UNDERGROUND
*MARTOZ

by Siriana F. Valenti

«Come sono? Abbastanza affabile…»

Questo ragazzo è un genio e mi fa ammazzare dalle risate. Punto e a capo.
Scusate non trovo parole migliori per buttare giù l’introduzione all’intervista che segue. Martoz è un genio quando disegna e lo è altrettanto quando scrive e racconta di sé. Lascio tutto lo spazio a lui, credo sia la cosa migliore.

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Alessandro Martoz Martorelli o semplicemente Martoz, come sei quando interpreti il primo e quando invece incarni le vesti del secondo?
Martoz è quello che disegna, i suoi polmoni sintetizzano grafite. Alessandro è quello che si occupa di procacciargli il materiale, ricercando il diverso. Sono davvero due personaggi distinti che collaborano sotto la mia giurisdizione. Questa dualità è dovuta al mio rapporto ambiguo col mondo dell’arte, fatto di bisogno e insofferenza. Quando sono nato ho iniziato a disegnare, c’è davvero un luogo in cui è possibile stabilire proprie leggi fisiche? C’è. È il foglio. Questa risposta mi ha rapito il cuore, sottraendolo al giogo del mondo naturale. “Sì, Alessandro, questo foglio è il tuo mondo. Tu qui decidi cosa c’è e cosa succede, per non parlare del come.” Per me, l’universo-foglio è reale, alla stregua di quello in espansione incontrollata. Mi ci sono immerso a candela.
Due strade dunque, al bivio, senza perdersi mai di vista. A uno il foglio, in cui scaturiscono universi di carta, con matite come saette. All’altro il mondo. Una ricetrasmittente per chiacchierare quando c’è campo. Mentre Martoz si occupa del mondo del disegno, dagli aspetti più entusiasmanti alle rogne più lagnose, Alessandro scorrazza. Portando prede di tanto in tanto, riferendo ciò che ha scovato. Come un cavalleggero in avanguardia. Una mia grande passione è l’esplorazione. Mi piace introdurmi in fabbriche diroccate, vallate sventrate, casali abbandonati, scheletri di roulotte, ospedali crollati. Ma anche l’avventura con la “A” minuscola, come l’escursionismo male organizzato tra fiumi lerci e boschi impenetrabili. Lo facevo da bambino e non ho smesso. Pochi giorni fa sono stato al Ratata Festival di Macerata e nel tempo libero con degli amici abbiamo esplorato svariati edifici abbandonati nelle campagne intorno a Recanati. Abbiamo trovato passeggini secondo Novecento, moto da cross fatte a pezzi, automobili scardinate dall’edera, sci anni novanta e tarocchi nuovi di zecca. Insomma, fichissimo. Come sono? Abbastanza affabile. Questo sia Martoz che Alessandro.

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Quattro inediti realizzati durante il Ratata Festival

