ILLUSTRAZIONE
*DAVIDE MANCINI

by Siriana F. Valenti

«Sono perennemente insoddisfatto: creo, distruggo, ricreo…»

1-DavideManciniCerto non deve essere facile averci a che fare tutti i giorni con mostri dalle proporzioni tentacolari come il Kraken, Cerberi bavosi il cui richiamo ancestrale risuona senza eco da profondità mefistofeliche e Raven a tre occhi che promettono visionarie letture del futuro, ma Davide Mancini, in arte Dartworks, da otto anni a questa parte, a suon di matite carbonizzate e inchiostro sanguinante, ha deciso che questo era il modo migliore per esorcizzare i suoi demoni.

Davide nasce 28 anni fa a Sulmona, da sempre appassionato di disegno, dopo aver abbondantemente esplorato durante l’infanzia il mondo delle Tartarughe Ninja, da adulto decide di dedicarsi anima e core alle illustrazioni di T-shirt, booklet e poster per svariati gruppi musicali, immergendosi attraverso il segno in mondi ultra scomodi popolati da creature inquiete e minacciose.

L’immaginifico che scaturisce dalla sua mente e che di solito trova spazio sul foglio bianco entra prepotentemente anche nei testi delle canzoni che scrive per il suo gruppo metalcore, i Remains in a View, a cui dà voce urlante; liriche dal peso specifico di una granata, come l’ultima Crossing the Line, un invito ad andare sempre avanti e a superare i propri limiti.

Con lui ho chiacchierato un giovedì mattina e neanche a farlo apposta il cielo nero colava petrolio e fuori infuriava la fine del mondo.

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19.davidemanciniTecnica: come ti fondi con il foglio?
Tutto inizia nella mia testa con una intuizione dai contorni sfocati, che appunto approssimativamente nel mio fido moleskine, la spugna delle mie idee. Successivamente un foglio bianco da ufficio e una matita a mine morbide mi aiutano a sbrogliare la matassa dell’idea originaria e a materializzarla meglio. È raro che l’idea di partenza arrivi sul foglio come era stata pensata in origine, infatti durante questo processo a volte mi capita di venire investito da una tempesta di ulteriori spunti, che vanno ad aggiungersi all’idea originale, modificandola e a volte stravolgendola completamente. Senza dubbio è la fase più travagliata del lavoro, piena di trucioli di gomma, fogli di prove e mine che si riducono a un centimetro. Tutto questo perché in primis devo essere appagato io di quel che creo e poi, se lavoro su commissione, ci tengo a consegnare al cliente un prodotto valido e quanto più originale possibile. Non appena le matite mi soddisfano accendo la lightboard, tiro fuori kine, pennarelli e carta da 200gr, e inizio la terza fase del lavoro che per me è la più divertente. Essendo l’elemento che porta l’illustrazione ad emergere e a prender vita, la kina mi tiene letteralmente incollato al tavolo, perso nel foglio, desideroso di vedere la mia creatura evolversi. Anche se la tecnica che prediligo è il dot work, cerco sempre di combinarla il più possibile con altre più vicine all’incisione o rendere il tratto più fumettistico. A volte dipende dalle esigenze, ma di base non mi piace fossilizzarmi su una determinata tecnica. Per quanto mi piaccia il digitale, cerco sempre di mantenere un tocco “artigianale” di base nelle mie illustrazioni limitandomi ad usare il computer per scansionare e colorare.

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Ispirazione: riti pagani, Nel nome del Padre o Oṃ?
Mentre un vinile dei Beatles gira al contrario, canto un mantra a bocca chiusa, sacrificando imberbi coniglietti di cioccolata per l’invocazione di Belzeborg, noto demone cyber-lisergico dedito all’accensione della mia lampadina ispirativa. Spesso un disegno è il figlio bastardo di una lettura, di un film o di pensieri random influenzati da quello che mi succede nel corso della giornata.

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18.davidemanciniMusica: quanto prendi e quanto dai?
Da un paio di anni a questa parte lavoro su album artworks, t-shirt designs, loghi e tutto quello che riguarda l’immaginario di una band. Spesso mi faccio guidare da un testo, altre volte invece un suono o l’atmosfera generale del disco, mi danno l’input per inquadrare meglio il mood dell’illustrazione da tirare fuori, come è successo qualche mese fa, quando ho lavorato all’artwork del disco per la mia band, i Remains in a view.
Essendo, il disco, pervaso da un alone di malinconia e avendo trattato nei testi temi come sentimenti e condizioni umane, paragonandoli a una raccolta delle antiche elegie (da qui il titolo dell’album Elegies) , ho pensato alla parte visiva del disco come fosse un ibrido tra un polveroso diario d’epoca e un antico libro di favole, decorato da uno stile di disegno per il quale mi sono ispirato a illustrazioni in bianco e nero contenute nei libri ottocenteschi. È stato uno stimolante scambio reciproco tra il disegno e la musica, che posso dire sia il combustibile delle mie giornate. Compro vagonate di album, t-shirts di gruppi e biglietti di concerti e difficilmente mi metto sul foglio senza aver schiacciato prima play sullo stereo. Oltre al suono, sono sempre stato interessato all’immaginario e l’iconografia che si portano dietro determinati generi musicali. Mi piace osservare copertine, informarmi sui loro autori, sfogliare e leggere i booklet. Se come me avete questa fissa, vi consiglio il libro Metal e hardcore graphics, uscito l’anno scorso, dove sono presenti tanti professionisti del settore e parecchie chicche. Per me l’artwork di un disco è un chiarificatore di intenti, la rappresentazione della musica in esso contenuta. Insomma, un ottimo album, accompagnato da un pessima cover sicuramente non gioverà alla band! Almeno io, dubito che da ragazzino avrei mai ascoltato un disco degli Iron Maiden se non avessi visto Eddie e la sua faccia incazzosa in copertina. Ahah!

