci rifletti, c’è anche una coscienza che le cose possano andare meglio e che già stiano migliorando. Da qui le Rivincite del titolo. Insomma un disco ottimista su filone Emo-core ci voleva proprio!

Asylir

Asylir

adesivo-v4vSo che non è molto politically correct ma poi, alla fine, anche che palle il politically correct! Come in Casinò quindi, vi chiedo, su chi puntate ora maggiormente? E cosa fate per promuovere a 100db(A) i vostri artisti?
In realtà non puntiamo su nessuno. Lavoriamo e stimiamo tutte le band alla stessa maniera in quanto personalmente vedo le uscite V4V come un qualcosa che non si slega dalla mia persona ma che la rispecchia. Ovviamente vi sono band che riescono ad inserirsi in determinati circuiti e andare meglio avendo una forte componente pop che raggiunge più persone. È logico che band post-core noise non possano arrivare ad una massa priva degli ascolti necessari o semplicemente non estimatrice del genere, mentre altre band riescono a farsi largo più facilmente in quel pubblico che non necessariamente vanta un bagaglio musicale denso. Personalmente penso che facciamo moltissimo per i nostri artisti. Al di là di management e ufficio stampa, dedichiamo tantissimo tempo e disponibilità (direi 24 ore su 24) alle nostre band, cosa che vi assicuro è rarissima. Fatemi sapere quante volte in una settimana vi risponde la vostra etichetta o se potete chiamarla alle 3 di notte. Maledetti!

Un giorno nella vita di V4V, dall’alba al tramonto e dal tramonto all’alba.
Mi sveglio, prendo il caffè, non mangio mai nulla a colazione in genere. Se ho bevuto la sera prima bevo un litro d’acqua e bestemmio. Se non ho bevuto bestemmio solo. Infilzo un paio di spilli in un bambolotto Vodoo che rappresenta la SIAE, accendo il PC e inizio a fare cose noiose che non è il caso che scriva. A volte mi dimentico di pranzare e quindi verso le le 17 ho sempre famissima. In genere alle 18 mi stacco dal computer e resto a disposizione solo dal cellulare. Avendo finito di “lavorare” sono cazzi miei quello che succede dopo e quindi ciaooooooo.

Outro. Chiudiamo questa intervista con una dedica canterina.
Non posso che lasciarvi con il nostro primo video e singolo assoluto. Grandi Cuori a tutti voi.

WEB* www.v4v-records.it
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** Il logo V4V, visibile in home, è stato realizzato da Michele Bruttomesso.
*** In apertura articolo il video, degli Albedo dall’album Metropolis, vincitore nel 2015 del Seeyousound di Torino. La regia è a cura di Ivana Smudja (regista già dei Verdena e Marlene Kuntz).