Quattro inediti realizzati durante il Ratata Festival

Ho letto da qualche parte che definisci Roma come la tua amante. Quali gioie e quali dolori ti ha regalato fino a oggi?
Non mi ha mai piantato in asso, se vogliamo rimanere nella metafora sentimentale. Roma è una città bella col sole, che sa farsi amare solo di notte. La schermaglia quotidiana scompare in una nube, il nido di vespe si secca. L’aria si fa pungente. Devi viverci per stupirti del vuoto che viene a crearsi. La pace. La resa. Di giorno, i romani utilizzano le auto come cavalli, convinti che possano passare accanto e sopra tutto. Lasciandole legate fuori dai negozi come fossero saloon. Lo sceriffo è sempre in malattia, ovviamente, o al bancone. Negli angoli, botti di acqua marcia nascondono dobloni d’oro sotto sciami di mosche e alghe torbide. La gente si pettina, riflessa nell’acqua nera, mentre aspetta l’autobus. Passiamo un terzo della vita a dormire, un decimo a lavarci i denti, un quinto a parlare di calcio. Qui a Roma, la metà a marcire sotto i pali gialli dell’Atac. Conviene davvero girare in bicicletta. Io risparmio una cifra e sfianco la rabbia. Questa digressione riguarda il dolore. Bel regalo. Una città lenta e corrotta. In mano alle mafie e alla noia. Il dubbio è instillato in ogni divisa. Cocaina e mazzette. Sembra funzionino meglio della malta, a impalcare il progresso. È meglio male. Il fatto interessante è che la gioia sta nello stesso dono. Cristal per cirrosi epatici. Perché in questo disagio si passa inosservati, chiaramente. Nel decadimento radioattivo dei costumi chi viola le regole è al sicuro. Questa sciorina verbale (inventiamocele le parole, chi ha cambiato in meglio la letteratura italiana lo ha sempre fatto) atterra infine tra le mie mani zozze, in qualità di amante voluttuoso di questa città spudorata e suo street artist improprio, diciamo improvvisato. Un po’ come l’inesperto che ha perlomeno il pregio di stare inventandosi tutto… Nel niente guazza energica la creatività più acerba. Si bada poco, insomma, a chi delinque con questa innocenza quasi fastidiosa. Io attacco poster, che sarà mai! Affissione abusiva, perlopiù. Ci hanno beccati varie volte senza grandi conseguenze, spesso le sirene sono spente come la voglia di scendere dall’auto per un caso tanto spicciolo. Sono così minore, in un sistema minorato, che mi sembro un neo su pelle d’ebano. Un bibitaro abusivo allo stadio, la gente guarda la partita. E così mi sembra sempre più che le gioie e i dolori che questa ragazza mi consegna siano proprio lo stesso dono, che io ho da valutare in maniere differenti. Pungiglione narcotico a cui mostro il fianco nudo.

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Hai appena venticinque anni, ma il tuo segno e il tuo stile sembrano di un gigante dell’illustrazione. È come se avessi una coscienza molto, ma molto, antica. Parlaci di tecnica e di come affronti il mondo in un foglio nudo.
Questa è una superdomanda. Spesso mi sembra di vivere al fianco di qualcos’altro. Una coscienza molto antica, forse, come suggerisci tu. Credo sia più un qualcosa di perenne piuttosto che “semplicemente” antico. Il disegno, tuttavia, non è solo una questione di innatismo. È intriso di vita. Deve esserlo.
Per quanti riferimenti uno possa avere, grandi esempi da emulare. Legami. Penso a McKean, a Prampolini, Grosz, Pericoli. Il segno che poi ne risulta non è solo una sintesi di tutti i nostri interessi. Non è una semplice risultante. C’è anche la nostra biografia dentro. I graffi sul foglio sono le cicatrici del vissuto. Se non è così, stiamo sbagliando qualcosa. O stiamo mentendo. Nel segno deve passare la linea della nostra esistenza.
Ho dei buchi nella retina. Da quando sono piccolo ho certi graffi stondati che si frappongono tra visore e visti. E ancora svariati forellini che danzano sulla mia realtà come le particelle di Kandinskij. Credo che questo fatto mi abbia aiutato a sviluppare il pensiero astratto. Ricordandomi quanto ciò che osservavo fosse una rappresentazione mediatica… e condannandomi a una fottuta paura della cecità. È chiaro che questa caratteristica mi ha enormemente condizionato.
Così si affronta il mondo in un foglio nudo, bastonando i nostri limiti. Si sa! Entro nella tana del lupo, con l’obiettivo di maturare un rapporto totale con il disegno. Autocoscienza, sì, ma anche l’autoironia è fondamentale in questo cammino. Tante persone che stimo, hanno questo dono. Saper ridere di sé, senza esagerare. Difatti proseguo: io e la mia produzione siamo come due fratellini che si dividono i biscotti rubati. Finito un disegno, corro a spruzzarci sopra la lacca e col tempo ho preso a spruzzarmela pure io. Questo spesso determina una capigliatura improbabile. O ancora, gli ultimi tempi nella culla sono stati contrassegnati da strazianti canti che sfinivano la pazienza di mia madre. Pare che io strillassi angoscianti nenie prima di dormire o appena sveglio. Recuperare questa cosa, “cantando” mentre disegno si è rivelato incredibilmente utile. Anche se posso farlo solo quando sono solo (solissimo) e coprendo i canti con della musica. Riti. Rituali. Uso una matita 2B.

