MUSICA
*JOHNNY FISHBORN

by Alice Momolo

«…spesso faccio le domande dei bambini tipo “perché il mondo?”»

Mi è capitato per puro caso di conoscere una persona speciale che non è di questo tempo: appartiene alle fotografie color seppia o in bianco e nero, ai centri di città storiche, alle poltrone in pelle davanti a caminetti accesi, ai libri di poesie dove con la matita scrivi i tuoi pensieri tra le righe. Lui si chiama Johnny Fishborn, è mezzo uomo e mezzo pesce. Racconta storie sognanti che ti lasciano a bocca aperta. Le racconta scrivendo, suonando e cantando.

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Chi è Gionatan Scali aka Johnny Fishborn e da quale epoca e luogo arriva?
Sono un quasi non più ragazzo, arrivo poi da un mondo iper costruito e tecnologico dove cerco di acciuffare dei momenti di umanità. Momenti fiabeschi per così dire, certe cose che si possono leggere solo nelle storie fantastiche.
Sono un ex impiegato, ma anche un ex studente di ingegneria al politecnico di Torino, ma questi sono discorsi barbosi e bigotti.
Io sono le regole di Johnny Fishborn, mi diverto con questo dualismo, Fishborn è tutto quello che non avrei mai il coraggio di essere, ma c’è ed è nato il pesce d’aprile.
A parte gli scherzi, scrivo e canto delle canzoni, ho fatto un Ep e due album, l’ultimo di questi pare che sia stato cagato da qualcuno, mi faccio domande esistenziali nei momenti più sbagliati, tipo, il momento in cui sto per approcciare una ragazza, poi mi distraggo, mi perdo e la perdo… mi piacciono i poeti e le muse e spesso faccio le domande dei bambini tipo “perché il mondo?”.

Chi è la ragazza del Mulino a Vento di cui parla il tuo ultimo album (Windmill Girl – marzo 2014)?
La ragazza del mulino a vento è una sconosciuta che mi ha cambiato la vita. Esiste, anche se per alcuni momenti ho pensato fosse frutto della mia immaginazione.
È una ragazza che una sera in un locale mi ha fermato e mi ha chiesto di disegnarle un mulino a vento. Tre mesi dopo avrei dato un taglio alla mia vita per andare a vederli e a viverli veramente.
Ho vissuto quasi un anno in Olanda, e lì ho scritto questo benedetto Windmill Girl album, dedicato alle mie notti insonni a cercare me stesso e spiegare alla ragazza del mulino a vento delle meraviglie del mare del nord.

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Il progetto Windmill Girl ha preso forma principalmente durante il tuo soggiorno in Olanda. Cosa hai portato con te di quell’affascinante periodo?
Poche cose. Una chitarra, una valigia, un pc, due libri con pagine bianche da riempire e la Bibbia.

Negli ultimi anni hai partecipato, in formazione singola o accompagnato dalla tua band, a diversi importanti Festival Italiani. Qual è il momento che più ti ritorna in mente?
Si l’hanno scorso, ho fatto un po’ di festival dopo che è uscito l’album. Sono stati momenti veramente intensi. Ho una preziosa band che mi supporta per le performance elettriche, rimango chitarra e voce quando è l’occasione. A parte i festival, pare che tiri più l’acustico in questo periodo, per due questioni, il cachet, mantenere una certa dinamicità.
Ricordo in maniera molto gioiosa la foto a radio Catt presi bene ed intervistati prima della performance ad A night like this festival a Chiaverano, e poi quando sono salito come ospite al Traffic Festival a Torino in piazza San Carlo alle dieci di sera con almeno 40mila persone davanti, e io che tremavo e pregavo. Un bel momento che ho condiviso con altri musicisti di Torino, Bianco, Nadar Solo, Celona, Anthonly Laszlo e Eugenio in Via di Gioia. Ognuno con la propria veste, ma tutti uniti sul palco per un’ora. Una bella storia.

Una collaborazione che ti piacerebbe realizzare.
Con Tom Waits e non aggiungo altro direi.

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Un film, un libro, una canzone.
Ferro 3 di Kim Ki-duk. Io sono un uomo ridicolo di Dostoevskij. Cabin Fever – Super furry animals (album Love Kraft).

Cosa ascolti compulsivamente in questo periodo?
Starsailor di Tim Buckley e poi un disco del cantante di Deer Hunter, Atlas Sound, Logos del 2009. Dots and loops degli stereolab

Svelaci il tuo prossimo progetto segreto…
Se è segreto non posso svelarvelo. Posso dirvi cosa mi piacerebbe fare. Vorrei partire alla volta di un nuovo luogo, che mi affascini, non lo farei più da solo, mi piacerebbe fosse con una fanciulla.

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A cosa non potresti mai rinunciare per nulla al mondo nella tua quotidianità?
Ai momenti in cui metto su un vinile e mi siedo e non penso a nient’altro.

Un tuo personale saluto ai lettori di Date-Hub.
Ciao lettori di Date-Hub, la vita è una dimensione dub per raggiungere un trip in versione hip, a tratti rimarca il soul, che non potrebbe stare senza rap, congelato nel pop. Ricordate: un pesce rosso in casa fa bene.

WEB* www.johnnyfishborn.com
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