MUSICA
*PETITE NOIR

by Triste©

La vie Est Belle.

Ci sono giorni in cui ho bisogno di sentire il peso dell’aria grigia, sporca. Oppure di quella sensazione di pace che solo la pioggia sa dare. Insomma mi manca Londra.
L’altro giorno ho messo 45 minuti per fare 3 km, vi assicuro che non ero a Milano, ma nel sud della Francia. A farmi compagnia c’era Jeff Tweedy che cantava: I need a bright sky to enjoy my suffering, e mai come in quel momento ho capito quanto sia importante il tempismo.

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Oppure è solo che al risveglio, la mia capacità realizzativa raggiunge i picchi di quella di Christophe Dugarry nel 2001, perdo tempo inutilmente mentre il traffico cresce, impietosamente, fuori dalla porta di casa mia.
Riesco però a rendermi conto che La vie est belle è una delle frasi  francesi più prese in prestito dal resto delle lingue del nostro pianeta e, nondimeno,  il debutto sulla lunga distanza di Petite Noir.  Sudafricano residente a città del capo, per metà congolese e per metà angolano (si dice così?).

Il suo stile  è un mix di new wave e ritmi slow dance che mi ricorda a tratti i We Have Band. Qualcuno lo definisce Black Wave, e vi assicuro che non ci sono sfumature razziste in tutto questo. Mi hanno detto che in Italia ultimamente bisogna fare attenzione a quello che si dice, anche se a me Milano non è mai piaciuta così tanto.

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Life is beautiful è un album interessantissimo, uno di quelli che viene fuori come lo sgroppino fra il primo e secondo di pesce: inaspettato e necessario. Sono molto i passaggi fortunati: da MDR – che in francese vuol dire morire dal ridere (ndr) – che prende in prestito frasi già sentite “you’re the one that I want, you’re the one that I need” econ quei beat calzanti ti prende ai fianchi e al collo facendoti muovere in tutte le direzioni.

Le sorprese continuano con Best, Inside e Down che definiscono sempre più il prodotto il quale si consacra a molte idee anni ’80 e ad una stagione che ci fa raffreddare gli animi.

Il capolavoro invece è Just Breathe, e basta poco per capirne il perché. Ci sono artisti che il tempismo ce l’hanno nel sangue, o forse sono semplicemente migliori osservatori del mondo rispetto al sottoscritto. Ci sono artisti meravigliosi che, ispirati, ti dicono cose necessarie: be the change you want to see, breathe the air you would like to breathe.