TAROCCHI
*DAVIDE RAGONA

by Redazione DATE*HUB

«Sporca ciò che ami, per generare il sacro.»

Davide Ragona è da molti anni motion designer ma ha una passione smodata per i tarocchi e come biasimarlo? Anche noi siamo appassionati di questa antica arte divinatoria che ci aiuta a capire meglio gli strani accadimenti che la vita, volenti o nolenti, pone sul nostro cammino.

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A Davide piacciono anche le favole e da quattro anni a questa parte ha deciso, con il supporto di una particolare tecnica, di iniziare a scriverle e neanche a farlo apposta… anche a noi piacciono le favole!
Per questo motivo abbiamo deciso di presentare il progetto: centvingtetun che consiste, previo una domanda da parte di persone di volta in volta diverse, nel sviluppare una fiaba/risposta risultato di un tiraggio di tre carte degli Arcani Maggiori.

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Noi di date-hub non potevamo tirarci indietro e abbiamo chiesto a Davide di sviluppare una favola personalizzata, ponendogli la seguente domanda:

Oltre agli argomenti trattati, quali tematiche potremmo integrare sul sito?

La fiaba che segue è il risultato del nostro nostro tiraggio, 6152, ovvero: Lamoreux, Le Diable e La Papesse.

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AMATO VITUPERATO
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Amato era amato dal giorno in cui era nato.
Amato era appropriato, conforme, ben curato.
Tenuto presente.
Amato forse però… non aveva capito niente?
Che forse se fai di buon veleno tua cura, rischi poi di passare indenne dalla lordura.

Ma a me del buon veleno poco importa, in quanto diavolo amo di più quello cattivo. Quello che neanche ti fa girar la testa che sei già steso a terra. Niente che avesse alcunché da spartire con sciocchi intrugli o che si proponesse di avere a che fare con denti di serpente. No! Se pensate a questo siete già fuori strada. Il veleno che gli volli propinare fu più misericordioso di una ghigliottina. Più spietato di un’unghia che fatica a ricrescere.
Gli regalai un libro strano. Incomprensibile.

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Amato se ne andava tranquillo per le vie del paese.
– Buongiorno Amato!
– Buongiorno a voi fornaio, fabbro, cuoco, dama bellissima, parroco, santino e madonnina all’incrocio del viale.
Io invece entravo nella sua stanza. Glielo appoggiai lì, sul letto fatto da poco.
Certo, avrei potuto architettare qualcosa di più teatrale, magari travestirmi da vecchia signora, magari stuzzicarlo con la bellezza e la grazia.

Ma a me che me ne importa? Sono un diavolo.

L’effetto così fu ancor più esilarante. Vederlo rientrare quella sera e trovare il libro come se niente fosse, dopo essere stato unto tutto il santo giorno, mi bastò di già.

Amato strinse il volume. Si guardò intorno e non capì bene.
Qualcuno gli aveva lasciato quel libro rilegato di fresco, senza neanche aver l’onore di farsi ringraziare?
Strana gente quella che gli stava intorno. Ma del resto, tutti gli volevan bene e per un bel regalo c’era sempre posto.
Quello che ora aveva tra le mani era un libro strano davvero. La copertina era rilegata di sghimbescio, più larga davanti che dietro, alta così di qua ma bassa colà di là. Pagine tutte scritte differenti, che sembrava quasi che le avessero messe a caso. E poi per ogni pagina c’era fin troppo da raccontare. Tutto un miscuglio di concetti, che a onor del vero furono per lui quasi ipnotici.

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Amato tra quelli ci si perse. Tanto era sregolato quel volume, che ora dopo ora gli infiammò il cuore. Tutti quei miscugli gli pareva lo chiamassero per nome. Era un libro fatto di discorsi non sentiti. Un libro che conteneva brandelli di conversazioni a cui lui non aveva mai partecipato. Troppo amato per venire a contatto con il non necessario.

Tra le pagine c’era un pezzo di fornaio, un pezzo di fabbro, il coltello del cuoco che aveva perso il filo, le mutande sporche della dama, del parroco e la carta straccia del santino.
La crepa che sbeccava la base della madonnina.
Amato era stato avvelenato. Avvelenato da tutti quei pensieri sconclusionati che fino a quel giorno gli erano stati negati dall’insensato troppo bene.

Così il giorno dopo, se ne andò a chiedere di poter avere anche lui qualche schiaffo, qualche risata di sberleffo che gli potesse graffiare finalmente il cuore.
– Datemi i rimasugli dei vostri pensieri. Lasciate che io possa non capire più niente.

L’uomo voleva adesso ciò che non aveva avuto prima.

Così Amato fu finalmente vituperato, irriso e smozzicato. Che bello che era il mondo che non vedeva. Le pagine che non conosceva. I pensieri strani che la gente fa a caso, quelli poco importanti, privi di lacci che li tengano assieme.
Prendi una pagina almeno una volta al mese, una pagina che non capisci neanche come sia scritta o chi l’abbia scritta. Dammi quello che non voglio sentire perché non riesco a comprendere. Sospendi il senso per qualche momento. Sporcati con i discorsi di chi non conosci. Godi Amato del veleno cattivo.

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Spaventati per bruciare meglio. 

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