DATE*HUB TRIPPIN’
*COPENAGHEN VOL.2

by Siriana F. Valenti

Blowin’ in the wind.

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Non sono mai stata incline al fascino romantico di Parigi, o al mistero che avvolge di nebbia la fumosa Londra o ai colori che rendono vivace Barcellona. Al primo e al secondo posto nel mio cuore ho sempre conservato con passione il ricordo del caos puzzolente di New York e la creatività prolifica di Berlino.
Da oggi però sulla lista bianca delle città, in cui non potrò fare a meno di tornare, si inserisce anche Copenaghen (København in danese).

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København ti mette alla prova in tutti i sensi, sia fisici che emotivi. København è la città dove il vento salato al profumo di zenzero, peperoni e cannella soffia impulsivo regalandoti pochi secondi di tregua. København è la città che non puoi fare a meno di girare pedalando veloce in bicicletta. København è Ásgarðr, perché i danesi sono come gli dei, belli di una bellezza vichinga gli uomini e belle di una bellezza eterea le donne.

Sono stata una settimana a Copenaghen, con base ad Amager nota in passato come Shit Island, una zona definita periferica rispetto al centro, ma vi posso assicurare che di periferico (nell’accezione a cui siamo abituati) ha ben poco. È una zona verde, tranquilla, pulita e con una splendida Kulturhuset (Casa della cultura) dove è possibile partecipare a corsi di Yoga, Danza creativa, Teatro e Musica a un prezzo veramente sociale.

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Il giorno seguente l’arrivo, al mio risveglio, la prima cosa che ho fatto è stata quella di affittare al volo una bicicletta, non potevo certo perdermi il brivido di girare su due ruote una città fatta di piste ciclabili e dove le bici hanno la precedenza assoluta.

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Dopo un breve giro in internet ho trovato Baisikeli, un café nella zona di Vesterbro, che affitta belle bici a un ottimo prezzo, oltre al fatto di devolvere parte del ricavato degli affitti in un progetto di sostenibilità per il Mozambico.

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Da quel momento in poi, per sette lunghi giorni, i miei polpacci sono diventati come quelli di Fausto Coppi e senza cedimenti mi hanno trasportata veloce in tutta Vesterbro alla scoperta del Meat Packing District, degli interventi di street art richiesti dal comune e che ricoprono colorati le fermate della metro in ristrutturazione, degli elefanti della fabbrica Carlsberg, uno dei quali porta sul lato sinistro una svastica, logo utilizzato agli albori dal birrificio e rimosso per dissenso negli anni ’30 nei confronti dell’orrido e indecente partito nazista.

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Copenaghen è anche una città da gustare, quando sei lì non puoi pensare o pretendere di stare a dieta, basta ad esempio fare una salto al Torvehallerne di Nørreport, un mercato coperto composto da due edifici che si dividono tra prodotti dolci e salati a seconda dell’appetito del momento. Se siete amanti della cannella questa è la città che fa per voi, io sono letteralmente “affogata” dentro i Kanel Giflar, girelle giganti alla crema ricoperte di cinnamon.

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Se poi uno snack non vi basta allora vi consiglio caldamente un brunch da Kalaset, un piccolo café arredato con pezzi di modernariato e splendide radio anni ’50 alle pareti. E poi se proprio siete insaziabili prendete la bici e dirigetevi verso il centro… avete presente le classiche cartoline con gli edifici tutti colorati, il porticciolo e tutti i turisti che fanno le foto? Ecco quello lì è il centro, e da quei pizzi si trova Serenity cupcakes, a quel punto sfondatevi (fatelo pure per me) di cupcakes al biscotto Oreo, io ne ho mangiato solo uno perché facevo la timida e adesso al solo pensiero di cotanta bontà rosico da impazzire! Per il gran finale digestivo e soprattutto per evitare il ricovero iperglicemico prendetevi una birra rilassati sulle chiatte di legno ricoperte di sabbia del Kajak Bar, il dondolio concilia, fidatevi!

