MUSICA
*EAST INDIA YOUTH

by Triste©

Culture of Volume

Si dice che il talento sia una dote naturale, difficile da riconoscere. Per quel che mi riguarda, conosco un solo modo per riconoscerlo, osservandolo dal vivo. Lo dico pensando al Field Day 2012, quello in cui un’artista di primo pelo venne messo in una delle prime slot delle 12 salvo poi essere richiamato in fretta a furia per una seconda chance alle 16 in un palco più grande. Merito della performance incredibile regalata qualche ora prima.

EIY---Foto-live

Oggi, mentre combatto la mia dipendenza dal tè verde – sto sorseggiando la terza tazza della mattinata – vorrei spendere due parole a proposito di East India Youth, uno dei miei artisti contemporanei preferiti che è  appena giunto al favoloso traguardo del secondo disco. Dico favoloso perché di questi tempi riuscire a dare un seguito a un buon esordio è privilegio di pochi.

Arrivato fra le righe del nostro blog nel lontano 2013, non ha smesso di produrre materiale di qualità a partire dall’EP d’esordio Hostel, passando per Total Strife Forever – uno dei dischi dell’anno d’elettronica 2014 – fino al recente Culture of Volume, uscito il 6 di Aprile per XL Recordings.
EIY è soprattutto il genio dentro la testa di William Doyle, polistrumentista di Bournemouth, 24 anni, nominato ai Mercury Awards dell’anno scorso, capace di creare un mix di ambient, elettronica e synthpop sperimentale  dall’anima rave.
Se Total Strife Forever era una viaggio dentro le ombre della psiche umana, un po’ cupo ma al tempo stesso incredibilmente intrigante, Culture of Volume è un album più distaccato e leggero.

Lo si capisce da End Result, traccia numero due del’album che ci regala una melodia pop-progressive dalle atmosfere sognanti e dalle voci echeggianti, e da Don’t Look Backwards. Anche Beaming White e Turn Away, i pezzi seguenti, mantengono lo stesso approccio con un inciso synthpop certamente piacevole, anche se il secondo, con la cavalcata finale, sembra essere uscito da TSF.
Infatti, mentre alcuni pezzi hanno un piglio diverso rispetto al precedente album, al tempo stesso ci sono pezzi che non si staccano completamente dal passato recente di EIY, soprattutto Hearts That Never, Manner of Words, Carousel e la conclusiva Montage Resolution.

Definire un’artista di talento è difficile, a volte un album eccezionale può essere il frutto di collaborazioni perfette, di elaborazioni mirate o produzioni eccezionali. Spesso è una questione di alchimia, ma quando il talento si dimostra nella continuità di tre album, allora viene da pensare che si abbia di fronte un artista eccezionale.
E se davvero non ne foste ancora convinti, andate a vederlo dal vivo. Io nel frattempo ritorno a combattere le mie dipendenze.