T-SHIRT
*GOZER VISIONS

by Siriana F. Valenti

La visione di Carmelo. Contiene spoiler.

gozer_ritrattoCarmelo Garraffo ha trentatré anni, vive a Milano quella che lui stesso definisce una città che a volte può essere «menosa». Dopo il Liceo Artistico e la Scuola di Fumetto, dirotta per un breve periodo su lavori molto lontani dal suo campo d’azione, per poi tornare, più o meno un anno fa, attivo nel design di magliette per varie band musicali con Gozer Visions un progetto che lo vede impegnato a realizzare, con la sua tecnica puntinata, loghi e copertine per gruppi prevalentemente Metal e Black Metal.
Fino a quel momento la colonna sonora che lo accompagnava durante i suoi disegni era prevalentemente Punk Rock e Indie, oggi mentre è impegnato a realizzare un teschio piuttosto che una civetta ascolta di buon grado anche i Downfall of Gaia, consigliandoceli caldamente.

Carmelo è agnostico ma neanche a farlo apposta si ritrova ogni giorno a indagare attraverso il segno e il simbolo su tematiche esoterico/religiose, è affascinato dai tarocchi ma preferisce non farsi condizionare da eventuali oracoli: «non si sa mai…». In un’intervista fatta tempo fa a Paolo Nardi di Straigh to Hell, tra le tante foto ci siamo resi conto di aver fatto molti scatti ad una particolare maglietta che riportava la scritta Boycott Love, ecco quella è solo una delle tante maglie il cui design è stato realizzato da Carmelo, così abbiamo deciso di intervistarlo.

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Parlaci di Gozer Visions, dalla prima maglietta realizzata all’ultimo progetto che stai curando.
Gozer Visions nasce ufficialmente nell’estate del 2011. Il progetto iniziale prevedeva la creazione di una serie di magliette secondo il mio gusto, qualcosa che io stesso avrei voluto indossare ma che faticavo a trovare in giro. Il progetto muta però all’inizio del 2012 quando bands, prevalentemente nell’ambito metal, hanno cominciato a scrivermi per farsi realizzare il merch. La prima fu la band Deathrite, con cui ho collaborato anche in seguito per la copertina dell’ ultimo album, che mi ha dato fiducia quando non avevo ancora fatto quasi nulla se non stampare una prima maglia di presentazione. Da lì in poi i lavori sono stati svariati, Hierophant, The Secret o Downfall of Gaia, con una maglia uscita anche sul sito di Metalblade, importante casa discografica che ha sotto contratto gente come Pantera o Cannibal Corpse, quindi una piccola soddisfazione personale, fino ad arrivare ad una collaborazione per il merch del sito CVLT Nation, un punto di riferimento nel settore metal e dintorni. Negli ultimi mesi ho lavorato con i ragazzi di Boycott Love, un brand appena nato in quel di Milano che consiglio di tenere d’occhio e al nuovo merch dei Reka, una giovane band sludge/metal di Mosca davvero molto interessante. Al momento sono al lavoro sul concept del primo album dei Mind Plague, band deathmetal tedesca a cui auguro il meglio. Ho appena finito un’illustrazione per un libro che dovrebbe uscire a breve, per una casa editrice francese, dove sono stati chiamati vari illustratori in giro per il mondo per omaggiare le origini del black-metal. Ognuno un’illustrazione di un mostro sacro del genere. Poi ci sarebbe anche una mostra/evento in quel di Milano per il nuovo anno ma è ancora tutto in fase di definizione quindi è ancora presto per poter dire qualcosa di preciso.
Per l’angolo dell’aneddoto potrei aggiungere che il nome prende spunto dal demone del film Ghostbusters. Sono un dannato figlio degli anni ’80 e questa cosa mi ha abbastanza segnato l’esistenza.

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Il teschio e le ossa sono elementi molto presenti nei tuoi lavori. Una volta in un’intervista, l’artista Gabriele Arruzzo, disse che al teschio non puoi mentire, che questo rappresenta una metafora perfetta della morte ma al contempo della vita stessa. Per te cosa rappresentano questi simboli?
Questi simboli per me sono banalmente la rappresentazione della morte che primo o poi, speriamo molto poi, tocca a tutti ed è innegabile come questo sia, per quanto mi riguarda, una forma morbosa, quasi ossessiva, come se continuando a disegnarla o a portarcela addosso si tenti di esorcizzarla o auto convincersi di controllarla, anche se in fondo non sarà mai così.

