ARTE
*FERNANDA VERON

by Siriana F. Valenti

Accarezzare la luce.

Fernanda Veron ricerca il silenzio. Un silenzio volto alla comprensione dell’esperienza come espressione di sacro fuoco creativo. Le sue opere silenziose, spesso monocromatiche, attraverso simboli mistici e cabalistici danno corpo a quel mondo sottile e impalpabile che ci circonda e avvolge. Immergiamoci insieme senza timori nel mondo di un’artista e di una donna che incarna con la sua arte la scintilla mistica della creatività.

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Fernanda e la fotografia.
La fotografia è soggettiva, per me funziona un po’ come il “terzo occhio”, ciò che riprendo già la mia mente lo trasforma. Gli austeri della fotografia, non la penserebbero come me e, sono d’ accordo, perché sono un artista che fotografa, non un fotografo che fa l’artista, così sono consapevole che l’immagine ha una vita propria e anche dopo lo scatto muta, si trasforma. Cronenberg la chiamerebbe un estensione biomeccanica dell’occhio, quindi la foto per me è un organismo mutato.
Mi piace fotografare soprattutto quello che gli altri non vedono, come lo spettro del corpo, i colori della luce, l’anima della natura, il silenzio e la contemplazione dell’immagine muta. La fotografia, è come la camera oscura delle idee, dove si sviluppano le immagini della mente, un po’ come se fosse una magia o un rituale intimo che diventa poi collettivo quando arriva al pubblico osservatore.

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La tecnica secondo Fernanda.
La tecnica è disciplina ed esperienza di vita, insieme, fanno alchimia. Conoscere entrambe e farne buon uso ti dà la possibilità di sperimentare, osare, affermare qualcosa di nuovo e unico che ancora non esiste. Camminate da “svegli” questa è una buona tecnica.

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Fernanda e il sacro.
Il sacro è tutto quello che non deve essere toccato, che deve rimanere invariato, in eterno, può essere una legge universale, la natura, un dio, un momento, un opera, un dono ricevuto, la conoscenza e l’equilibrio in tutto le cose. Il mio sacro rientra in questa dimensione onnipotente, nel mio lavoro le icone votive rappresentano, un incarnazione di questa dimensione, con l’intento di iniettare il mio immaginario, tra le trame di queste e di altre realtà parallele e, farla vivere così nel tempo, anche quando non ci sarò più.

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Il Profano secondo Fernanda.
E qui per una volta mi è utile il nostro wiki, che dà una definizione esatta del profano: Il termine origina dal latino profānus ovvero ciò che è al di fuori, resta al di fuori (pro) del fānum, intendendo con quest’ultimo termine un bosco sacro, un luogo sacro, un tempio…(cit)
Il profano è qualcosa che non è “battezzato”, dalla luce universale, è la non conoscenza. «Sei un profano!» Direi a uno scienziato che studia l’universo e non lo vive o lo contempla, carpendo solo la sua magnificenza astratta. Il profanare è più che derubare, è togliere una costola a qualcosa che deve rimanere intatta e inviolabile. Siamo e viviamo secondo una legge che è sacra, perché tutti abbiamo il dono del divino e allora, perché profanare questo dono?

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Fernanda e la tradizione.
La tradizione è un rito che bisogna vivere e mantenere vivo. La tradizione è trasmissione, ovvero qualcosa che non deve essere spezzato. Purtroppo è un concetto inventato dall’uomo e poi non più rispettato. Io credo nelle tradizioni ancestrali, quelle dei popoli antichi, perché era sinonimo di rito di passaggio e conoscenza verso un passo importante della propria vita. Oggi il paganesimo finalmente, non è più una parola, antica o sterile, ma è quel pensiero che in realtà riporta alla tradizione di un culto senza tempo, ossia il rapporto tra l’uomo e la natura, del dare e ricevere, in perfetto equilibrio.

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Il buio secondo Fernanda.
Il buio è mistero, è tutto quello che di notte non vedi ma senti. Il buio è un “senti-mentor”, la guida del mio lato scuro, l’indagine introspettiva di quello che fa paura ma ti affascina e ciò che affascina poi diventa una specie di droga. L’indagine del buio è quel sentimento che ti fa tremare di bellezza, la decadenza del mistero, inteso come il romanticismo narcotico dell’anima. Le muse sono figlie del buio e della luna.

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Fernanda e la luce.
La luce è la vita, è “ogni cosa è illuminata” (per citare il titolo di un film). La luce è lo spettro vivo della natura che si muove in senso energetico, non ha pelle ne confini, è la ricerca della purezza che vibra alla velocità della luce. Inebriarti di luce è come ubriacarsi senza il vino, dalla luce emergono le immagini del futuro. I più grandi artisti visionari ritraevano le loro figure immerse in prismi colorati di luce, come a dire: «ci sono, esisto ma non mi vedi, sono troppo lucente».

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La moda secondo Fernanda.
La moda è fotografare fantastici corpi, non conosci la storia di quella persona, perciò è solo la bellezza a ispirare tutto il contesto intorno al personaggio. In genere non mi preoccupo dell’abito ma di quello che posso trasformare in un atto di pura e viscerale storia narrativa, dare un’anima alla moda è dare vita a qualcosa che è invisibile, che non ha valore se non viene interpretato come pura chimera in uno stato di godimento, la moda è una preda e il fotografo è il super-predatore.

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Fernanda e la musica.
La musica per me è lo stato embrionale dell’immagine, non riesco a lavorare senza ascoltare della musica. Mio padre era un dj e aveva più di cinquemila dischi a casa, poi ho fatto danza e grazie a dio, sono cresciuta ascoltando ogni giorno un vinile diverso, perciò la musica fa parte del mio orologio biologico, è pura ispirazione. In questi ultimi anni ho collaborato con molti musicisti ed è la cosa migliore che mi poteva capitare, un rapporto 1:1 con le arti che si sposano in eterno e hanno vita propria: la musica ritma l’immagine e l’immagine diventa corpo della musica.

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L’Italia secondo Fernanda.
L’Italia è il Paese delle meraviglie, se sei il bianconiglio, sei fottuto, se sei invece la fanciulla che si infila nei labirinti della storia, allora scopri come l’Italia ha un passato da vivere “del tempo perduto”. Ci sono città sotterranee, volte dipinte celestiali, paesaggi mirabolanti di bellezza e luoghi sconosciuti da scoprire… è un mondo nel mondo. Io vedo l’Italia attraverso lo specchio, capovolta e al contrario, allora le porte si aprono e puoi godere della sua vera, ambigua, natura.

Fernanda e l’Argentina.
L’Argentina, come tutto il Sudamerica è un Paese ancestrale, sepolto, l’aria è impregnata dalle memorie delle antiche tribù indigene, la loro storia ha lasciato pochi “monumenti” perché gli dei incarnavano i laghi, le montagne, il mare, gli animali etc, così tutto rimase intatto fino all’arrivo dell’uomo bianco. Il Sudamerica è la terra del futuro dove ancora tutto ha inizio. I ghiacciai stanno ora scongelando, allora ritroveranno i tesori sepolti e sarà la nuova era, perché il Sudamerica conserva ancora i misteri della nostre origini, nel sottosuolo e nelle montagne.

WEB* www.fernandaveron.com

 

  • Giulio Ohaluer

    complimenti!!! bellisime le opere, i pensieri e le emozioni