FUMETTO
*SPLATTER

by Paolo Di Orazio

Il fumetto che visse due volte

presentazione

Il gruppo Splatter

Nessuno sapeva cose volesse il pubblico edicoliano nel luglio del 1989. 

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Cover storiche di Splatter

Mestieri come l’account, il problem solver, il broker, il counselor o il network marketer non andavano di moda, non c’erano la mail e l’hair stylishing, il phishing – al limite il fistfucking, e un iPhone non si era visto nemmeno sull’episodio più olografico di Star Trek. Di virtuale, come concetto, conoscevo solo un certo tipo di ombra, così definita dalla geometria descrittiva (talmente poco descrittiva che si capisce da sola – sennò non sarebbe virtuale). Quindi nessuno poteva chiamare Google e desumere da risse telematiche tra tecnopapi gestapo del fumetto, a sputi di uranio impoverito, ringhi serbocroati e capocciate cyberspaziali per decidere cosa è merdàme (di solito, il lavoro degli altri) e cosa è il prodottàme vincente in un mercato in cui tutto invece perde.

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Certo, Dylan Dog aveva creato una vibrazione di massa sull’horror da edicola, superando forse in eco giganti come «Horror» della Sansoni, «Il Corriere della Paura» e «Dracula» della Corno, magazine formato A4 coi racconti brevi più belli della storia del fumetto nero italiano, con un mix di stili naif e psichedelici (vedi l’inconfondibile Max Capa), in gara con l’epico pop americano, ancora inimitabile, dei ’70, figlissimo dei racconti brevi di Lovecraft e Maupassant e vicino di casa della Guerra nel Vietnam dove molti fratelli sono morti con la faccia nel fango e altri tra le fauci delle creature più spettacolari della storia dell’ingegno umano (ma dopo Watchman, tutto è diventato una infinita rottura di coglioni).

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Merchandising e gadget del nuovo Splatter

Ma la proposta comic-book di «Splatter» n.1, luglio 1989 (34 paginette in bianco e nero), più anoressica di come potevamo ricordarci L’Uomo Ragno di quasi vent’anni prima (non l’oribbile brossurato con la collaccia della Star Comics, ma quello spillato della Corno) era una vera scommessa pulp tendente al pop/no-pop. La scommessa fu vinta con un successo di 30puntomila copie di venduto (fino allo scoppio della Guerra nel Golfo e il gladio morale e moanale da un gobbo di notre letame che condannò la rivista per istigazione a delinquere nel 1990), animato da una filiera di autori esordienti e caporalmaggiori di alto calibro come Attilio Micheluzzi, Giancarlo Alessandrini, Silver, Abuli & Bernet, Sicomoro, Trigo. Quando racconto di «Splatter» parlo di me come pietra angolare, in funzione del forumismo cataceo che animavo nella rivista, rispondendo alle lettere dei lettori, ispirando alcune delle storie, e mettendo carbone umano nell’altoforno di un affetto e di un successo da ultimo cult della primavera dell’horror italiano.

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Al culmine dell’amplesso tra gloria e onori, ci fu la tempesta di sabbia, e io mi sono ritrovato improvvisamente nudo su un palco, senza più horror addosso, e per scaldarmi ho dovuto iniziare a picchiare una batteria anziché rifugiarmi a Craven Road, come fecero tutti gli autori di buona volontà. Pagai la tossicomania da vanità da rocker con l’espulsione dalla paraolimpiade del fumetto dopo aver segnato il costume della nazione coi bambini assassini.

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Cover dei primi due numeri del nuovo Splatter

Oggi «Splatter» rinasce, insanguinato da scrittori e disegnatori che all’epoca erano piccoli fans, rinasce con un intento no-tavanata che lo avrebbe reso una terapia riabilitativa junghiana per vecchi in menopausa, dopandolo invece di segni nuovissimi, e stili sporchi, umoristici, alternativi e forse-forse underground. La direzione ci porta verso un contenitore differenziato, che può lasciare delusi certuni troppo legati al passato, è inevitabile: tutto si evolve o si involve. Oggi, la massa di autori coinvolti vede firme che hanno dato l’assalto all’operazione (targata Esh – Elm Street House – che ho fondato con Paolo Altibrandi, distribuzione indipendente rete-lettori-fumetterie con spedizione al negoziante a nostro carico), a iniezione capillare, quasi porta a porta, anzi, tomba a tomba rievocando quel sodalizio di un tempo, tra il labirinto impervio dei “mi piace” dove gli amatori assetati di carne e dolore guadano il sangue amorfo dei social con gli stivali di gomma fino alla gola, verso l’ardua sorgente, per sfogliare incubi che nessuno pubblicherebbe (e pagherebbe).

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Antologia di Splatter edita da Rizzoli Lizard

I miei apostoli: Alessandro Bilotta, Adriano Barone, Cristiana Astori, Sergio Ponchione, Onofrio Catacchio. E addirittura il manga di Yoshiko Watanabe e il total-cartoon di Bruno Cannucciari sono solo alcuni dei pugni grafici che hanno reso questa resurrezione quasi più un «Linus» dell’orrore, col rischio di non essere capiti dai bimbiminkia, ma con la consapevolezza di restituire una rivista che puzza di passione. Ce la faremo a morire una seconda volta come Rasputin? Tutto è probabile.

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Il gruppo Splatter a Lucca 2013

Questo è il nuovo horror.

WEB* splatter-comics.it