ILLUSTRAZIONE
*VENTO

by Marco Taddei

Un’intervista a Virginia Mori e Virgilio Villoresi.

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Questa volta c’è poco da dire: vi presento due autori a tutto tondo del panorama italiano ed internazionale che amo molto.  Virgilio Villoresi è un esperto di animazione, sorprendete nelle sue scelte sperimentali e Virginia Mori è una splendida interprete di certe ineffabili meraviglie che confinano direttamente con i sentimenti più strani dell’animo umano. Grazie alla collaborazione con la casa editrice Withstand Book, insieme hanno composto un libro incredibile, dove silenziosamente spira il vento. E Vento è il titolo di questo piccolo capolavoro.

Ciao Virginia, Ciao Virgilio. Per cominciare potreste raccontarmi com’è nata questa collaborazione tra i vostri talenti così diversi?
Virginia – Ciao Marco, credo sia nata innanzitutto da una stima reciproca verso il nostro lavoro, conoscevo le animazioni di Virgilio e ne ammiravo la qualità e lo spirito di ricerca,così non è stato difficile trovare un dialogo.
Virgilio – Ho deciso di coinvolgere Virginia in occasione del mio videoclip per  John Mayer dove ho usato tecnica dell’ombro-cinema (la stessa del libro) che, a parer mio, si sposava benissimo con il suo stile… Poi l’abbiamo adattata al libro “Vento” affrontando un soggetto più “autoriale”… Inoltre considero Virginia, una della proposte più interessanti e originali del panorama dell’illustrazione italiana… Oltre a questo c’è un forte legame di amicizia che ci unisce ormai da anni…

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È andato tutto liscio?
Virginia – Si, è andato tutto liscio a partire dal video di John Mayer, tanto che appunto poi ha dato anche lo slancio per il libro Vento.
Virgilio – Abbiamo iniziato a scriverlo via skype durante un estate torbida, frenetica e sudaticcia… Sì, comunque credo di sì, anche perché la macchina produttiva dei libri, rispetto ai video su commissione è più spigliata, più agile, meno pachidermica, meno aggravata da zavorre, senti meno il peso delle responsabilità e quindi puoi districarti con più freschezza, con maggiore spontaneità.

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Nonostante vi differenziate per campo ed ispirazione i vostri lavori hanno un consonanza sotterranea quasi magica, cosa ne pensate di questa piccola evidente alchimia?
Virgilio – Credo che quello che ci unisce abbia un aspetto ludico: il bianco e nero dei suoi disegni, il mio immaginario un po’ bambinesco, i suoi spunti onirici e dark, il mio amore verso i dispositivi ottici del pre-cinema, siano un invito al gioco della fantasia.
Virginia – Diversamente da me  Virgilio è una persona a cui piace sperimentare con le tecniche, il passato, gli oggetti, manipolare la realtà continuamente, mescolarla in maniera audace e irriverente, io ho un mondo molto più intimista, riflessivo, lento, a volte immobile, a tratti timoroso… credo che l’alchimia sia stata proprio nell’incontrarsi a metà di due strade opposte in maniera molto naturale . Per quanto mi riguarda collaborare con lui mi ha aiutato a liberarmi di un po’ della mia staticità.

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Adesso vorrei mescolare un po’ le carte: Virginia, vorrei sapere cosa ne pensi della tecnica usata da Virgilio per animare i tuoi lavori? La conoscevi già? Che rapporto hai con il mondo del precinema?
Virginia – Credo che tra le cose che ci avvicinano, e che probabilmente ha fatto da comune denominatore nonostante le opposte differenze di approccio, c’è una strana e affascinante attrazione di entrambi per le  epoche passate, la si respira nei miei disegni e nei suoi video, insieme vanno a rafforzare un’ atmosfera sospesa in un tempo che non c’è più. Dunque non mi è stato difficile appassionarmi immediatamente all’idea dell’ombro-cinema, è stato un altro naturale punto di incontro, la conoscevo come tecnica, ma ovviamente non avevo mai pensato di applicarla ai miei disegni, poterlo fare è stato davvero bellissimo e mi ha dato la sensazione di appartenere ad un’ altra epoca per un momento.

