MUSICA
*MOKADELIC

by Siriana F. Valenti

Doomed to play (a grande richiesta)

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Quella dei Mokadelic, quintetto post-rock romano, è una storia di ricerca musicale e di talento coltivati lontano da strade prevedibili. Anche per questo ci fa particolarmente piacere raccontarla, proprio in questo inizio d’estate in cui la band è al primo posto nella classifica iTunes delle colonne sonore con Doomed to live, “condannato a vivere”, il brano cardine della soundtrack di Gomorra, la super-serie tv di Sky Atlantic HD ispirata al romanzo di Roberto Saviano.

La musica è un elemento non secondario nel grande successo della serie, i cui diritti sono stati venduti in mezzo mondo, Usa in primis, e di cui si sta già preparando una seconda stagione. I Mokadelic hanno costruito e curato in toto una colonna sonora potente e originalissima, in cui il loro sound neopsichedelico, visionario, ricco di suoni spaziali e distorsioni elettro si avvicenda con i più diversi colori musicali partenopei: rap, rock, neomelodico, affidati di volta in volta a NTO (al secolo Antonio Riccardi, nipote del grande Enzo Avitabile), Co’Sang, Rocco Hunt, Lucariello.

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Un dialogo non semplice, quello tra le sonorità straniate e senza tempo dei Mokadelic, che mescolano con estrema abilità chitarre acustiche e theremin, percussioni e Microkorg, e la concrete jungle dei rapper vesuviani. Ma l’alchimia è decisamente riuscita. L’entusiasmo degli spettatori, espresso anche in una valanga di tweet dedicati alla band romana, ha premiato la bellezza di una soundtrack in cui ogni personaggio e situazione trovano una perfetta corrispondenza musicale. A scegliere i Mokadelic è stato il regista e supervisore artistico di Gomorra, Stefano Sollima, che alla band romana aveva già affidato nel 2011 le musiche di A.C.A.B. (All Cops Are Bastards), tratto dall’omonimo romanzo di Carlo Bonini. A proposito, lasciamoci trasportare dalle fluttuanti, ipnotiche frequenze di Train, un brano che rimanda a geni del minimalismo musicale come Terry Riley e Steve Reich.

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L’avventura dei Mokadelic come “narratori musicali di immagini” inizia però già nel 2004, quando la band si chiama ancora Moka e compone la colonna sonora del corto Dove dormono gli aerei, episodio del film collettivo Bambini prodotto dalla Pablo di Gianluca Arcopinto. Il 2006 è invece l’anno di Hopi, l’album dal quale provengono anche i magnetici suoni del corto Fib1477 di Gianluca Sportiello. Da Hopi ecco la straordinaria Bahati Grace, dal live di Dissonanze 2009.

La fama della band cresce, lentamente ma inesorabilmente, di recensione in recensione, di concerto in concerto; nei live i ragazzi romani tengono testa alla grande a gruppi già consacrati a livello internazionale, come Mogwai, Explosions In The Sky o Ulan Bator. Ed è così che nel 2008, l’anno in cui il nome della band cambia da Moka in Mokadelic, prende forma la partecipazione a Violenza 124 di Nicolò Fabi, una suite strumentale in re minore a 124 bmp: battiti veloci, come di cuori in tachicardia, per raccontare il lato più compulsivo e oscuro dell’anima.

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La presentazione in anteprima di Violenza 124 viene organizzata nello studio dello scrittore Niccolò Ammaniti, fan dei Mokadelic sin dai loro esordi. Importante precisarlo, perché è sempre nel fatidico 2008 che la band compone le musiche del film Come Dio comanda, tratto dal romanzo di Ammaniti e diretto da Gabriele Salvatores. Storia durissima di violenza e alienazione, di incontrollabili flussi di coscienza e neri abissi della ragione, ambientata in un Friuli che diventa avamposto sul nulla. Su questo substrato di trama e immagini i Mokadelic costruiscono quella che è finora la più emozionale delle loro colonne sonore.

La marcia nel mondo del cinema procede nel 2009, con le colonne sonore di Mar Piccolo di Alessandro di Robilant e dei corti Paul Bonacci e The eater di Alessio Pasqua. Nel 2012, poco prima di spiccare definitivamente il volo con Doomed to live, la band compone anche la soundtrack di Pulce non c’è di Giuseppe Bonito, tratto dall’omonimo libro di Gaia Rayneri: un film sull’autismo, per il quale i Mokadelic si misurano con registri più intimisti e impalpabili, come nel brano Il silenzio, feat. Niccolò Fabi.

Insomma, lo sguardo sonoro dei Mokadelic sa inquadrare le sequenze visivamente ed emotivamente più forti, ma anche scrutare nelle pieghe sottintese del sentimento. Musica che sa farsi a seconda delle esigenze narrative romanzo, epos o poesia e per fare meglio la loro conoscenza abbiamo fatto un po’ di domande ad Alessio Mecozzi.

