COMICS
*ZEROCALCARE

by Federica Lippi

Memorie dell’anno Zero

COVER DIMENTICA IL MIO NOME regular

La cover regular di DIMENTICA IL MIO NOME

Ho conosciuto Zerocalcare a giugno del 2010. Tramite qualche mail che ci scambiammo all’epoca sono risalita al periodo esatto, gli ho stretto la mano la prima volta al Forte Prenestino durante il Crack, notevolissimo festival di “arte disegnata e stampata”, come da definizione ufficiale. Il Crack è uno dei miei eventi preferiti da quando esiste, e ci vado tutti gli anni.
Nel 2010 mi sono fermata come sempre nella cella di Zerocalcare, di cui avevo visto fumetti anche da qualche altra parte (forse al Comicon di Napoli), e come sempre mi sono sbellicata dalle risate. Lui era lì e io, che sono groupie nell’anima, sono andata a complimentarmi e a stringergli la mano. Gli ho detto sei grande, le tue storie mi fanno davvero ridere, spero che continuerai a farne sempre di nuove, io vengo tutti gli anni e ti cerco sempre, ti auguro di pubblicare perché te lo meriti. Lui mi ha ringraziato, imbarazzato, ci siamo fatti due chiacchiere, mi ha raccontato le sue esperienze nel fantastico (non proprio) mondo dei fumetti e dell’editoria, ci siamo salutati tutti entusiasti e sorridenti (o almeno io, perché amo essere apprezzata, e non schifata, quando faccio la groupie).

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Passa un anno.
Vado al Crack del 2011. Passo nella cella di Michele e stavolta mi riconosce lui, mi dice ehi tu sei quella dell’anno scorso, indovina che è successo, sto facendo un libro prodotto da Makkox! Grande, ci abbracciamo, gli faccio i complimenti, mi racconta del Canemucco (rivista di Makkox durata tre numeri, bruciata per incompetenza dell’editore o forse poca lungimiranza, su cui Michele disegnava), mi faccio promettere di farmi avere notizie, voglio il libro assolutamente quando esce.
Ci salutiamo entusiasti e sorridenti, o almeno io lo ero.

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La cover variant di DIMENTICA IL MIO NOME, nata dalla collaborazione tra Zerocalcare e Gipi.

Arriva l’inverno del 2011, leggo sul sito di Makkox che il libro di Michele è pronto per essere acquistato. Gioia e tripudio, La profezia dell’armadillo, lo voglio, lo devo avere subito, devo parlare con Michele, mi deve raccontare. Vado sul suo neonato blog, che però ancora funziona a stento, i commenti non compaiono, non ci sono contatti, è tutto un po’ sfasato.
Trovo una mail sul vecchio blog, quello più riot. Gli scrivo una valanga di parole, tra cui oh io mica ci credevo tanto alla storia del libro, dai becchiamoci voglio una copia col disegnetto. Mi risponde «Ammazza che malfidata, ma come non ci credevi?»
Qualche giorno dopo ci vediamo a San Lorenzo, in una fumetteria che oggi non esiste più, ci facciamo le solite chiacchiere, soprattutto gossip sul magnifico mondo dell’editoria, lui mi offre un succo di frutta e mi da il libro. Mi dice che già si sta facendo il culo a portarlo fisicamente in giro ovunque, l’autoproduzione è bella eh, ma costa fatica. Nessuno dei due poteva immaginare quello che sarebbe successo di lì a poco. Cioè, Michele no di sicuro, perché lui pensa sempre che tutto andrà male e figuriamoci se la gente si compra i fumetti suoi, io me lo auguravo, lo auguravo a lui, di diventare “famoso”, di farsi conoscere nell’ambiente, ché magari un editore vero si sarebbe accorto di quanto era bravo, come se n’era accorto Makkox.
E le parole che Makkox ha scritto, nell’introduzione a quel primo volume da lui prodotto, sono ancora quanto di più sincero si possa dire di Michele, al netto dell’invidia: «L’unica è arrendersi, ma non è una scelta: è così e basta. Alla fine lo ami.»
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Il resto è storia.
Il resto è un blog letto da mezza Italia, Bao Publishing, altri quattro libri incluso l’ultimo appena uscito, mille ristampe, un fantastilione di copie vendute tra il 2012 e il 2014, il primo posto in tutte le classifiche possibili, i premi, le interviste, le sessioni di dediche estenuanti (esisterà ancora qualcuno in Italia che non ha un disegno di Zerocalcare? Me lo chiedo ogni volta che lo vedo chino sulle copie dietro a oceani di gente).
Cosa posso dire del suo ultimo libro, di cui ha già parlato mezzo mondo? Si sa che parla della sua famiglia, si sa che è un racconto più “adulto”, si sa che fa sempre ridere come tutti gli altri, si sa che l’autore ormai “è cresciuto” e convince anche gli scettici della prima ora, e fa commuovere quando descrive il suo approccio con gli ultimi momenti di vita dell’amata nonna (così simili a quelli vissuti da chiunque abbia perso una persona cara).

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Io, da groupie della primissima ora, dico solo che secondo me è il più bello dopo l’Armadillo, perché a quel primo libro sono affezionata in modo viscerale.
Dico che Michele mi aveva già convinto quando leggevo le sue storie appese alle pareti delle celle del Forte, e conoscendolo di persona, anche se poco o nulla, anche se in maniera superficiale, ho sempre pensato solo il meglio di lui e ho sempre tifato per lui, e tiferò per lui sempre e lo difenderò sempre contro chiunque ne parli male in mia presenza.
Non riesco a soffermarmi sul “fenomeno editoriale” e sulla “voce di una generazione”, io lo sapevo da un pezzo, e mi fa sorridere chi oggi mi chiede «ma tu lo leggi Zerocalcare?». Non ho mai fatto file per avere un suo autografo o disegno, nonostante abbia tutti i suoi libri, perché mi basta il primo, su quella primissima edizione dell’Armadillo consegnata a mano di cui vado fiera, quasi come se lo avessi scoperto io.

foto

WEB* zerocalcare.it • baopublishing.it

  • Manuele Covili

    Incontrato ieri al Luccacomics, devo ammettere che vederlo dal vivo, gobbo sugli autografi come dici te ad orario di pranzo a ciancicare un panino e con una scorta di plumcake mi ha fatto dire: si merita tutto il successo che sta ottenendo 🙂