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Virgilio cosa ne pensi dei lavori di Virginia? Dei suoi disegni? Cosa suscitano in te?
Virgilio – Come dicevo prima Virginia è una grande illustratrice… credo che i suoi disegni hanno qualcosa di arcaico, atavico, qualcosa che appartiene da tempo alla memoria collettiva. Gli sguardi dei suoi personaggi femminili hanno il potere di turbarmi e ipnotizzarmi… Per quanto mi riguarda i suoi disegni sono un immenso trovarobato su cui mettere gli occhi e lasciarli a disposizione della nostra fantasia.

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Come avete scelto i soggetti del volume?
Virginia – Alcuni disegni inseriti sono stati scelti da già esistenti perché molto adatti a essere animati, altri sono stati concepiti insieme e fanno riferimento a capolavori del cinema come Il colore del melograno di Sergei Paradjanov, La piccola fiammiferaia di Jean Renoir, La morte corre sul fiume di Charles Laughton.
Virgilio – Come ricordato da Virginia, all’interno del libro ci sono molte citazioni cinematografiche. Inoltre ci sono influenze di Jean Cocteau e altri artisti delle avanguardie dei primi ‘900… ma la cosa che accomuna tutti i disegni, oltre al concetto del vento, è la continuità di un certo sentimento di attesa… credo che questo stato d’animo non abbandoni mai i personaggi e le atmosfere del libro.

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È un prodotto molto strano per il mercato italiano, il vostro editore è stato molto coraggioso. Come avete coinvolto l’editore Withstand o come lui ha coinvolto voi?
Virginia – anche qui è stato tutto molto naturale, il video di John Mayer era seguito dalla produzione Withstand di Davide Ferazza, la passione forte di Virgilio per il cinema, la mia per il disegno e quella di Davide per i libri è convogliata in un unico lavoro, il fatto che fosse un prodotto molto strano per il mercato italiano è stato sicuramente un rischio ,ma anche la spinta a osare.
Virgilio – Con Davide stavo sempre a fianco in quel periodo e c’era un vero e proprio scambio creativo costante, una sorta di contagio artistico. Lui ha capito subito le potenzialità di un libro del genere e ha curato tutti gli aspetti produttivi con grande passione e professionalità.

A questo proposito vorrei sapere cosa pensate del mercato editoriale italiano.
Virgilio – Non conosco bene le dinamiche del mercato editoriale italiano, quindi non saprei risponderti.
Virginia – È una domanda complessa, non mi sento abbastanza esperta in materia… per ora le mie collaborazioni  sono  state con piccole realtà a livello editoriale, a mio parere però molto interessanti come la Blu Gallery edizioni o appunto Withstand, credo che sia molto difficile dare un giudizio perché è un mercato che si sta frammentando tantissimo.

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Virginia parte della tua recente produzione si sta spostando verso l’animazione. Il tuo ultimo lavoro Haircut è infatti un cortometraggio, ti dispiacerebbe parlarcene?
Virginia – Parallelamente all’illustrazione ho sempre portato avanti lentamente anche il mio interesse verso l’animazione tradizionale, un tipo di arte più che mai legato ad altre concezioni di tempo e lavoro. Per Haircut ho impiegato circa un anno di lavoro, 3000 disegni fatti a mano uno per uno, per 6 minuti di animazione, un lavoro ossessivo e logorante che però credo abbia ancora un suo fascino e una sua forza che lo contraddistingue da altre tecniche.

Virgilio, tu sei impegnato in decine di progetti, gran parte dedicati all’animazione e alla riscoperta di antiche tecniche di animazione . Come nasce in te questa passione? In particolare come nasce la passione per la stop motion, un’arte così paziente?
Virgilio – La passione dello stop motion nasce dopo che mio zio, quando ero bambino, mi fece vedere le opere di Quirino Cristiani, che considero tutt’ora uno dei più grandi animatori di tutti i tempi. Poi la collezione per oggettini desueti impregnati di uno spleen quasi gozzaniano, dolci ammennicoli fuori uso, e bambole Lenci hanno fatto il resto… è come se volessi dare un aurea a tutto questo universo sghembo con lo scopo di riattualizzare le culture del passato sotto l’ombra della dimensione del sogno a cui sono profondamente legato.