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*FEDERICA (PERLA) MADONNA

by Visi

«Il supporto da parte degli amici è fondamentale».

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FedeFederica Madonna, nasce 32 anni fa a Vasto, una città abruzzese dove il mare cristallino scivola lento nel profumo della macchia mediterranea a sua volta fusa con i colori decisi di una terra antica fatta di parchi, riserve naturali e montagne popolate da lupi. Sarà per questo ambiente ricco di morbidi contrasti in cui è cresciuta e, forse, perché è nata sotto il segno della Bilancia, che Federica è entrata presto in armonia con il mondo della creatività, prima dedicandosi alla moda come stilista per il marchio Sixty, poi diventando a tutti gli effetti tatuatrice dello studio The Ten Bells a Roma.

Così su due piedi Federica può sembrare schiva, quasi dura, ma poi conoscendola meglio scopri che tutto deriva da una timidezza disarmante e da un pizzico di insicurezza, di cui in fondo nessuno di noi è esente. Abbiamo voluto intervistarla per mostrare a tutti le sue innate capacità perché, la ragazza, che tenga in mano una matita HB o una macchinetta per tatuare è, vi assicuriamo, un’incredibile sorgente di creazione.

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2Spiegaci come si è sviluppato il passaggio da stilista a tatuatrice. Oggi come oggi vedo tante persone provenienti da diversi campi artistici che iniziano a prendere la macchinetta in mano, non starà diventando un ripiego per chi non riesce in altre professioni (ovviamente non è il tuo caso) e come percepisci questo cambiamento sociale?
La passione per il disegno e le arti visive mi ha sempre accompagnata, per anni ho cercato di direzionare la mia vita e quello che veniva fuori dalle mie mani verso qualcosa che speravo potesse divenire il mio lavoro. Con molte difficoltà e, in seguito a cambiamenti (di città e di visioni), l’esperienza mi ha portato a esplorare il mondo del tatuaggio, che nel tempo mi ha rapita sempre più. Provenendo da un paese in provincia la mia idea di tattoo non era il massimo, vedevo sgorbi anni ’90 e ancor peggio anni 2000, figli del periodo in cui ebbi il mio primo approccio in uno studio di tatuaggi. Turisti, tribali renali /trampstamp/, stelle e lettere, fatine ed elfi. Le giornate andavano avanti a suon di Siouxsie and the Banshees, Crass, Ministry, The Smiths, Einstürzende Neubauten, strano che i clienti non fuggissero verso il mare… Erano gli anni in cui ho avuto la fortuna di sfogliare le prime riviste e i primi libri di tatuaggi, consumati dalle mani e dalla curiosità dei miei occhi. Nel tempo il mondo del tatuaggio ha avuto un’evoluzione a dir poco meravigliosa, gli artisti vecchia scuola si sono raffinati ed è stato grazie a loro che la strada è stata aperta a tutti quelli che sono venuti dopo. Gli artisti si sono moltiplicati a dismisura e questa cosa ha fatto crescere sicuramente la qualità dei lavori, ma allo stesso tempo ha tolto un po’ di magia a un qualcosa che era di nicchia. Il mio “passaggio” c’è stato quando alcuni amici hanno iniziato a mostrare curiosità verso i miei lavori illustrati e pittorici, ed è grazie a loro che sono andata avanti in questa esperienza, mi sono persa e ritrovata nelle mille difficoltà di questo lavoro, che sono pari alla soddisfazione che può dare. Se non fosse stato per l’entusiasmo delle persone che ho avuto accanto sarei morta dalla noia. Invece ho trovato un lavoro che è una sfida continua e mi riempie di gioia.

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Quali sono le tipologie di tatuaggi in cui ti senti più a tuo agio? E quelle in cui ti senti più libera di creare?
Amo il tradizionale americano per compattezza, uso dei colori e soggetti, è la tipologia di tattoo che ha resistito di più nel tempo e che a livello decorativo è il più armonico ai miei occhi e porta con se una magia che si perde nel tempo. Rosso, giallo ocra, verde oliva sono dei colori molto eleganti, estremamente ed eternamente belli. Mi sono spostata verso il new traditional, ultimamente, che lascia molta libertà di interpretazione, è delineato da contorni forti un po’ come il tradizionale ma lascia spazio a decorazioni minuziose e sottili.
La libertà nel tatuaggio c’è nel momento in cui il cliente è aperto e fiducioso verso il proprio tatuatore, dall’interpretazione di un’idea allo sviluppo del disegno fino alla scelta dei colori. C’è una sinergia fortissima nell’atto del tatuaggio ed è per questo molto importante trovare un equilibrio tra cliente e tatuatore per vivere un bellissimo momento di scambio. È un atto sacro e per questo c’è bisogno di apertura mentale da entrambe le parti.