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Il nome della band ha a che fare con una passione sfrenata per il caffè, oltre che con un sound evidentemente onirico e psichedelico?
Nella formazione iniziale, due dei tre componenti dei Moka, non bevevano caffè. La mancanza “comune” di passione/dipendenza, tipicamente italiana per questa bevenda, ci ha portati al nome Moka. Un richiamo al caffè ma anche all’Italia, dalla quale ci sentivamo  in quel periodo musicalmente distanti. In seguito abbiamo aggiunto l’affisso che richiama la psichedelia, questa volta affinità elettiva e “comune” a tutti i componenti.

Siete in arte, prima come Moka e poi come Mokadelic, da quattordici anni. Come si potrebbe sintetizzare la vostra evoluzione musicale dagli esordi ad oggi? Raccontatemi qualcosa del vostro “romanzo di formazione”, anche in rapporto a Roma, la vostra città.
Abbiamo costantemente suonato, in passato e tutt’ora, la musica dettata dalle emozioni del momento. Il nostro modo di comporre e vivere la musica resta lo stesso di sempre. Probabilmente, dal punto di vista compositivo, negli ultimi anni, ci siamo svincolati dai nostri primi riferimenti/influenze musicali e ci siamo aperti a nuovi stimoli.
Nella collaborazione con Stefano Sollima, ad esempio, abbiamo aggiunto delle sfumature elettroniche al nostro sound originario anche se la base delle nostre composizioni musicali rimane rock con l’utilizzo dei classici strumenti con i quali cerchiamo sempre di mantenere un approccio sperimentale.
Nei primi anni abbiamo suonato nelle campagne dei castelli romani permettendo alla quiete, alla natura e ai colori di influenzare profondamente la nostra musica. La nostra sala ormai da anni è stabile a Roma e indubbiamente la capitale ha arricchito il nostro lavoro. Le componenti elettroniche ne sono la prova più evidente.

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In più interviste avete citato come vostri referenti Ludovico Einaudi ed Ennio Morricone (non a caso uno dei più coraggiosi sperimentatori della musica contemporanea, al di là delle sue straordinarie colonne sonore). Quali sono gli altri musicisti del vostro pantheon personale?
Ognuno di noi ha i propri eroi e riferimenti musicali. All’interno dei Mokadelic convivono due anime: una fa riferimento a tutta la scena post-rock, dagli albori ai giorni d’oggi, l’altra al rock anni ’60-’70 e alla psichedelia. L’unione di queste due pulsioni ha creato il nostro suono e ha permesso al nostro aspetto più istintivo di prendere forma.
Personalmente sono un onnivoro di post-rock, ambient minimale ed elettronico, anche se non posso nascondere che in passato la maggiore influenza è giunta dallo shoegaze. Ancora oggi non posso fare a meno di ascoltare gruppi di quella corrente musicale, dagli Slowdive ai My Bloody Valentine passando per i Ride.

Doomed to live sta contribuendo e non poco al successo della serie Gomorra e “tutta la città ne parla”, a mio avviso molto meritatamente. Avete in cantiere altri brani da affiancare a Doomed to live per la seconda serie?
In questi giorni uscirà l’intera colonna sonora sui digital store e a fine luglio sarà disponibile il cd fisico. Si potranno ascoltare la maggior parte delle composizioni  musicali utilizzate nella serie.
Doomed to live è sicuramente il brano simbolo che, con il suo carattere così diretto, chiude ogni puntata quando il pathos emotivo è alle stelle. Siamo in ogni modo molto legati a ogni singolo brano perché ognuno è una parte di noi e del nostro lavoro creativo.
Per quanto riguarda la seconda stagione di Gomorra è prematuro parlarne dato che le riprese non inizieranno prima della fine dell’anno.

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Dal 2004 in poi vi siete rivelati abilissimi narratori musicali per immagini. Ci sono altre colonne sonore nel vostro futuro prossimo? Potete anticiparci qualcosa sui vostri progetti, per dar modo ai lettori di Date*Hub di seguirvi in tempo reale?
Ci piacerebbe terminare il nostro album e dare il nostro contributo per nuove collaborazioni nel cinema/televisione. Siamo impegnati inoltre nella creazione di alcuni eventi che coinvolgano musica e arti varie al contempo, al fine di dare al fruitore una grande forza immaginativa, un risultato che sia qualcosa di più e di differente dalla somma di tutte le singole forme espressive.

WEB* www.mokadelic.com

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Alessio Mecozzi:
 guitar, synth * Cristian Marras: bass *Maurizio Mazzenga: guitar *Alberto Broccatelli: drums *Luca Novelli: piano, guitar
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Visual: Andrea Cocchi