EXHIBITION *PAPARAZZI!
FOTOGRAFI, STAR E ARTISTI

by Silvia Umelesi

Obiettivo di classe

Sono stati definiti anti-eroi moderni, considerati la polarità negativa dei fotografi di guerra.
Sfruttando travestimenti impensabili e appostamenti arditi hanno inseguito, ossessionato, pedinato star e capi di stato con il preciso scopo di coglierne un momento privato o sufficientemente imbarazzante da abbattere la barriera della loro impeccabile immagine pubblica.

Collezione Michel Giniès © Reporters Associati -Courtesy Michel Giniès

Collezione Michel Giniès © Reporters Associati – Courtesy Michel Giniès

Sono i Paparazzi, i fotografi dello scoop, a cui il Museo Pompidou di Metz dedica la mostra Paparazzi! Photographes, stars et artistes fino al 9 giugno 2014.
Un’esposizione ampia ed eterogenea di oltre 600 opere tra fotografie, video, istallazioni e oggetti che raccontano la storia di questo mestiere affascinante e al contempo odiato, allo scopo di tracciarne un’estetica e indagare il rapporto che lega fotografo e fotografato, cacciatore e preda.

© Jean Pigozzi - Centre Pompidou - Mnam Cci-Dist. RMN Grand Palais - Courtesy CAAC - The Pigozzi Collection

© Jean Pigozzi – Centre Pompidou – Mnam Cci-Dist. RMN Grand Palais – Courtesy CAAC – The Pigozzi Collection

© Pascal Rostain e Bruno-Mouron - Agence Sphinx

© Pascal Rostain e Bruno Mouron – Agence Sphinx

Gli scatti di maestri come Tazio Secchiaroli, Ron Galella, Pascal Rostain immortalano bersagli, solitamente donne, in momenti quotidiani: Jackie Onassis sulla sua isola privata, Carolina di Monaco in compagnia di Guillermo Vilas, Kate Moss che fa la linguaccia dal retro del un’auto. Fino alle discinte Britney Spears e Paris Hilton, starlettes del trash più complici che vittime.

©-Daniel Angeli

©-Daniel Angeli

© Sébastien Valiela - Eyewitness

© Sébastien Valiela – Eyewitness

Dal 1910 ad oggi, passando per la consacrazione a figura mitica nazional-popolare ne La Dolce Vita di Fellini, le testate giornalistiche hanno venduto milioni di copie pubblicando foto che soddisfacevano il morboso desiderio voyeuristico dei lettori. Ma fino a che punto immortalare il superfluo può essere considerato arte?

© Pascal Rostain e Bruno Mouron - Agence Sphinx

© Pascal Rostain e Bruno Mouron – Agence Sphinx

Di fronte a questo interrogativo il curatore della mostra, Clément Chéroux, mette le mani avanti: «Non si tratta di celebrare i Paparazzi, di ammetterli al museo come artisti. Ci siamo semplicemente occupati di una pratica fotografica molto diffusa, per analizzarla, definirne l’estetica e cercare di capire come abbia ispirato e contaminato l’arte contemporanea.»
E infatti la mostra dedica un’intera area proprio agli artisti (veri) che si sono ispirati a questa perfetta combinazione di autenticità e gusto per la trasgressione.

A sinistra © William Klein e, a destra, © Sébastien Valiela - Eyewitness

A sinistra © William Klein e, a destra, © Sébastien Valiela – Eyewitness

William Klein, nei suoi servizi di moda, faceva scendere le modelle per strada e scattava loro foto in momenti sfuggenti, mentre attraversavano la strada o mentre uscivano dal taxi fintamente ignare dell’obiettivo.
Richard Hamilton divenne celebre per le rivisitazioni della fotografia che ritraeva Mick Jagger all’entrata del tribunale dove stava per essere giudicato per possesso illegale di stupefacenti.
Andy Warhol, notoriamente ossessionato dalle celebrità, rese omaggio alla rivista tedesca Bunte dando vita ad un collage delle sue copertine, significativamente intitolato “Magazine and History”, che ritraevano John Kennedy, Romy Schneider e Lady Diana.

© Alison Jackson

© Alison Jackson

Per certi versi può essere annoverato tra gli artisti anche Pascal Rostain che, assieme al suo braccio destro, andava a rovistare tra la spazzatura delle celebrità di Hollywood per crearne delle nature morte al limite del feticista.

La mostra lascia al visitatore quasi un senso di nostalgia. Sembrano lontani ormai quei tempi in cui l’obiettivo era temuto e solo un dito medio o una mano davanti alla faccia poteva proteggere la propria privacy. Ora la mano non serve più per nascondersi ma per scattarsi un selfie, un’auto-paparazzata per auto-celebrarsi.

WEB* www.centrepompidou-metz.fr

In apertura Kate Moss foto © Bruno Mouron – Agence Sphinx