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Come forse avrete intuito dalle foto, questa città pullula di fichidapaura ops no, scusate, volevo dire di danesi che fanno sport a tutte l’ore, questo perché ogni zona è attrezzata per poter godere nei mesi caldi (che sono pochi) e nelle ore luminose (che sono ancora di meno) al meglio lo spazio esterno.

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Per quanto mi riguarda sono rimasta di sale davanti alla perfezione del parco Superkilen a Nørrebro, il distretto multietnico. Questo parco nasce dall’unione di tre giovani realtà creative, tra paesaggisti, architetti e artisti visivi, si divide in tre aree colore: rosso, nero, verde e prevede un campo da basket, attrezzi per fare ginnastica, un ring da box e un ground perfetto per lo SK8, quest’ultimo sembra essere lo sport nazionale vista la quantità di skaters “acrobati” che si aggirano per la città.

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Sempre a Nørrebro, se vi piace la sensazione di appiccicaticcio tra i denti, prendetevi una pausa per visitare la fabbrica di caramelle mou Karamelleriet, se vi va bene e entrate nel momento in cui stanno lavorando è possibile che ve ne facciano assaggiare una “Tuttigusti+1”… a me è successo e mi sto ancora chiedendo che gusto fosse, comunque era buonissima e sono ancora viva.

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Se a un certo punto però non ne potete più del mood cittadino (per quanto, rispetto a Roma, Copenaghen sembra una città deserta) e avete voglia di vedere spazi ancora più verdi prendete l’S Train, in direzione Klampenborg, non preoccupatevi per la bici, lei viaggia con voi (o forse è il contrario) in una speciale carrozza del treno adibita per l’occasione… e qui scusate sdirazzo un attimo perché non resisto all’imprecazione! Ma dico, ci rendiamo conto? Noi romani per andare in bicicletta rischiamo tutti i giorni la pelle, respiriamo smog a vagonate, tra automobilisti e motorini ci becchiamo imprecazioni e ‘fanculo ogni tre per due… perché mi chiedo, perchéeee da noi certe cose sono così impossibili da mettere in atto?

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Ok, dopo questa pausa riflessiva, torniamo a Klampenborg e a suoi Cervi, sì è proprio così, avete letto bene. Klampenborg è un parco gigantesco dove vivono tranquilli e paciosi branchi di cervi dai palchi superbi che, abituati all’educazione e alla propensione al rispetto dei danesi, non si scompongono minimamente davanti al passaggio degli esseri umani. Nel parco mi sono fermata per uno Smørrebrød (un piatto tipico danese a base di pane nero) al Peter Liep’s Hus, il panino non mi ha fatto impazzire mentre vale la pena visitare la locanda al suo interno se non altro perché la tavola, apparecchiata con cristalli di Boemia, ricorda le atmosfere del film Festen.

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Ora… ve l’ho già detto che i danesi sono fichi per tanti motivi? Mi pare di sì, comunque una prova tangibile ce l’ho avuta allo Strøm, il festival di musica elettronica che si celebra ogni anno in città da sette anni a questa parte nel parco Enghaveparken e in vari club, chiese, terrazzi e addirittura in alcune stazioni della metro. Allo Strøm oltre ad ascoltare con piacere i suoni sintetici di Jameszoo, la voce brit di miss Cooly G e le sonorità reggae in versione danese con Dr.Land e Morten McCoy mi sono persa assistendo a una costante sfilata di bellezza senza generi, fatta di barbe, sirene dai capelli lunghi, occhi chiari come l’acqua marina, spalle larghe e soprattutto sorrisi.

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Io mi sono innamorata, in tutti i sensi. Ringrazio tanto chi mi ha ospitata e permesso di visitare questa città un po’ più da insider… mi manchi bellill’!

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Qui di seguito una sintesi per chi non volesse leggere questo articolo papiro!

Score* ★★★★★
Trofei* gambe+braccia ultra toniche – essere scambiati per danesi (probabilità di miopia al 100%) – baci controvento – mandorle affumicate
Danni riportati* labbra lampone a causa del vento – buco al tallone – pancia pallone – rughe da marinaio sempre per il vento – lacrime da rientro.