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Tornando a Roma, è da un po’ di tempo che le vie della città si svegliano arricchite da alcuni ritratti spuntati, non proprio per caso, durante la notte. Raccontaci un po’ del bel progetto Top-onomastica.
Questa domanda avrà due risposte, perché è un progetto che seguo insieme ad un amico, quindi è giusto che si esprima anche lui.*
Dici bene, non sono piazzati casualmente. Top-onomastica è un progetto di street art, nello specifico poster art, che si occupa di illustrare le targhe delle vie di Roma. Essendo i nomi delle vie divise in temi, a seconda dei quartieri, si possono incontrare gruppi di inventori, pittori, santi… e così via. Dare un volto a questi personaggi è di per sé interessante, si può pensare “AH! ecco che faccia aveva Meucci, pensavo fosse un cesso. Invece guarda che figone!”
Rispondendo alla domanda “Che faccia aveva?” si può dare maggiore coscienza al cittadino del luogo in cui vive, dei personaggi importanti che hanno scritto la storia (italiana e non) e accendere l’interesse nei confronti del loro operato.
Diciamo che per noi ha una valenza culturale. Lo sapevate che l’uomo che ha inventato il gelato è lo stesso che ha inventato le granate incendiarie??? Difatti appena finisce il progetto, ci mancano due capitoli (credo santi e inventori), faremo una pagina Facebook per raccontare le curiosità dei personaggi ritratti. Finora abbiamo fatto gli antichi romani, nel quartiere Prati, i pittori nel quartiere Flaminio e i condottieri nel quartiere Pigneto. Per adesso si possono vedere le foto nel mio profilo Facebook, c’è un album apposito.

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* Risponde Luke C – Il progetto nasce da un’illuminazione notturna. Tornando a casa dopo una bevuta con gli amici girando su via Luigi Bodio mi è sorta una domanda…ma che faccia aveva Bodio??? Cosa ha fatto per meritare una via? Perché oltre al nome non mettono un’immagine? A questo punto il giorno dopo ho chiamato l’amico Martoz ed è iniziata la magia (ovviamente dopo breve confronto)! La street art è indubbiamente qualcosa che mi affascina, fin dall’esordio di Martoz lo ho affiancato e supportato, ma poter fiancheggiare in un progetto nostro l’ARTISTAAA è un vero piacere… la realtà è che fare la scimmia urbana nella notte mi diverte come poche cose al mondo!!

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A quale personaggio o a quale storia non sei riuscito ancora a dare voce e forma?
Ho molte storie in mente che vorrei realizzare. Abitano dentro di me – ansiosi di prendere forma – cani randagi calciatori, maniaci sessuali dolce stilnovo, stuntman/matematici, veterani russi perseguitati dall’amore, persino palazzi mai costruiti in cerca di rivincita. Ovviamente non sto qui a raccontare come vorrei sviluppare le loro storie. Stanno con me, occupando bit nel cervello, ma fanno anche compagnia. Con alcuni di loro faccio conversazione. Spesso mi danno suggerimenti. Molto di ciò che sono non è deciso ma piomba dal nulla, già formato. Come se si trattasse di persone vere entrate dalla finestra che decidono di iniziare a convivere. Fantasmi in cerca di buona compagnia. Tra tutti spicca un cacciatore, una storia che ho scritto tempo fa, che mi entusiasma enormemente. Non vedo l’ora di disegnarla. Anche lui non vede l’ora di sparare.

