DATE*HUB TRIPPIN’
*BANGKOK

by Siriana F. Valenti

Sopravvivere a una metropoli galattica

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Dopo dieci interminabili ore di volo aereo, durante le quali, prima di calarmi due Tavor e andare in coma per direttissima, ho ripassato a memoria scenari apocalittici di disastri aerei passando in rassegna le immagini di film come Alive fino a ricordare (tanto per smorzare la tensione) le frasi più celebri da L’aereo più pazzo del mondo, sono sbarcata a Bangkok, capitale della Thailandia. In questa città sono stata complessivamente tre giorni, due all’andata e uno, non previsto, al ritorno: il destino ha voluto che perdessi l’aereo regalandomi così cinque ore di cervello ottenebrato dall’ansia e da quel pizzico di paranoia che non stona mai!

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Tanto per essere chiari fin da subito l’articolo che state leggendo non si pone come guida per visitare Bangkok bensì, come in un gioco di Room Escape, vi darò un paio di consigli se vi capitasse un giorno di fare un salto in questa grande e caotica città d’Oriente.

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Partite dal presupposto che Bangkok è una città trafficata H24. Se non volete rimanere bloccati in taxi anche due ore per fare quattro chilometri e soprattutto se non volete, a causa di una guida alla “tailandese” che dire sportiva è dire poco, recitare con un filo di voce «AveMariaPadreNostroCristoPietà» e «ScambiamociTuttiunSegnodiPaceAleeeOhOhhh», appena scesi dall’aereo comprate subito un bel biglietto dello Sky Train (o BTS)  e così, magicamente, sarete scaricati sani e salvi dritti al centro della città.

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Non fatevi prendere subito dallo sconforto per colpa del clima. Da ovunque voi partiate in agosto, la vostra città, vi sembrerà sempre l’Artico a confronto! Bangkok (la Thailandia in generale) è umida e quel caldo umido vi leccherà ruvido lo stomaco per tutto il tempo della vostra permanenza e dovrete fare i conti non solo con “lui” ma anche con gli odori più fetidi che vi sia mai capitato di sentire in vita vostra. Gli odori di Bangkok sembrano miscelati da profumieri impazziti, le “essenze” di gas di scarico, di grasso animale, di curry, di fogna e di cacca (sì l’ho detto!) si mischiano a tradimento con i profumi di cocco e frangipane. Il vostro stomaco, vi assicuro, sarà messo a durissima prova e per questo è di vitale importanza riuscire a trovare dei posti che vi facciano sentire meglio e perché no anche un po’ coccolati.

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Personalmente amo essere massaggiata come un maialino da latte, nella vita ho provato un po’ di tutto ma mancava all’appello il vero Thai Massage che ho avuto la fortuna di provare da Beyond Beauty nella zona di Asoke. Nelle mani di Su (questo il nome della minuta signora che per un’ora e trenta mi ha rivoltato) ho lasciato andare tutte le tensioni del lungo viaggio provando un caleidoscopio di sensazioni miste quando, con il suo ginocchio nodoso puntato contro la mia schiena, mi ha praticamente obbligata a fare tutto quello stretching che non facevo dai tempi della preistoria.

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In Sukhumvit Soi 21, proprio di fronte alla Spa in questione, come un miraggio nel deserto mi è apparsa l’insegna di Sfizio un café e ristorante italiano gestito da Diego e Christian. Ora apro una parentesi rapida rapida, la cucina tailandese mi piace, impazzisco per piatti come l’agrodolce Pad Thai o la zuppa Tom Kha Gai a base di cocco, pollo e citronella ma non potete immaginare quanto sia confortante quando sei frantumato dal caldo entrare in un posto, e questo è il caso di Sfizio, dove parlano la tua stessa lingua e cucinano divinamente. Fateci un salto, anche più di uno, perché sgranocchiare la pancetta “scrocchiarella” della loro Carbonara vi farà sentire come Anton Ego sul finale di Ratatouille.

