FASHION
*STUDIOPRETZEL

by Redazione DATE*HUB

Un’intervista a Emiliano Laszlo.

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Nato e cresciuto a Firenze, Emiliano Laszlo, è il giovane stilista che si cela dietro il brand d’abbigliamento, nato nel 2011, dal nome Studiopretzel. Dal mondo del video e della fotografia, da cui proviene, trae spunto per creare le sue originali e ricercate collezioni Handmade in Tuscany. I suoi capi d’abbigliamento hanno quel sapore retrò, a tratti nostalgico, che farebbe impazzire di gioia il più rodato fan di Wes Anderson. Nell’intervista che segue abbiamo parlato con lui di Giappone, di film e della sua ultima Collezione Spring/Summer 2015.

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Quale era il tuo outfit preferito da piccolo?
Da piccolo indossavo spesso T-Shirts dei miei genitori. Solo dopo che le avevano usate però, perché non amavo il cotone rigido, appena lavato e stirato.

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Quando hai capito che il mondo della moda sarebbe diventato il tuo universo?
Il mondo della moda ha attraversato la mia vita a fasi alterne. Diciamo che, dopo la fotografia, il passaggio è stato naturale, nel senso che mi piace lavorare con l’immagine.

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Il Giappone e la Toscana sono i tuoi punti di riferimento. L’Oriente per l’ispirazione, l’Occidente per la produzione. Sei quasi in controtendenza, quando tutti o gran parte producono ad Est tu conti invece molto sulla filosofia Made in Italy. Ti va di spiegarci meglio questo dualismo?
Mi fa piacere che si parli di dualismo, nel senso che questi due aspetti viaggiano insieme e non sono mai stati in qualche modo in contrasto. Mi porto dentro il Giappone per affetti personali e cultura generale, fin da quando sono piccolo. È un universo che mi ha sempre stregato e il tentativo di capire e spiegare quel Paese e il suo popolo genera in me ancora meraviglia e stupore.

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Dall’altro lato, sono italiano e fiero della manualità, dell’artigianalità e del know-how che alcuni di noi si portano dietro, soprattutto in Toscana. Io, questo aspetto del nostro Paese, mi sento di volerlo mantenere producendo tutto in Toscana e portando avanti la filosofia del “Km 0”.
È necessario che si introduca il concetto di coscienza anche nella moda. Voglio essere onesto con chi compra un mio capo, perché è giusto che le persone sappiano cosa acquistano e ne conoscano l’origine. Il consumatore deve essere critico e sapere che un capo elaborato qui ha un valore storico, una sua unicità artigianale e un prezzo diverso. Solo sapendo di cosa si parla si può decidere se e quanto spendere per vestirsi. Ed è giusto che le persone sappiano che ciò che è prodotto all’estero serve unicamente ad aumentare i ricavi sul prodotto finale, altrimenti non avrebbe senso allontanarsi da un territorio che ci invidiano in tanti.

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I tuoi capi d’abbigliamento puntano molto a linee sovrapponibili, mai eccessive, unite a texture ricercate e materiali very comfort. Chi è e come è l’uomo o la donna che oggi indossa i tuoi abiti?
Per quanto mi riguarda la sicurezza in se stessi è la strada giusta per raggiungere l’eleganza. Quando si è confidenti in quello che siamo, riusciamo ad esprimere un senso di rilassatezza sexy che gli altri percepiscono subito. Questo è quello che cerco di esprimere nelle mie collezioni, partendo da un nodo focale, cioè il tessuto, per poi declinarlo attraverso codici differenti.

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Parlaci dell’ultima collezione. Cosa hai visualizzato nel momento stesso in cui hai iniziato a pensarla.
L’ultima collezione nasce da un film, cioè Rushmore di Wes Anderson, in cui un giovane Jason Schwartzman si adopera con tutto se stesso nella creazione vulcanica delle attività extra scolastiche più disparate.
Da lì ho preso spunto per il nome della collezione Studiopretzel Society e la creazione dei vari club di appartenenza. Un incrocio fra Wes Anderson appunto e il manuala delle giovani marmotte. Volevo che il socio ideale fosse un tutt’uno con gli altri, si riconoscesse in persone simili a lui, sentisse uno spirito di appartenenza forte a un gruppo, a un corpo, a una società.

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Un viaggio che rifaresti altre 100 volte e perché?
Credo che ogni Paese che ho visitato meriti decine e decine di ulteriori viaggi, per sperimentare e capire. In Giappone ci tornerei volentieri in ogni momento.

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Una canzone o un film a cui ti ispireresti per una futura Collezione.
Probabilmente un film di Hayao Miyazaki, con i vestiti dei bambini, delle donne e degli uomini perennemente mossi dal vento d’Oriente.

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A cosa non riesci proprio a rinunciare.
All’isolamento dal mondo esterno.

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WEB* www.studiopretzel.com

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