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Nelle tue magliette troviamo spesso rappresentati anche tanti animali, dai lupi ai polipi, dalle volpi alle falene… se credessi nella reincarnazione con quali zampe o polpastrelli cammineresti sulla terra?
Se dovessi reincarnarmi in un animale sicuramente sarebbe un gatto. Adoro i gatti e ogni volta che vedo il mio dormire da qualche parte, cosa che succede spesso, penso a che bella vita fa lui. Nessun pensiero per la testa e solo due bisogni. Dormire e mangiare. Ovviamente il tutto è legato a qualcuno che si prende cura di te ma saprei farmi voler bene.

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Per quale gruppo musicale non potresti fare a meno di realizzare una T-shirt?
Per quanto faccia il duro, lavorando prevalentemente con band brutte e cattive, sono dannatamente sentimentale e una delle band che mi porto dietro fin dalla giovane età sono i Get Up Kids. Ancora oggi li ascolto in auto cantando le loro disperazioni adolescenziali. A loro direi di sì immediatamente. Anche gratis. Se qualcuno li conosce gli faccia sapere che ho qui un sogno da realizzare.

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Sei un appassionato di cinema e serie TV, ok che «i remake non si fanno», ma se potessi scegliere chi ti piacerebbe affiancare in un film o in una serie? E in Breaking Bad se avessi la possibilità di riscrivere parte della sceneggiatura chi salveresti dalla morte?
Il problema dei remake moderni è che si tende a rifare capolavori intoccabili o film recenti realizzati in un Paese diverso dagli Stati Uniti, uccidendo così l’identità culturale di un film straniero trasformandolo in uno stereotipato prodotto commerciale hollywoodiano. Cosa che denota, secondo me, una certa arroganza ed un appiattimento di pensiero da parte dei grandi studios americani. Detto questo, se proprio devo fare una scelta, tanto vale puntare in alto e optare per un regista americano davvero anticonformista come John Carpenter, il quale ha girato sia un remake (Il Villaggio dei Dannati) sia un remake/reboot/sequel di un suo stesso film (Fuga da Los Angeles). Credo che approverei qualsiasi sua scelta. Su Breaking Bad c’è poco da dire, per me è un capolavoro di sceneggiatura che funziona con la precisione di un orologio svizzero, degna dei migliori drammi shakespeariani; cambiare qualcosa sarebbe difficile se non impossibile. Ecco, magari non avrei ucciso Andrea, l’ex di Jesse Pinkman. Io adoro Jesse Pinkman.

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In caso di Apocalisse, zombie o più probabilmente in stile The Road, cosa porteresti via con te, con quale arma ti difenderesti e dove cercheresti di scappare.
Romero ci insegna che se stai fermo in un solo posto sono cazzi. Cosa che dovrebbero imparare anche nella serie The Walking Dead, che oltre agli zombie lì mi uccide anche la noia! Ma tornando al punto del continuare a muoversi, cosa che succede anche in The Road che citi, credo che io andrei verso le montagne, che dovrebbero essere più isolate e quindi più sicure. Meno gente morta. Con me porterei il gatto, se non è diventato zombie nel frattempo, e qualche film, sperando che la corrente ci sia ancora, altrimenti sai che palle. Come arma una pistola anche se a pensarci bene una spada o un machete sarebbero più pratici e duraturi, se ti finiscono i proiettili son problemi.

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Dio c’è o non c’è?
Ho una visione tutta mia sulla questione. Secondo me Dio non c’è ma se ci fosse non sarebbe poi così male. Su questo sono molto agnostico. Diciamo che confido sull’effetto sorpresa.

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“Pape Satàn, pape Satàn aleppe”, quali demoni silenti popolano la tua testa?
Hai usato la parola giusta. Silente. Sono fondamentalmente uno che si fa i fatti suoi, che tende a stare zitto e farsi mille viaggi e ragionamenti dentro la propria testa, in solitaria, facendosi prendere male dalla vita ma divertendosi anche nel farlo. Il mio demone è una figura strana, che difficilmente vedrai arrabbiata, ma che a un certo punto se gli pigliano i cinque minuti sono cazzi. O almeno credo. Forse neanche io riesco a capirlo fino in fondo ma in un modo o nell’altro ci convivo da più di trent’anni. Speriamo in una convivenza serena per il futuro. Che Dio, o chi per esso, me la mandi buona.

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