CINEMA
*HER

by Reykjavik Boulevard

«Sono tua, ma sono anche non-tua»… contiene SPOILER!

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Uscito in questi giorni in Italia HER (“Lei”) è il nuovo film scritto e diretto da Spike Jonze, vincitore dell’Oscar per la “Miglior sceneggiatura originale” agli ultimi Academy Awards. I protagonisti di questo film visionario sono il talentuoso Joaquin Phoenix, la bravissima Amy Adams, l’astro nascente Rooney Mara e – soprattutto – la voce di Scarlett Johansson (doppiata in Italia da Micaela Ramazzotti) che interpreta un Sistema Operativo capace di imparare ed apprendere da solo: uno sviluppo a cui tutti i grandi impegnati nel settore delle tecnologie stanno puntando in un modo o l’altro.

La storia, solo all’apparenza, è piuttosto semplice: in un futuro non troppo remoto un uomo reduce da un matrimonio fallito (Theodore), si innamora del suo Sistema Operativo chiamato OS1 (Samantha).
Questo riassunto “in un tweet” non rende assolutamente giustizia ad un capolavoro che porta con sé ben altri spunti (cinematografici e filosofici) sui quali è interessante, e divertente, immergersi completamente – magari dopo una seconda visione – per interrogarsi su quali possano essere le potenzialità (e forse anche i pericoli) della corsa allo sviluppo tecnologico che ci sta interessando in questo particolare momento storico.

Irena Freitas

Irena Freitas

Abbiamo approfondito i vari livelli interpretativi del film in un’analisi filosofica – che potete trovare in QUESTO ARTICOLO su Reykjavik Boulevard – ma vogliamo aggiungere per i lettori di Date*Hub una classifica dei 10 dettagli più interessanti e curiosi della pellicola che, anche qualora non dovessero cambiare l’iniziale prospettiva sulla sua intricata e complessa sceneggiatura, avranno il potere di farvi apprezzare di più il lavoro che c’è dietro ad una produzione come questa.

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Niente paura, abbiamo segnalato eventuali spoiler così da non anticiparvi nulla in caso non abbiate ancora visto “Lei” al cinema!

10. I protagonisti: Joaquin Phoenix è fenomenale, ma in questo caso riesce addirittura a superarsi. La quasi totalità delle scene lo vede protagonista, la sua presenza non risulta mai ingombrante o scontata, e le sue espressioni rendono perfettamente l’idea di quello che sta provando mantenendo vivo l’interesse su quali siano le emozioni di Theodore per tutta la durata del film. Nella versione originale Scarlett Johansson rappresenta il vero valore aggiunto (non ce ne vogliano i distributori italiani ma siamo davvero contrari al doppiaggio per un film come questo): e pensare che la sua presenza nel film è stata una scelta di post-produzione, in quanto inizialmente la parte era stata affidata a Samantha Morton a cui però “mancava qualcosa” a detta del regista.

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Tony Rodriguez – Jamie Roberts

9. Le location: la storia si sviluppa in una Los Angeles del futuro che somiglia molto ad una moderna megalopoli orientale: il film di fatto è stato girato in gran parte a Shanghai. Gli spostamenti del protagonista avvengono quasi esclusivamente con treno o metropolitana (il problema del traffico è un ricordo lontano?) e la fotografia valorizza al massimo tutto il girato, rendendo gli ambienti dei non-luoghi che emozionano e non distraggono.

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8. La colonna sonora: gli Arcade Fire hanno curato questo aspetto fondamentale del film, e il lavoro è stato davvero all’altezza delle aspettative. La musica accompagna perfettamente il girato, alcuni passaggi al pianoforte sono già un cult e lo score originale viene addirittura arricchito da un duetto ukulele e voce tra Joaquin Phoenix (non nuovo ad interpretazioni canore come accaduto per Johnny Cash nel film “Walk the line”) e Scarlett Johansson che sta facendo il giro del web.

7. Lo styling: rappresentare il modo di vestire degli umani nel futuro ha quasi sempre voluto dire sperimentare materiali e design innovativi, per spingersi molto oltre alle mode attuali. In questo caso invece il lavoro del costumista è stato quello di creare una sorta di vintage futuristico nato dal mix di elementi appartenenti a diversi decenni del passato: maglie a righe o camicie a quadretti e pantaloni a vita alta dominano su tutto, le acconciature dei protagonisti sono molto semplici e perfino i baffetti di Theodore possono essere considerati una scelta di ricerca.

