ILLUSTRAZIONE
*CAMILLA FALSINI

by Rossana Calbi

Senza fare passi Falsini

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Camilla Falsini non ha bisogno di spiegare le sue scelte stilistiche ancorandosi in tortuosi passaggi, gli artigli dei suoi mostri sono pronti a fissarsi sul fondo con stabilità e con quella semplicità che non ha bisogno di orpelli inutili e macchinose spiegazioni.
Nei lavori esposti fino al 16 aprile 2014 presso l’Hangar Tattoo & Art Gallery di Roma, nella collettiva a cura di David Vecchiato La piccola bellezza, Camilla Falsini è colorata, si incunea e si scioglie per scoprire fisionomie nuove, come un’àncora che per stabilirsi nei fondali deve avere la forma migliore così da poter alleggerire il suo peso, così Camilla Falsini sviluppa i suoi lavori secondo la sua vita, diventa grande e imponente, abbandona il colore e lo ritrova in figure antropomorfe che attraggono l’immaginario elaborato e complesso della cultura messicana. Nel novembre dello scorso anno ha presentato le sue creature al pubblico della galleria FIFTY24MX: i suoi mostri con pochi colori sono ancora più liberi e incisivi, pronti a nuovi approdi, diventano prodigiosi, incisivi e pragmatici in una bidimensionalità che racconta molto della semplicità di Camilla Falsini, una semplicità che riesce sempre a non navigare nella banalità.

cielo grigio
cesare della volpe
melo da cortona

Sei una delle poche artiste italiane a essere state raccontate da «Juxtapoz Magazine», ti hanno trovata grazie Minimart2013: una collettiva presso la FIFTY24MX, una galleria di Città del Messico che ha lavorato con pochissimi artisti italiani, raccontaci di questa mostra.
Le due cose sono state strettamente connesse: mi hanno scritto una mail chiedendomi di potermi intervistare per Juxtapoz Latin America, e se fossi interessata a partecipare alla mostra Minimart. A quella mail è seguita nell’arco di due settimane la pubblicazione dell’intervista, che pur con la difficoltà della doppia traduzione (ho risposto in inglese e loro l’hanno tradotta in spagnolo) è rimasta molto fedele ai miei contenuti (anzi è stato divertente leggere le mie parole in spagnolo che ha delle espressioni bellissime), e in un paio di mesi ho spedito cinque quadri su legno in Messico. La mostra si è svolta a novembre dello scorso anno ed è stata una collettiva di artisti sudamericani, statunitensi e italiani (io!), diversissimi tra loro per stili e tecniche, molti di loro sono artisti già affermati, come David M. Cook, Curiot e Ferris Plock. Mi sarebbe piaciuto molto andarci, era un po’ lontanuccia però…

nerini
a spasso
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Il tuo lavoro inizia in team, con altre due artiste: Susanna Campana e Gio Pistone avete progettato e sviluppato Serpeinseno, vi siete condizionate, affiancate e poi come per le migliori rock band vi siete divise, come si lavora e si progetta in un team illustrativo?
In realtà lavoro disegnando da prima di Serpeinseno, anzi con loro due addirittura avevamo lavorato ad altri progetti insieme (una rivista) prima di fondare il collettivo.
Come si lavora… e chi si ricorda! È passato tanto tempo, ci siamo sciolte nel 2009! No, a parte gli scherzi, mi ricordo tanto divertimento e passione, qualche lite ovviamente ogni tanto. Lavorare da soli dà più libertà, a volte però la dimensione collettiva, così rara in questo lavoro, mi manca un po’.

il circense
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Dai tuoi lavori sgargianti e complessi cromaticamente stai passando alla monocromia, da cosa dipende questo cambiamento estetico?
Sì, sto avendo un periodo in cui sono attirata dal creare immagini a uno o due colori, e non posso dire che dipenda solo da una scelta artistica… certo, mi piace molto che in questo modo sia dato risalto alla linea e il colore non distragga dal contenuto, ma devo confessare che sicuramente questa scoperta del monocromatico può dipendere dall’immediatezza e dalla velocità di realizzazione, cosa che essendo da poco diventata mamma ritengo molto preziosa. Anche perché pur avendo meno tempo di prima le idee mi si affollano e si accumulano bozzetti su bozzetti che non riesco a realizzare quanto vorrei. Per cui ben venga la velocità! Comunque il colore mi piace talmente che sto comunque realizzando opere molto colorate su carta, riesco comunque a farne di più rispetto ai quadri su legno.

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nerini
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La carta, i muri e il legno delle sculture, i materiali che usi sono diversi e il linguaggio rimane lo stesso, ma come un supporto fisico può aiutarti a livello tecnico ma soprattutto espressivo?
Ritengo il supporto quasi importante quanto il materiale pittorico, condiziona tantissimo la resa del colore. Il mio materiale d’elezione è il legno, che non è mai un supporto passivo perché proprio per la sua natura permette di graffiare e scartavetrare la base sotto i colori creando una trama che contrasta con la stesura magari piatta del colore, oppure che si integra se si usa il colore un po’ secco evidenziando i graffi.
Però, come dicevo prima, ultimamente sto riscoprendo la carta, anche qui dipende dall’esigenza di non poter stare sempre allo studio: ho attrezzato un angolino di casa con colori e carta per i giorni in cui sono costretta a rimanere a casa con mio figlio magari febbricitante ecc. appena dorme, via a dipingere! Qui a casa non potrei mai lavorare su legno, serve troppo spazio, per non parlare della polvere che si alza usando la carta vetrata!

drago
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