MUSICA
*L’ORSO

by Siriana F. Valenti

Pop allo stato brado.

Questa è la storia di un orso singolare che sa scrivere, cantare e suonare. Non è l’orso né di quella rompiballe di Masha né di quel piagnone di Leo, questo è L’ORSO raro che si aggira in cattività per le strade meneghine e, a seconda del mood, mette Sveglie per la rivoluzione piuttosto che Augurarti del male se gli stai antipatico. È L’ORSO giovane, ha appena quattro anni, ma sembra avere bei numeri per sfondare sulla scena musicale. Ho incontrato di recente il selvaggetto e non mi ha graffiato anzi è bastata una carezza fatta bene per renderlo mansueto. Leggete l’intervista senza preoccupazioni, lo tengo a bada io per voi.

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L’ORSO si fa in quattro. Chi sono Mattia Barro, Omar Assadi, Niccolò Bonazzon, Francesco Paganelli e in quale bosco si sono incontrati e annusati per la prima volta?
Quattro ragazzi che si sono incontrati in quel bosco chiamato Milano nonostante le differenti origini. C’è stata subito alchimia: siamo distratti, ma con un buon cuore.

Anche L’ORSO è alla perenne ricerca di Un luogo sicuro. Parlateci del nuovo album da pochissimo in distribuzione.
Un luogo sicuro è un disco pop che parla della ricerca di sé e del proprio equilibrio. “La vita, la libertà e la ricerca della felicità”, scrisse Thomas Jefferson. Ecco, senza la pretesa di diventare la Dichiarazione d’Indipendenza americana, ma al massimo del nostro approccio musicale.

L’ORSO, animale fiero e coraggioso, può trasformarsi in alcuni casi particolari in un tenerone e senza preavviso si mette a scrivere di getto, con le zampette che ticchettano un po’ scomposte sulla tastiera, un testo appassionato per la sua bella. Penso a Non penso mai… ma, vi chiedo, come si fa a non pensarci mai?
È impossibile. Il gioco è proprio quello. Come quando nei grandi momenti di confusione della vita ti ordini di “non pensare” e nel mentre stai pensando di smettere di farlo. È un ironico arrendersi a certe impossibilità.

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Per Un luogo sicuro, L’ORSO, si è avvalso della collaborazione di altri splendidi esemplari del sottobosco underground. Raccontateci di Un pomeriggio con i Tropicalisti e del “viaggio” a Berlino con Michael Liot.
I Tropicalisti sono animali estivi, si tuffano nei fiumi e suonano tastiere da quattro soldi. Ma lo fanno col cuore. E a volte con le percussioni. Un pomeriggio è un viaggio in un piccolo paese tribale che abbiamo costruito per l’occasione. Il viaggio a Berlino con Michael Liot, francese che vive a Londra, è un incontro di civiltà e di culture. Abbiamo fuso lingue e linguaggi musicali differenti per creare qualcosa di europeo.

Cari L’ORSO ve l’ha mai detto nessuno che i vostri testi sono fichi? Li definirei… leggeri ma consapevoli. Facciamo un mini-rewind nel passato, precisamente tuffiamoci nelle sonorità dell’album Ho messo la sveglia per la rivoluzione. Parliamo di Festa di Merda… mi ha colpito perché, spesso, mi sento come il lui della canzone: annoiato, con pregiatissime borse sotto gli occhi e in fuga appena intercetta nelle persone la banalità seriale di uno schema.
Grazie! Fichi suona bene. Sì, i testi sono su più livelli ed è interessante vedere su quale strato si soffermerà l’ascoltatore. Festa di merda è autobiografica e unisce svariate situazioni della mia vita, con la consapevolezza alcolica del momento e quella razionale di adesso.

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Ultima domanda. Secondo me (e di sicuro tanti altri) l’Oscar doveva vincerlo l’orso. Ve l’avranno già chiesto, ma a volte è importante ribadire un concetto: perché la scelta del nome L’ORSO?
Perché è splendido! Ahahah!

Anzi no, scusate, questa è la “vera” ultima domanda presa in prestito dal Marzullo nazionale: «Fatevi una domanda e datevi una risposta.»
La domanda è: siete contenti della vostra musica? La risposta è: finalmente sì.

WEB* www.rockit.it/lorso
www.facebook.com/lorsoband

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