ARTE
*NICOLETTA CECCOLI

by Siriana F. Valenti

La fragilità dei sogni.

Presentiamo i mille mondi di Nicoletta Ceccoli. Luoghi dai paesaggi colorati, pieni di delizie, popolati da creature surreali e da bambine solo all’apparenza docili. Mondi di illusione e disillusione, così lontani nei tratti dal nostro ma nella sostanza incredibilmente vicini. In questa intervista, Nicoletta, prova a spiegarci come viaggiare attraverso i confini della sua immaginazione.

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L’infanzia. Come eri da piccola, cosa percepivano i tuoi occhi e in quali mondi ti lasciavi trasportare?
Da piccola ero molto creativa calma e silenziosa, passavo molto tempo con mio babbo nella sua bottega di falegname. Lui mi ha trasmesso il piacere di creare oggetti con le mie mani. Mi dava pezzetti di legno, colla e chiodi con cui creavo giocattoli, case, bambole, animaletti. Immaginavo storie, creavo mondi miei dove vivere altre vite più magiche di quella reale. Quello che mi attrae dell’infanzia è il contatto coi propri sogni. Per me è importante continuare a considerare seri e importanti i sogni, da adulti si tende a dare troppa importanza a forme più razionali per interpretare la realtà ma è l’immaginazione che ci connette alla vita e al mistero, alla parte più vera di noi.

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L’età della ragione. Come sei oggi, cosa percepisce la tua anima e da quali universi ti lasci sedurre?
Non mi sento molto più sicura o matura di anni fa. Il mio modo di esorcizzare incubi inconsci o placare le mie inquietudini, è esprimermi attraverso il disegno. È così che supero o elaboro insicurezze e ferite. Il dolore è per me anche il motore che mi spinge a creare, così come la depressione per me è uno stato di consapevole impotenza che ci rende capaci di cogliere aspetti profondi della vita che ci sfuggono di solito.
Sono sempre affascinata dal mondo infantile, i bambini che fantasticano che i loro giocattoli siano vivi. Anche nella mitologia, che è fonte di ispirazione per me, c’è l’umanizzazione di tutte le cose, le metamorfosi tra le creature. È una forma di immaginazione prorompente e poetica. Sono attratta nell’arte e nella vita da tutto ciò che è inconsueto, bizzarro, dalla bellezza mostruosa dei freaks. Ciò che è emarginato, sgradevole, che si pone fuori da quei canoni di bellezza e felicità forzata che vengono imposti a tutti come compiti impossibili.

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L’Arte al presente. L’illustrazione è tornata alla ribalta negli ultimi anni: chi o cosa suscita in te meraviglia?
L’illustrazione, il mondo dell’editoria per l’infanzia mi attrae sempre e ci sono tanti autori che amo. In generale seguo l’Arte di ogni epoca e mi capita di stupirmi della modernità di autori antichi che ignoravo. Ad esempio la mostra monografica che ho visto recentemente sull’illustratore Antonio Basoli mi ha molto impressionato. Basoli era un artista bolognese visionario del Seicento così incredibilmente moderno che mi ha ricordato le creazioni architettoniche assurde di Escher.

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Le tue Opere. Dov’è Nicoletta nei suoi quadri e chi è la sua Nemesi?
Sento le mie bambole come alter ego e come loro mi sento fragilissima. Cerco di trovare racconti dove posso esprimere forza e determinazione delle mie protagoniste, così esorcizzo le mie difficoltà e insicurezze. Esorcizzo la paura della solitudine, del cibo, di essere travolta dall’appetito e di crescere. Non mi sento ancora pronta a entrare nel mondo adulto.

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Il tuo mondo Onirico. Sogni o incubi a occhi aperti?
Disegnare è dare un corpo ai miei piccoli incubi. Le mie bambine innocentemente sensuali seducono ma senza esserne del tutto consapevoli. È questo delicato passaggio che mi colpisce: il mistero dell’adolescenza, quando l’innocenza svanisce e si affaccia l’idea del peccato. Nel mio modo giocoso, amo suggerire una sensualità maliziosa, descrivo i piaceri, ma c’è sempre un senso di colpevolezza che aleggia su questi mondi fatti di cose dolci e amabili… c’è un lato inquietante che si svela.

Jack et la Mécanique du coeur (Trailer) from Stéphane Berla on Vimeo.

A mille ce n’è. Parlaci dell’esperienza di Jack et la mécanique du coeur.
Con Mathias Melzieau e Stephane Berla, i registi, ho sentito subito un’affinità artistica e umana. Il lavoro che sta dietro a un film di animazione è immenso. Il mio contribuito è stato disegnare i personaggi principali e alcuni ambienti e dare l’impronta generale al film. Piccoli fiori che altri artisti di talento hanno ulteriormente sviluppato in un universo. Non mi era mai capitato di potermi concentrare con tanta attenzione su un singolo personaggio. Dovevo tradurre visualmente dei caratteri e mi sono divertita come una bambina a fare la stilista, a inventare i vestiti e pettinature. Discutere il lavoro direttamente con l’autore del progetto, Mathias, è un’altra cosa che non mi era mai capitata prima, spesso gli scrittori delle storie che illustro rimangono degli sconosciuti. Ci sono paure e incertezze che affiorano. Paura di non rispettare il suo universo o che sarai vincolata alle sue idee precise. Invece, in questo caso, è stato il contrario. Mathias essendo a sua volta un artista sa come metterti nella condizione di dare il meglio di te. Con rispetto per quello che fai e una grande libertà. Di solito non capita nei piccoli progetti di avere un approccio così artistico e invece è così che lo ha voluto, con passione, la produttrice Virginie Besson.

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Viaggiare con la fantasia. Raccontaci la favola di Sweet & Low.
Sweet and Low è il titolo di un’esposizione che ho realizzato presso AFA di New York nel novembre 2014, il titolo si riferisce alla dolcezza, sweet’n low è un dolcificante sintetico 500 volte più dolce dello zucchero, ma si riferisce anche agli alti e bassi nelle relazioni sentimentali, è una ninna nanna sentimentale di Joseph Barnby e nello slang americano, si usa per alludere alla sessualità, è un titolo che è un mix tra volgarità e innocenza. I disegni che ho esposto descrivono mondi  ricoperti di zucchero e apparente dolcezza dove un sussurro di ansietà incombe. Disegno cose dolci e amabili che hanno quasi sempre un lato inquieto che fa capolino appena dietro l’angolo. In equilibrio tra disincanto e sogno in un un gioco di contraddizioni o come una filastrocca che esibisce il suo lato oscuro.
La perdita dell’innocenza è un tema ricorrente nei miei lavori così come nelle mie precedenti esposizioni, Babes in Toyland nel 2007 a Roq la Rue di Seattle, O’Heavenly Nightmares nel 2010 presso Dorothy Circus Gallery di Roma. Racconto sempre il passaggio all’età adulta e l’abbandono doloroso delle illusioni.

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WEB* www.nicolettaceccoli.com

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