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Chris Skinner – Vero Navarro

6. La scrittura: Theodore lavora come scrittore in un’azienda che fornisce un servizio molto particolare. Sembra infatti che nel nostro immediato futuro potremmo perdere la capacità di scrivere, di comunicare le nostre emozioni verso qualcuno. Il protagonista quindi crea lettere (manoscritti realizzati con l’aiuto di un ennesimo software) e le invia per conto dei suoi clienti: è molto inquietante come pensiero, ma è un’ennesima conferma di quanto stia accadendo di fatto a molti di noi: quando è stata l’ultima volta che avete scritto una lettera a mano, scegliendone la carta e selezionando bene le parole, buttando giù senza paure quello che provate per qualcuno?

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Attenzione, SPOILER (da qui in poi trovate anticipazioni sul finale):
5. La psicologia: Theodore è una persona molto sensibile e anche molto insicura. Questa insicurezza si percepisce soprattutto nel colloquio con Catherine (Rooney Mara) durante la firma dei fogli del divorzio tra i due: scopriamo infatti come la loro storia sia durata finché – crescendo – hanno dovuto fare i conti con il fatto che un rapporto possa portare con sé inevitabilmente anche alcuni ostacoli, e se non si ha la forza di superarli insieme, può diventare insostenibile. L’amore che nascerà tra lui e Samantha sarà viziato dal non avere i classici problemi di un rapporto reale, almeno fino al momento in cui il protagonista realizzerà di dover condividere questo suo amore con molte più persone.

4. I cromatismi: in gran parte delle inquadrature – predominano i colori caldi sui toni dell’arancione, del giallo e del rosso. Il regista ha confessato di essersi ispirato al design degli interni della catena Jamba Juice. È come se tutto fosse filtrato in modo da regalare delle sensazioni di tepore che contrastano nettamente con la freddezza dei rapporti tra gli esseri umani: il mondo immaginato da Spike Jonze vede gli esseri umani sempre più isolati, capaci di osservare quello che accade solo tramite i loro dispositivi elettronici e non è un caso che Theodore si innamori di uno di loro. Solo sul finale, nel momento in cui la storia tra i due protagonisti finisce, i colori virano verso tonalità più fredde e si piomba quasi del tutto nel buio (anche se un filo di speranza è lasciato dal sorgere del sole di un nuovo giorno).

3. L’amore: ci sono moltissimi interrogativi sull’amore tra esseri umani e le possibili relazioni virtuali in questo film. Sarà capitato a più persone di ritrovarsi in alcune dinamiche tra Theodore e Samantha che, pur non essendo fisicamente presente, sviluppa ben presto le complessità di un vero essere umano: in certi momenti, ci si dimentica del fatto che lei sia “solo” un sistema operativo e si ha come la sensazione che potrebbe benissimo trattarsi di una relazione a distanza quella che coinvolge i due innamorati. Più di ogni altra cosa si punta anche alla condizione di continuo mutamento che caratterizza gli uomini, trasferita sui software: non siamo mai uguali a quello che eravamo pochi istanti fa, e questo aspetto trasferito su un computer iper intelligente porta ben presto il rapporto tra i protagonisti ad una svolta. Non succede ugualmente, seppur con altre tempistiche, nelle nostre comuni relazioni?

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Quickhoney

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2. Le citazioni “nerd”: il simbolo degli OS1 è quello dell’infinito a cui è stato aggiunta un’ulteriore spirale, come a intendere che ci sia qualcosa “oltre”. Samantha verso il finire della storia spiega a Theodore: “Sono tua, ma sono anche non-tua”, un chiaro riferimento al sistema binario da cui prende vita. Il nome Samantha era anche il nome della prima impostazione text-to-speech su Macintosh e oggi, se si chiede a Siri (su iPhone con installato iOS-7 in lingua inglese) “Are you Samantha?” avremo una risposta chiaramente legata a questo film! Provare per credere.

1. La meditazione trascendentale: possono dei sistemi operativi “intelligenti” arrivare dove l’uomo non arriva? Lo sviluppo delle tecnologie e la loro possibilità di comunicare può farli arrivare a superare l’essere umano fino ad una sorta di nirvana che si spinga “oltre la materia” verso stati di coscienza dove tutto è infinito? L’introduzione delle teorie del filosofo Alan Watts nel film sembrano portare verso questo possibile sviluppo, ed è questo a cui gli OS una volta entrati in contatto tra loro mirano: credete che si sia andati troppo oltre? A giudicare da quello che gli studiosi di tutto il mondo stanno affrontando già da adesso non si direbbe: la IBM ha investito milioni di dollari per creare un supercomputer chiamato “Watson” basato sulla cognitive technology e l’Università di Oxford in Inghilterra ha creato un Istituto sul Futuro dell’Umanità per investigare sui possibili scenari che ci attendono.

Che ne pensate?

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