DIGITAL ART
*LEONARDOWORX

by Siriana F. Valenti

«…dalla mia ho avuto la costanza (con svariate nottate di sperimentazione)…»

Nasce a Firenze nel ’78, cresce in questa splendida città e si ispira studiando al Conservatorio. Si trasferisce nomade in vari luoghi del mondo come la Francia, la Danimarca, l’America e la Spagna per poi tornare in Italia dove collabora attivamente come Digital Artist per brand di moda, gallerie d’arte e un’istituzione quale la Biennale di Venezia.

Ha aperto le danze del bell’evento Italianism, tenutosi a Roma il 10 ottobre scorso all’ex Caserma Guido Reni, ed è stato un vero peccato non essere riusciti quel giorno a conoscerci dal vivo. Incontriamolo oggi insieme attraverso l’intervista che segue.

Partiamo dalle presentazioni. Chi è Leonardoworx quando crea e chi è Leonardo Betti nella vita reale. Si incontrano mai questi due personaggi?
Ciao, bella domanda! Visto da fuori non lo so, ma almeno dal mio punto di vista, sono la stessa persona. Tutto quello che faccio deriva dalle mie esperienze personali, di amicizie, relazioni, passioni correlate a tutto ciò che mi circonda e che attira la mia attenzione. Di base, quando non sto creando, mi piace uscire, skateare con gli amici, divertirmi e cercare il più possibile di conoscere persone nuove. Quando sono in studio, cerco sempre di trasmettere questo bagaglio di esperienze, senza il quale, quello che faccio rimarrebbe una scatola vuota.

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Cosa significa essere, oggi, artista e lavorare con media alternativi rispetto al passato?
I media che utilizzo sono i più svariati, anche se devo ammettere che mi trovo a mio agio con le nuove tecnologie. Per me sono una sorta di linguaggio, che ha il grande pregio di avere un’immediatezza che con altri media non ho. Ovvio che è una cosa estremamente soggettiva… non penso che la discriminante sia il media vecchio o nuovo, ma la potenza comunicativa di chi lo utilizza.

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Hai lavorato per grandi nomi della moda Made in Italy come, ad esempio, Armani e collabori attivamente con Luisa Via Roma realizzando meravigliose installazioni come We Own The Sky. Parlaci di queste esperienze.
Il mio percorso è stato, ed è attualmente causato da: una serie di coincidenze. Per esempio, l’avventura con Luisa Via Roma è iniziata nell’ estate del 2009. Mi trovavo a Biennale Arte di Venezia (making worlds) con una mia installazione interattiva e un’amico di Andrea Panconesi mi ha visto e voleva assolutamente organizzare un meeting nello store in Via Roma a Firenze. Da quell’incontro è iniziata un’intensa collaborazione che non riguardava solo le installazioni in vetrina, ma anche video, musica, djset, bodypainting… il 2010 in particolare, è stato un’anno di intenso fermento creativo.
Nonostante tutto quello che ho imparato sia  stato da autodidatta, il parere dei clienti che mi contattano, è che intuitivamente riesco a trasmettere l’identità del brand attraverso sensazioni, e ciò  rende immediato e spendibile quello che faccio, a partire dall’ambiente artistico fino a quello dell’advertisment e del visual merchandising. Quindi sì, un po’ è stata la fortuna di trovarsi al posto giusto nel momento giusto… ma dalla mia ho avuto la costanza (con svariate nottate di sperimentazione) di coltivare spontaneamente questa fortuna, con i miei progetti personali. Col senno di poi, penso che se non avessi sentito la necessità di creare e trasmettere, tante cose non sarebbero successe.

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Ho visto che ti muovi tra l’Italia, la Danimarca e NY. Dove ti senti più libero di esplorare e sperimentare? E dove, tra queste tre realtà, vorresti mettere le tende e non levarle mai più?
Di base ora sto a Firenze, ma continuo a viaggiare sia per lavoro che per  il semplice piacere di vedere posti nuovi. Se ho un’idea in mente, trovo il modo di realizzarla a prescindere dal luogo in cui mi trovo. Si, sono stato a lungo fuori dall’Italia, ma per ora non esiste un posto in particolare dove vorrei stabilirmi. L’Italia, per tante cose, è un bel posto per vivere, non è perfetto, ma anche negli altri paesi trovi enormi difetti che ignori fino a quando li vivi da turista. Forse, se proprio devo dirla tutta, la città dove mi sono sentito di più a casa è stata Barcellona, dove ho vissuto per più di un’anno. Chissà… 🙂

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Se potessi realizzare un lungometraggio a cosa o chi ti ispireresti e a quale musicista diresti «sì, pure gratis» per un video musicale?
Sicuramente mi ispirerei a registi come Spike Jonze, Kim Ki Duk e Nolan (un bel mix!). Per il video musicale è ovvio… Bello Figo Gu 😉 No anzi… meglio Jon Hopkins.


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Cosa ascolti durante il processo creativo?
In questo periodo sto “rispolverando” la discografia di M83 e CHVRCHES, ma ascolto di tutto. Con un mio amico abbiamo in condivisione delle playlist su Spotify tutte TOP che vanno dal trash anni ’80, al rap, fino alla musica elettronica contemporanea. Tra le più gettonate ci sono “ScanDC sounds KK”, “ScanDC in Da Marietto”, “ScanDC i firmi” e “ScanDC fa le buhe”. Ma ne abbiamo  tante altre… meglio dei Bimbo mix!

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Io tuoi personali saluti per i nostri lettori.
Un saluto particolare va a Machas (l’agenzia che mi rappresenta da Londra), Renato Fontana di Italianism e Dora Raimondo di Creativity Day (che hanno reso possibile il mini NASSA tour). Per il resto consiglio ai lettori di tenere d’occhio un nuovo collettivo eclettico, fashion e automotive allo stesso tempo: si chiama CrewScotto.

Grazie!

WEB* www.behance.net/leonardoworx

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