EXHIBITION
*LUISA MONTALTO

by Rossana Calbi

This Is My Favorite Day

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Le lenti degli occhiali fuori misura per il volto minuto non nascondono la vivacità di uno sguardo vivace, fresco e anche un po’ arrabbiato di una ragazzina di quarant’anni. Luisa Montalto palesa la sua età con naturalezza e non si rende conto dello stupore che lascia: tutto in lei è fulgido, squillante come i colori delle sue nuove tele in mostra presso l’Hangar Tattoo Studio & Art Gallery di Roma dal 15 febbraio al 19 marzo 2014.

La voce di quest’artista è acuta e piena di carisma, senza la rassegnazione che caratterizza la maggior parte degli artisti italiani, Luisa Montalto è vigorosamente forte come i colori che usa ma la sua forza è nella capacità di descrivere l’interruzione di una delicatezza abusata.

Luisa Montalto sceglie un giorno per trasformarlo e in This Is My Favorite Day trova uno spazio e un tempo per rinascere forte e splendente. Saranno piccoli fenici mascherate da passerotti quelle che l’artista, cagliaritana romana di adozione, incastra nelle sue piccole cornici argentee?

Luisa Montalto non maschera né urla forza per questo riesce a esprimere una bellezza sincera sulle sue tele e dietro quei grandi occhiali.

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Ospite di una galleria e studio di tatuaggio, un luogo che incarna il sincretismo dell’underground romano esploso con il web. Si può ancora crescere mescolando le espressioni culturali e artistiche?
Mescolare è il mio unico modo di crescere, da sempre, autodidatta, ho appreso e cercato ispirazione da più parti. Amo l’underground! Tutto! Per me è una madre, genitrice, nel senso di creativo e ispirante, sempre e ancora. Non posso scegliere una forma d’arte, amo il fumetto, il tatuaggio, l’illustrazione, l’arte tutta. Soprattutto se Indipendente. Non si può amare il tatuaggio e non amare l’arte, meglio ancora se giapponese o pop. Io da ultrapop e japan-ispired non potevo che trovarmi in perfetta sintonia con questo contesto.

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Sei illustratrice per Mondadori e Penguin Book USA. Che differenza c’è tra l’illustrazione e le altre arti? E come un’illustratrice approccia alla tela o ad altri supporti differenti dalla carta?
Universalmente parlando, secondo me, il processo creativo dietro la creazione di un’illustrazione, non è differente da quello dietro la creazione di una tela. Unica differenza, non sempre grande, è nella tecnica usata.
Il mio caso è differente. Ho iniziato a dipingere ormai da tredici anni (aiutooooo!) ad acrilico, in quel periodo realizzavo fumetti, quasi sempre autobiografici. Ho iniziato quindi, trasponendo un mio autoritratto e dipingendo come se la tela fosse un grande foglio di carta e volessi realizzare una bella vignetta. Dopo qualche anno, anche attraverso un lungo periodo di raffigurazione di geishe (in quel periodo militavo in un collettivo femminista e avevo deciso di prendere un simbolo come la geisha ed emanciparlo), ho compreso che avevo bisogno di disegnare e creare immagini auto sussistenti. Mi sono sperimentata nell’Illustrazione. Nuove tecniche, evoluzione di stile, nuovi stimoli, fino a farlo diventare il mio lavoro.
Dopo molti anni da Illustratrice, con una produzione pittorica piuttosto lenta, ho ripreso in mano i pennelli, e ho iniziato a studiare (ormai da cinque anni) la tecnica a olio.
Ora sento di aver finalmente capito il vero potenziale della pittura, l’infinità di possibilità attraverso l’approfondimento e lo studio. Il mio stile si è nuovamente trasformato (pur restando fedele a se stesso) e dopo diverse mostre ora mi ritrovo a cercare nell’olio e nelle tele di questa mostra la freschezza e l’immediatezza delle mie prime.
Un lavoro entusiasmante che spero si percepisca e comprenda anche dall’esterno.

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La matita delle donne quanto è considerata dall’editoria italiana?
L’editoria Italiana è in crisi tutta, quindi è difficile non pensare a un abbandono trasversale, che prescinde dal genere. Detto ciò però, ammetto di aver percepito spesso una certa discriminazione e pregiudizio che, salvo rari casi, tende a relegare le Illustratrici nel ruolo di disegnatrici per l’infanzia e l’adolescenza o nell’educazione.

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Sei stata curatrice per diversi anni della galleria romana Mondo Bizzarro: quali sono gli artisti che ti hanno divertito e fatto crescere anche come artista?
Sicuramente tutte le artiste giapponesi: Yoko d’Holbachie, Junko Mizuno, Yuka Yamaguchi, Yoko Tanaka e Makiko Sugawa. Tra gli altri: Gabriels (Paolo Gabrieli N.d.R) perché visionario, libero, incantato, che ringrazierò per sempre per le lunghe e bellissime chiacchiere e confronti, per l’umiltà e la devozione all’arte.

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WEB* luisamontalto.comluisamontaltoart.tumblr.comhangartattoogallery.wordpress.com