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Per affrontare con lucidità alcune visite in posti che, per ragioni e motivi diversi, vi toglieranno il fiato è essenziale che dormiate bene e comodi, per questo vi consiglio nella zona di Asoke il 3HoWw Hostel, spenderete due lire e il posto è molto pulito, completamente nuovo e ristrutturato con una strizzatina d’occhio al design nordeuropeo, come la doccia un po’ metrosexual in plexiglas che si affaccia su un letto queen size.

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Una visita che non potete perdere per alcuna ragione al mondo è al colossale tempio buddista Wat Pho e arrivateci via Chao Phraya, il fiume giallo e sornione che attraversa tutta la città, fatelo con il battello da 80 baht (scarsi 2 euro). Questa passeggiata acquatica mi ha regalato una buona mezz’ora di alternanza di visioni: dall’arroganza in colorama dei grattacieli a duemila piani al bianco e nero tangibile di una povertà che si palesa, solida e sincera, con le sue baracche dai fili sospesi da una polvere tossica e millenaria.

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Wat Pho, oltre alla grandezza del Buddha sdraiato, è un complesso di edifici enorme e labirintico di una bellezza che non riesco realmente a descrivere e a rendere piena. È l’affermazione dell’Oro che si riflette sui corpi con una potenza tanto mistica quanto elettrica. Ogni singolo manufatto, statua, pavimento, muro, edificio che sia… insomma ogni singola cosa è un trionfo decorativo da farti girare la testa, che sia realizzata in ceramica, pietra o gemma preziosa. Passeggiare a Wat Pho è come immergersi alterati nella psichedelia di uno Yellow Submarine in versione Thai. È il viaggio nel viaggio.

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Di ritorno dal tempio, sempre via battello, mi sono fermata a Chinatown e anche qui la botta è stata potente.

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Ora mettetevi comodi e immaginate la superficie della Chinatown newyorchese, poi moltiplicatela per 100. Continuate con i calcoli e moltiplicate per 1000 il colore rosso, i dragoni decorati, i banchetti per mangiare (cose che non so, non voglio sapere e non saprò mai), il traffico, i negozi e la gente. Fatto il calcolo prendete dei sali, rinvenite, tornate a me e se vi piace il Tè ho scoperto in questo caos di suoni un buen retiro che fa per voi, si chiama Double Dogs e con le sue Cake Beans e il suo Mucha Milk vi rimetterà al mondo come il Lattepiù dei Drughi anche perché, se vi trovate a Bangkok durante il weekend, dovrete prepararvi fisicamente al Chatuchak.

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Il Chatuchak è il “Mercato Assoluto”, praticamente grande quanto un quartiere, con più di 15.000 espositori tra antiquari, abbigliamento, oggetti introvabili e artigianato è forse una delle prove fisiche più dure da superare, ma alla fine quando ve ne ritornerete in albergo sarete soddisfatti di tutte le ore passate a contrattare anche se vi sono valse un certo dispendio di liquidi e sanità mentale.

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Un consiglio: non fumate al Chatuchak, non accendetevi neanche una sigaretta, una boccata di fumo può bastare per farvi percepire il cielo in terra e il peso del cemento sopra la testa (mi è successo e volevo essere lasciata lì a crepare sotto a un banco qualsiasi per essere poi ritrovata secoli dopo mummificata come Ötzi); tutto intorno a voi può trasformarsi in un nano-secondo in un gigantesco Tagatà e questo perché l’ambiente, per quanto colorato e simile al paese dei balocchi di Pinocchio, è fatto di viuzze strette e anguste dove, le coperture in lamiera dei banchi, si susseguono attaccate all’infinito. Al weekend market portatevi l’acqua, bevete tutto il tempo e di tanto in tanto può anche aiutare raccomandarsi al proprio Santo o Santone di riferimento!

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Detto ciò andatevene dalla capitale e sbarcate su una delle isolette tailandesi che vi più aggrada, ce ne sono tante, sono spettacolari e lì il vento caldo e dolce che si posa lento sulle onde del mare come in un corteggiamento tra due amanti vi farà pensare, una volta tornati a casa, di riprendere l’aereo, ricominciare tutto da capo, partendo proprio da Bangkok per dedicarle più tempo.

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