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3Il Ten Bells è lo studio dove lavori, ce ne vuoi parlare? Progetti futuri? Viaggi/Esperienze che ti piacerebbe percorrere?
Ho avuto la fortuna di entrare al THE TEN BELLS quasi due anni fa. È una realtà nuova tra gli studi romani, nato dalle spalle forti di Viola Von Hell e Fabio Stazi, tatuatori storici conosciuti in ambito romano e internazionale. Si sono tuffati in questa avventura e devo dire che ci stanno riuscendo benissimo. Il Ten Bells è un porto dove l’atmosfera è piacevole e al tempo stesso professionale e c’è molto scambio tra clienti e tatuatori che siano fissi di studio o che siano ospiti internazionali. Abbiamo avuto il piacere di collaborare con tatuatori che oltre alla loro professionalità ci hanno contaminato con la loro piacevolissima personalità e conoscenza, Koji Ichimaru, Horiyen, William Cionka, Rudy De Amicis, Pietro Sedda, Brian Thomas Wilson, Aron J. Dubois, Ryan Cooper Thompson, Rempe, Zsolt Gomori, Mallo, Tofino, Anita Rossi, Nicoz Balboa, Cecilia Granata, Kike Bugni e Kelu che è ormai entrato nella nostra famiglia. L’ambiente è estremamente stimolante e siamo un gruppo di persone diverse a livello stilistico ma ci fondiamo perfettamente. In questi ultimi mesi sono stata concentrata molto sul lavoro a Roma e al momento vorrei tatuare un po’ in giro per l’Italia, in realtà mi piacerebbero aree meno “metropolitane” come ad esempio Milano, Bologna, Firenze… insomma città da girare in bici… non nascondo che adorerei tornare a Stoccolma a lavorare e, come sogno estremo, ci sono gli Stati Uniti (New York), il Giappone (Tokyo) e l’Australia (Melbourne/ Sydney).

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Chi sono i tatuatori e le tatuatrici che stimi di più?
Negli anni e grazie ai mezzi di cui disponiamo in questo momento storico ho potuto fare molta ricerca e studiare lo sviluppo di molti artisti… Sicuramente la mia stima va a tutti i tatuatori che come intenzione hanno quella principale di non smettere mai di crescere e di affrontare ogni giorno con umiltà perché in questo lavoro non c’è un punto di arrivo, ci si allena sempre, e si cresce insieme agli altri. Molto importanti sono i consigli degli altri tatuatori e lavorare accanto a persone valide accresce il livello di ognuno di noi. La lista dei nomi è molto molto lunga… molto utile per me è stato osservare il lavoro new traditional di Eckel, Emily Rose Murray, Rose Hardy, e quello più tradizionale di Alessandro Lemme, El Bara, Aron J. Dubois, e nero come Philip Yarnell e gli artisti di AKA. and many many more…

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La passione per la moda è, per te, una fiamma che brucia ancora ossigeno. Se ti chiedessero oggi di realizzare una Capsule Collection, come la immagineresti e con quale brand ti piacerebbe collaborare?
Brucia e continuerà a bruciare. Mi piace molto il gusto svedese di marchi come 5 preview, Acne, Hope, Cheap Monday e, svedesi a parte, Komakino, Marios, Augustin Teboul… Adorerei disegnare una collezione di accessori e nello specifico di scarpe. Se dovessi parlare di un sogno nel cassetto oserei dire che nel cassetto mi piacerebbe trovare una Vivienne Westwood con le braccia tese ad accogliermi, mi ecciterebbe troppo l’idea di poter lavorare con lei… e un’altra collaborazione ideale potrebbe essere con l’italianissimo Elio Fiorucci, sarebbe bello celebrare con lui i fasti della sua gloria passata, per me è stato un designer importantissimo e rappresentativo del ventennio 1970/90. Mi piacerebbe collaborare anche con i miei amici designer MOGA E MAGO e DOREAPALAN.

