STREET ART & TATTOO
*LEONARDO BORRI

by Siriana F. Valenti

«Più che un artista mi sento uno che si fa un gran culo.»

La corrispondenza con Leo si può paragonare a una battaglia durata otto mesi, iniziata più o meno a Luglio 2013 e finita a Marzo 2014: l’ho rincorso, gli ho scritto mille mail di remainder, gli ho inviato una prima intervista e lui in tutta sincerità mi ha chiesto di cambiare una domanda perché a suo avviso banale, l’ho fatto, ma poi a un certo punto è sparito e io, dal canto mio, non ho mai mollato il colpo, perché sapevo che per questo talento valeva la pena di insistere!

LeonardoBorri_©MarcoAnnunziata

Leonardo Borri è un giovane pittore, street artist e tatuatore di Firenze, i suoi lavori, pur se realizzati in alcune occasioni su grandi formati, sono sempre minuziosi, dettagliati, dai colori netti, forti, decisi e privi di sfumature come a rimarcare ogni volta con totale risolutezza il suo spazio fisico e temporale. Lavoratore indefesso, non c’è giorno durante la settimana, in cui si prenda una pausa per sé, le sue pause sono riempite sempre dalla progettazione di un quadro, di un murales o eventualmente per disegnare il prossimo tattoo. Grazie a questa pratica costante a cui si sottopone, che pur essendo lavoro deriva da una profonda passione per l’illustrazione e grazie a un carattere ultra critico, specialmente verso se stesso «personalmente non mi do mai pace», Leonardo ha sviluppato uno stile unico e un’alta conoscenza dei media e dei supporti, che siano questi in muratura, tela o in carne e ossa ed è per questo che con grande piacere ho deciso di proporvi l’intervista che segue.

4.Muri_Il-Balocco

Leonardo Borri per La Stazione

Ciao Leo, partiamo dall’infanzia e dalla passione per i fumetti americani che ti hanno poi aiutato, nonostante l’Istituto d’Arte, nello studio delle anatomie. Quali soggetti disegnavi: da piccolo, da adolescente e cosa ti piace di più esplorare o ritrarre oggi?
Da piccolo avevo una passione viscerale per i fumetti. Non mi appassionavo tanto alle storie, quanto ai protagonisti. Il mio credo era copiare e ricopiare quei soggetti che mi affascinavano. Li pensavo inarrivabili e ho sempre immaginato che il mio lavoro da grande sarebbe stato quello del fumettista. Con il tempo ho capito che non avrei potuto copiare per il resto della mia vita, ma che avrei dovuto creare.

1.Muri_Urban-Jungle

Da adolescente ho cominciato a inventare personaggi più miei, ma finivo sempre col dare vita a figure assurde, come bidelli eroinomani che per combattere il crimine si spruzzavano in vena o nemici travestiti da cervo che al posto del classico mantello utilizzavano pelli scuoiate… non aggiungo altro.
Oggi continuo a disegnare ispirato da una forte vena demenziale e la caratterizzazione dei soggetti è sicuramente ciò che mi soddisfa di più. Tramite le loro espressioni cerco di comunicare il messaggio, penso che un volto possa racchiudere tutte le sensazioni e i sentimenti possibili. Il concetto tramite il soggetto, penso sia una buona relazione.

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10.Muri_Il-GuardianoParliamo di processo mentale e creativo, immagina di essere un insegnante per un giorno, da dove si parte quando viene commissionata un’opera? Dal foglio bianco e neutro, o il muro da preparare, alle vernici e gli smalti ad acqua: come ti organizzi e cosa consigli di fare?
Penso sia impossibile insegnare come dare vita a un opera. Ogni persona è differente e il processo che la può portare al raggiungimento dello scopo lo è altrettanto. Per me non c’è un canone da seguire; alle volte lascio che sia la mano a guidarmi, mi affido a lei e spero che nasca qualcosa di buono. Altre volte ho in mente quello che voglio rappresentare, si tratta quindi di collegare il corpo al cervello. Quando si parla di muri è la loro forma che mi ispira… lo spazio da riempire mi fa pensare a quale figura potrebbe essere valorizzata e all’impatto che potrebbe avere su chi la osserva.

Uomo-che-Piange

Esperanza

Esperanza

Ti va di raccontarci un po’ di più del quadro Esperanza? Rispetto a quello che si percepisce a prima vista, cosa ti ha spinto a dipingere un’opera così densa di significati e significanti?
L’opera era nata come murales per uno spazio pubblico. Si chiedeva di rappresentare quale cosa avremmo voluto portare in città (infrastrutture, servizi ecc.), ma per me la cosa più importante per il futuro era la speranza per le nuove generazioni. Ormai siamo costretti a confrontarci con gli spettri del passato; sembra che non ci sia via di scampo per chi nasce al giorno d’oggi, ostacoli insormontabili dettati dagli errori di chi ci ha preceduto. Ho sognato un passato più maturo, che potesse “cullare” il futuro, non reprimerlo.
Da qui la scelta dell’elefante, un mammifero longevo, dotato di grande memoria e proverbialmente saggio; ho immaginato una sorta di passaggio di consegne tra il vecchio e il nuovo, come se l’elefante desse alla luce il neonato per fargli conoscere un mondo migliore fatto di speranza e non di paure.
Il murales ovviamente non è stato realizzato, grazie ai soliti problemi burocratici del nostro Bel Paese.
Mi chiedo se in futuro ci sarà davvero posto per la speranza.