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Minima Animalia: dove ti fai condurre dal tuo animale totemico?
Personalizzerei il mio animale, incrociando un aquila con una civetta. Mi farei artigliare da questo strano volatile per librarmi in aria silenziosamente, raggiungendo una visione più ampia delle cose, grazie a due occhi squarcia-buio in grado di vedere aldilà della normale apparenza delle cose e persone, ascoltando ogni suono sfuggente. Planerei a terra solo per riempire fogli su fogli di visioni sciamaniche.

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13.davidemanciniUn viaggio di sola andata a tua scelta: inferno, purgatorio, paradiso. Parlaci della gente e del posto.
Se davvero l’inferno è il luogo di tentazione e perdizione allora ci andrei a curiosare un po’. All’inizio mi ritroverei in una coda simile a quella delle poste a inizio mese, gente annodata in file dove non manca chi borbotta e impreca per lo scorrere lento del tempo e subito dopo contratterei con Caronte, che tra mazzette e pause caffè infinite si ricorderebbe di essere un trafficante di anime, che svogliatamente trasporterebbe su un’isola tropicale con il suo gommone. Entrando in una enorme e lussuosa villa bianca in stile coloniale con tanto di piscina, sarei accolto da una musica assordante per poi imbattermi in diavoli con sembianze simili ai nobili delle 100 giornate di Sodoma pasoliniane e donne stile Penthouse che ballano e se la spassano insieme ai “malcapitati e malcapitate” in tutti i modi possibili. Satana avrebbe la faccia di Jack Nicholson e lo troverei in un salone della casa simile a un harem, costantemente fatto e vestito come un santone, steso su un triclinio enorme, intento a fumare il suo inesauribile narghilè, che renderebbe reali le sue visioni, andando a saturare l’infinito spazio della casa. Dopotutto se l’inferno fosse un luogo estremamente moralista come quello descritto da Dante, il nostro pianeta non sarebbe già terra di zombies?

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9.davidemanciniHai mai sentito, durante il sonno, il richiamo di Cthulhu?
Si dice che si sogni ogni notte, ma tranne rarissime eccezioni, purtroppo, sono uno che appartiene alla cerchia di quelli che non si ricorda mai dove ha soggiornato nel continuum onirico della notte prima. Sarebbe più facile che i grandi antichi mi bisbigliassero all’orecchio quando ho gli occhi aperti, altrimenti credo desisterebbero dal loro intento! Essendo abruzzese però, sarebbe più caratteristica l’apparizione della Pandafeche: una creatura demoniaca, la cui visione è accompagnata da una sensazione di soffocamento quando si entra nello stato di apnea notturna, in semi-veglia. Il mal capitato viene ferito dalla creatura, senza riuscire a svegliarsi perché immobilizzato da una sorta di paralisi del sonno. La creatura di Lovecraft, qui in Abruzzo, troverebbe senz’altro chi gli ruberebbe il lavoro!

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Un giorno nell’Apocalisse di Davide Mancini.
Immagina una sveglia fantozziana in slowmotion, accompagnata da un caffè espresso che ti brucia le viscere facendoti riprendere il contatto con la realtà, per poi surfare il web e controllare la mail. Metto su un disco e nel frattempo mi faccio spazio sulla scrivania, che sembra un campo di battaglia e ci do dentro fino a ora di pranzo. Solitamente nel primo pomeriggio aggiorno il mio sito o la mia pagina per poi rimettermi all’opera e interrompere solo per fare un salto in palestra, uscire con gli amici o altri appuntamenti/impegni vari ed eventuali. Dopo cena mi rimetto a lavoro e quando non ho consegne imminenti che mi tengono sveglio fino a tardi, faccio un’altra pausa con un buon film e poi un libro. In tutto ciò non ci sono draghi a sette teste e agnelli a sette corna, Giovanni era un gran burlone!

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Sei nel bosco e ops… inciampi in Joffrey Baratheon. Non hai armi ma sei intenzionato, anche per fare un servizio alla collettività, a liberartene. Che ti inventi?
Sarebbe un piacere! Invocherei l’aquila-civetta di cui sopra e tramite i suoi occhi proietterei, dal nulla, una sedia delle streghe per legarcelo stretto. Quello è il trono che più gli si addice! La furia lì sarebbe solo mia, ahaha!

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WEB* www.dart-works.com

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