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Hai la possibilità di fare da stylist per un giorno a qualsiasi personaggio: famoso, non famoso, vivente, passato a miglior vita, semplicemente di pura fantasia oppure un amico. Chi scegli, come lo vesti e perché?
Domanda difficilissima e per questo rispondo di getto. Mi piacerebbe tantissimo vestire JEM, le HOLOGRAMS e le MISFITS! Le bellissime e dannate Brittany Murphy, Winona Rider e Drew Barrymore. Vorrei creare alcuni outfit per farle recitare in nuovi episodi di “Night on Heart” / Taxisti di notte (Jim Jarmusch). Un po’ surf un po’ glitterate, un po’ skate e un po’ d’asfalto. Avrei voluto fare da stylist per Emanuelle Signer in “Frantic”, tutto più rosso, più corto, più vinile, più pelle. Vestire e assistere Jean Paul Gautier per la deliziosa e magistrale scelta degli abiti in “La cité des enfants perdus” / La città perduta (Jean-Pierre Jeunet e Marc Caro).

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illustrazione3«Frequenta gli After più esclusivi della Capitale…» è una frase divertente che compone la tua bio. Ti chiediamo di stilarci una breve lista di luoghi targati Roma, tra locali, ristoranti e negozi alla moda, dove secondo te vale la pena di fare un salto almeno una volta nella vita.
Si molto divertente come gli After parties ai quali ho avuto la fortuna di partecipare in questi anni, esclusivi come il RARE e TOO FAT TOO LATE dove sui piatti si sono alternati DJs favolosi come CLASHMAMA/ aka IDOIT, HUGO SANCHEZ/ aka HUGOSAN, LUCA SANNA e LUCA FIORENZANO/ aka CUT… e club come il GOA o l’ANIMAL SOCIAL CLUB, che lo scorso anno ha segnato la stagione invernale con serate fantastiche compresa una 40 ore che aveva poco da invidiare alla città di Berlino.
Per bere e mangiare c’è moltissima scelta… per fare la spesa l’immancabile mercato esquilino sotto casa. Per un buon drink c’è il “Dal Verme” al Pigneto, dove servono cocktail buonissimi, vini biologici e una ottima selezione di whisky e liquori. Per quanto riguarda il cibo sono innamorata di trattorie vecchio stampo tipo FORMULA 1 per la pizza e Il PULCINO BALLERINO a San Lorenzo, Il GUERCIO al Pigneto, la trattoria DA ALFREDO E ADA in centro, che offre una parmigiana da panico… fresco e nuovo il ristorante VERDE PISTACCHIO a Ostiense per la sua ottima cucina bio e SAKANA Sushi per il cibo giapponese. Per lo shopping preferisco spostarmi altrove… Roma è un po’ dispersiva, faccio un salto volentieri a Monti da SUPER, MOTELSALIERI e per le scarpe FAUSTO SANTINI. Per un paio di denim personalizzati da DODDO al ghetto.

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Roma è la città che ti ospita ormai da tempo, dicci cinque cose che ami di lei e cinque che invece ti fanno letteralmente vomitare.
Vivo qui da circa dieci anni, un numero non troppo piccolo e non troppo grande. Ho visto cambiare molte cose, ma alcune proprio non cambiano, incastonate nel terreno come sampietrini, i romani e le loro lamentele, le loro battute, la loro leggerezza nell’approccio con la realtà. Ma siamo in Italia, prendiamo quello che ci dà. Tipo il ghetto con i suoi carciofi alla Giudia, i suoi negozi di tessuti e i suoi tramonti, «Stazione termini, il biondo Tevere, il cielo sopra Roma che non smette mai de vivere» (Colle der fomento), ci vuole una laurea per camminare per più di dieci minuti con i tacchi e non avere una distorsione alla caviglia. La città dell’incoerenza: i sorrisi sempre pronti ad accogliere e a pugnalarti alle spalle. Le piste ciclabili inesistenti e sempre più biciclettari… la cucina romana e un numero crescente di vegetariani e vegani. Il cemento pronto a squagliarti in estate e gli autisti dei bus che salirci sopra è come fare un giro in tagadà. Più che cose che mi fanno vomitare ho un po’ di rimpianti e di ricordi dell’alba dei miei primi mesi romani: lo ZOOBAR a Testaccio, il vecchio TRAFFIC in zona Tiburtina, il BLUE CHEESE con le sue diverse sedi, e sopra a tutto quanto i concerti ad OSTIA ANTICA…

WEB* www.thetenbellstattoo.com

Illustrazione di Luca Fanciulli

Illustrazione di Luca Fanciulli

  • https://soundcloud.com/clashmama-idoit Clashmama

    <3 Il primo tatuaggio non si scorda mai <3