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Death-of-a-RockstarNella creazione di alcune delle tue opere e nell’iconografia stessa ti ispiri alle composizioni classiche, reinterpretandole attraverso il tuo stile unico che potremmo definire una sorta di Manierismo contemporaneo. Penso ad esempio all’opera Death of a Rockstar, omaggio al Pontormo, e non solo. In molti dei tuoi quadri è spesso, e fortemente, presente l’elemento religioso. Cosa significa per te?
Io e la religione abbiamo un rapporto controverso. L’ho sempre vista come uno strumento di repressione dei popoli: dominare l’ignorante con la paura. Anche i concetti di amore che esprime mi restano difficili da comprendere, sembra ci sia sempre un secondo fine, niente di spontaneo.
Nonostante questo sento il bisogno di credere che ci sia qualcosa più grande di noi a dirigere le operazioni; chiamarlo Dio o destino per me non fa differenza, non penso a un’entità vera e propria, ma a una forza che scaturisce dall’uomo quando è posto di fronte a delle scelte o a delle difficoltà.
Sono un occidentale, per giunta italiano, quindi parlare di religione per me si trasforma inevitabilmente nel parlare della Chiesa Cattolica, ma il discorso diventerebbe lunghissimo e condito da innumerevoli bestemmie.
Mi limito a dire che il connubio tra Arte e Chiesa mi ha sempre attratto, specialmente la rappresentazione del male e di conseguenza dell’occulto e i suoi derivati. Vuoi mettere le varie rappresentazioni del povero “Diavolaccio” nella Storia?… Eccezionali!

Fat-Mama

Mi-muovo-selvaggioPittore e tatuatore, guardando le tue opere pittoriche si percepisce molto anche questo aspetto del tuo carattere. Immagino che del segno Bold&Solid tu abbia fatto una ragione di vita e di stile… Come sei quando tatui? Parlaci di questa esperienza lavorativa.
Quando tatuo cerco sempre di andare incontro alle esigenze del cliente. Quando progetto un tatuaggio, non disegno solamente quello che credo sia giusto, ma penso anche alla persona che lo porterà per il resto della vita, se si sposa col suo carattere e se potrà rappresentarlo. Ho un profondo rispetto per questo lavoro, penso che ti permetta di creare opere indelebili e fortemente comunicative, opere che se ne andranno con la morte di colui che le porta addosso… è un concetto meraviglioso!
Tatuo da pochi anni e ce ne vorranno moltissimi altri ancora per definirmi tatuatore a tutti gli effetti. Prima di essere un artista, il tatuatore è un artigiano, quindi le capacità e le qualità si ottengono solo con l’esperienza e il duro lavoro. Dato che mi sento uno di quelli a cui non è mai stato regalato niente, uno portato a “farsi il culo”, quello di intraprendere questa professione è un grande obbiettivo per me!

Come coniughi i lavori sul muro e quelli sulla pelle?
È nato un buon rapporto tra il muro e il tatuaggio, si influenzano a vicenda. Lo stile che utilizzo per entrambi è molto simile alle basi, cerco di comunicare sempre attraverso un certo tipo di immagini, ma varia in funzione della ricerca. Ogni pezzo ha la sua sua storia e che sia un muro o pelle, non vorrei mai riprodurre dei lavori seriali o scontati… mi piace cambiare!
Ormai il mio cervello si confonde quando deve progettare l’uno o l’altro. Capita che magari stia dipingendo su di un muro e pensi: «Devo stare attento con queste linee, magari la pelle invecchia e poi si attaccano.»
Quando dai vita a un tatuaggio, devi sempre pensare a mille regole da seguire, devi farti sempre delle domande. Soffermarmi di più sulle cose mi ha aiutato anche con la pittura e con la mia vita in generale.

Non-lo-fare-più

Domandati e risponditi.
Un tuo desiderio per il futuro?
Vorrei una vita di scelte mie, che non mi siano state imposte. Vorrei sbagliare e rendermene conto, andare avanti senza rimpianti o paure, guardare indietro e poter dire: «Ho fatto la cosa giusta!»

Hasta-la-vista3.Muri_Open-your-Mouth

7.Muri_Fat-Bonzo

WEB* www.leonardoborri.it
I ritratti di Leo sono stati scattati da Marco Annunziata appositamente per DATE*HUB

5.Muyri_Ghigno