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Quando guardo le tue illustrazioni mi trovo catapultata in luoghi rumorosi in perenne movimento. Possiedi un tratto che definirei sonoro. Qual è il tuo rapporto con la musica e cosa ti piace ascoltare mentre disegni?
Qualche anno fa ho prestato servizio per qualche tempo in una comunità che assisteva i diversamente abili. Tra le varie cose che ho imparato, c’è un’interessante terapia alternativa al trattamento della malattia mentale: la musica ripetitiva. Pare che un ritornello musicale ripetuto ancora e ancora, identico o con varie modulazioni, aiuti un autistico ad uscire dall’isolamento o uno schizofrenico a calmarsi. Immaginate tipo Kyrie di Battiato o Train di Kalkbrenner, portati all’eccesso. Non parliamo di musica sgradevole, ma certo… di nicchia! Ho sempre avuto una certa tendenza alla ripetizione, mi piace ripetere la stessa figura più volte nella stessa tavola. Elaborare il tema del ritornello. Ho pensato: fico! Se aiuta un alienato a uscire fuori, può aiutare un sano ad alienarsi (si scherza). E allora: cosa ti piace ascoltare mentre disegni? Quando non riesco a trovare la giusta tranquillità per stare seduto a disegnare, metto musica già sentita o film già visti. La novità distrae, occupa la mente che si stanca più velocemente. Un album che si conosce bene, invece, diventa immantinente un sottofondo quieto. Ci sono mattine schizzate, in cui serve musica nuova e sbarellata, che assista la creatività, che generi esplosioni nel cervello. In quei casi è necessario “sfinirsi”. Certi pomeriggi, al contrario, serve un film lungo e rivisto, che somigli alle fusa di un gatto sulle gambe. Da ascoltare, certo, non puoi mica guardarlo (anche se disegnare senza guardare il foglio è il segreto per fare cose fichissime). Ci sono film, non esagero, che ho visto 30 o 50 volte. Molte scene le conosco a memoria e le potrei recitare allo stesso modo degli attori. Col medesimo peso sulle sillabe.
Stringo sulla domanda. Il suono e il segno sono accoppiati, sono la stessa cosa come un fotone è sia onda che particella. Linee dritte sono il suono di un uomo che muore, linee agitate sono il cellulare che vibra sul comodino. Il mio tratto è sonoro perché è un suono. Chi disegna compone in muto. C’è poi chi si diverte proprio ad assemblare un’orchestrina, giocando con questa caratteristica sonora. Il che è sempre interessante. MA, arrendetevi, sperimentatori del suono segreto del disegno: c’è musica pure dentro il faccione di Tex e nei personaggini di Giannelli. Trovo interessante, comunque, dare ulteriore vita al segno differenziandolo. Anzi, diciamo che è una cosa che mi preme molto. Tengo la matita in modo strano, praticamente male. Per facilitare la sua modulazione e variazione. La ripetizione e il segno modulato. Questo è il mio rapporto con la musica.
Arriviamo alla telegrafia: ultimamente mi piacciono gli Strokes, Lucio Dalla, i Friska Viljior, i Subsonica, Debussy e Chopin, Bowie, i Diaframma, Michael Giacchino, Franco Battiato (totale), Marvin Gaye, i Beirut, gli Apparat, Bobby Womack e Sebastien Tellier. Basta!

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Se volessimo acquistare qualche originale dove dovremmo raggiungerti?
Sono molto attivo nel ramo della mail art. Sono solito spedire cartoline (e buste piene di disegni e oggetti bizzarri ) a persone sconosciute. Non escludo da questa iniziativa potenziali clienti che desiderano un disegno specifico. Ahimè raggiungermi non è difficile per nulla, sul mio blog (scrivete “martoz” su google) c’è una mail per contattarmi. Altrimenti chiamate qua e parliamo di oroscopo: +39 331 4075853.

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Nient’altro da dichiarare?
Beh allora, il falco pellegrino scende in picchiata a 400 km/h mentre il grifone, che tutti pensano sia un animale nobile, è un necrofilo pelatone. Uno dei miei oggetti preferiti è la chiave inglese, anche se non la uso spesso la tengo sulla scrivania. Quando un fulmine cade, avvelena l’aria emettendo monossido di azoto. Il Colosseo è stato finanziato con il denaro fruttato dalla sanguinosa repressione della rivolta di Giudea. Recenti studi scientifici ipotizzano che il tempo possa essere composto di particelle. Si dice che le piramidi egizie e quelle maya abbiano la stessa forma semplicemente perché imitavano la forma delle montagne, l’oggetto più grande e stabile conosciuto. Niente di misterioso. Pare che Gesù avesse svariati fratelli, compreso Tommaso il dubbioso. Newton era ossessionato dalla pietra filosofale. Mi piace il vino bianco.

WEB* alemartoz.blogspot.it

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