FUMETTO
*GUD

by Rossana Calbi

Gud Vibrations

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Dietro il profilo del nasone di GUD si nasconde Daniele Bonomo, sorridente e socievole molto lontano dallo stereotipo del fumettista un po’ “nerd” che immaginiamo chiuso di fronte ai suoi fogli e al suo mondo sovrastato da ballon. GUD è anche un insegnante presso la Scuola Internazionale Comics di Roma, questo gli dà quella forza comunicativa diretta e gli permette di avere un rapporto diretto e facile con il pubblico. Così sul palcoscenico dell’HulaHoop, GUD ha fatto spettacolo con le sue tele bianche che raccontano i personaggi protagonisti delle sue graphic novel edite da Tunué. AI FIL GUD è una mostra che nasce per divertimento, un enorme refuso che gioca con un nome d’arte che è a sua volta la storpiatura inglesizzata del cognome del fumettista romano. L’idea della sua prima mostra era raccontare come il fumetto si possa slegare dalla carta pur continuando a raccontare una storia, e GUD lo ha fatto senza mai prendersi sul serio. Questo è il suo approccio costante, lo fa nel suo ultimo albo Tutti possono fare fumetti e lo fa anche mentre il figlio corre sul palcoscenico dell’HulaHoop, che ospita la sua mostra fino all’11 febbraio.

In occasione dell’opening, 18 gennaio, Daniela Odri Mazza, fumettista, blogger, e anche sua ex allieva, lo ha intervistato scandagliando tutto il suo mondo in bianco e nero, scoprendo un fumettista semplice che gioca con uno dei programmi più visti in questo momento in Italia e con un approccio diretto riesce a comunicare anche temi più profondi e a disegnare le parole di Dacia Maraini ne La notte dei giocattoli.

Dietro quel nasone c’è la capacità di riuscire a far sorridere il lettore, la pazienza di osservare per poi raccontare ciò che solo se raccontato ci fa sorridere.

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AI FIL GUD è la tua prima mostra. È raro che un fumettista si esprima in questo modo, è stato difficile narrare senza raccontare una storia?
È stato difficilissimo e, alla fine, l’obiettivo di avere in mostra dei lavori senza una narrazione non è stato propriamente centrato. Le trenta tele realizzate per l’occasione contengono comunque una storia, che ripercorre attraverso il ballo dei miei personaggi, la mia carriera da fumettista.

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Hai una collaborazione duratura con la casa editrice Tunué, dalla saggistica alle graphic novels, cosa vuol dire sviluppare i propri progetti con una casa editrice indipendente?
Piena libertà creativa da una parte e massima condivisione degli sforzi per i progetti comuni, nell’ambito di un rapporto che va oltre la fiducia e rasenta quasi la pazzia.

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Il tuo ultimo volume: Tutti possono fare fumetti racconta la vita del fumettista in modo ironico e divertente, ma con una vena di sarcasmo, anche se fosse vero che “tutti possono fare fumetto” tu consigli veramente di intraprendere questa strada?
L’idea alla base del libro-manuale Tutti possono fare fumetti, è quella di far passare un messaggio, cioè quello che il fumetto è un mezzo di comunicazione che utilizza un linguaggio dalle potenzialità infinite e che, in fondo, fare fumetti non è una cosa così complessa come possa sembrare dal di fuori.

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C’è chi invia tweet mentre guarda MasterChef, tu fai le vignette sui cuochi maltrattati dai tre giudici, chi vincerà quest’anno?
La collaborazione con la redazione web di MasterChef mi sta portando molte soddisfazioni, non ultima quella di giocare con i giudici e i concorrenti nelle mie vignette. Mi chiedi chi vincerà… Proprio non saprei.

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